PdL | Manfredi Pomar

Alfano, dal contratto con gli italiani a quello con l’ABI

Negli ultimi giorni Angelino Alfano, erede designato al trono del PdL, si è speso tanto in una campagna che sarebbe riduttivo definire populistica e demagogica. L’ex ministro della Giustizia, dopo aver avvertito l’ABI che il PdL «è a fianco delle banche se le banche sono a fianco del popolo», ha tenuto a farci sapere che si metterà a capo di un’iniziativa europea per la modifica dei parametri di Basilea III – alla Bank for International Settlements già tremano…

Movimento dei Forconi, indignados di Sicilia

Per emulare poi le gesta “paterne” – chi ha dimenticato il sempre disatteso “contratto con gli italiani” di Berlusconi? – il futuro candidato Premier ha colto l’occasione per farci conoscere il contenuto del suo “contratto con l’ABI”, un elenco di cinque punti che testimonia l’ingenuità e la miopia del povero Angelino. Dopo il Cavaliere, ecco un altro che sembra capire poco, molto poco dello scenario in cui è costretto a muoversi.

Riporto i cinque punti proposti da Alfano corredati da alcune annotazioni personali.

  1. I soldi erogati, a tasso agevolato, dalla Bce alle banche italiane, siano utilizzati per favorire le famiglie, i cittadini e le imprese. Idea nobile, a chi non piacerebbe che nel pieno di una stretta al credito le cose andassero così? Ad Alfano però basterebbe leggere i dati di Bankitalia per scoprire quanto già sottolineato su queste pagine, cioè che dalla fine di dicembre le banche italiane sono attive in una campagna a sostegno delle obbligazioni bancarie e dei titoli di Stato italiani – ecco perché lo spread scende nonostante un’azione di governo limitata in realtà. Inoltre, sempre con quei soldi, le banche dovrebbero irrobustire la propria base patrimoniale e ristrutturare eventuali passivi. Queste sono le priorità che hanno spinto la BCE all’erogazione; difficile che il grosso venga utilizzato per altre ragioni, anche se forse, come già anticipato, le cose miglioreranno dopo la tranche di liquidità di fine febbraio. In ogni caso è bene precisare che in Italia non c’è solo un problema di offerta: da tempo infatti si registra un calo della domanda di prestiti, la questione quindi è più complessa di ciò che si crede comunemente.
  2. Irrevocabilità di tutti i mutui, i prestiti ed i finanziamenti erogati ai cittadini, alle famiglie e alle imprese, tranne che nei casi di fallimento. A mio avviso la proposta più demagogica della lista di Alfano. L’Italia, di tutta l’Europa Unita, ha forse il sistema bancario con la maggiore avversione al rischio. Immaginate quante possibilità di attuazione ha una proposta che, di punto in bianco, addosserebbe alle banche enormi rischi e responsabilità. Ma soprattutto immaginate l’effetto dell’introduzione di un simile provvedimento: credete che a quel punto le banche italiane sarebbero più propense a concedere mutui e prestiti o avverrebbe l’esatto contrario? Con ogni probabilità le concessioni verrebbero fatte sempre più col contagocce, nel timore di andare incontro a grossi rischi senza più avere alcun potere decisionale in merito.
  3. Una moratoria per le rate del mutuo non pagate negli ultimi 18 mesi, con il ricalcolo e l’adeguamento del piano di ammortamento alle attuali capacità economiche dei debitori. Un tempo scrivevo che l’Italia è il Paese in cui si crede di poter risolvere ogni problema per modifica costituzionale. Oggi rivedo questa mia vecchia definizione: l’Italia è il Paese dove, se non si considera l’opzione della modifica costituzionale, si pensa allora di poter risolvere ogni problema con una moratoria. Giusto per ricordarne una di quando Alfano era ancora Ministro, mi torna in mente quella per le PMI voluta da Tremonti per far fronte alla crisi. Ora il punto è che procrastinando non si risolve nessun problema, lo si rimanda. E quando il problema si ripresenta più tardi può capitare che il quadro presenti condizioni ancora più preoccupanti…
  4. Che sia mantenuto il livello occupazionale del comparto bancario, cioè evitare licenziamenti. Commentare questo punto mi obbligherebbe a impopolari parentesi a proposito di produttività, esuberi, riorganizzazione del sistema bancario, tutele dei lavoratori in Italia e via dicendo. Tutte questioni che richiedono lunghi approfondimenti che per quieto vivere evito di trattare in questo spazio. Mi limiterò a scrivere che qui, per acume, il politico brilla come certi sindacalisti italiani.
  5. Che le banche accettino delle forme di controllo sugli adempimenti di quanto proposto. Per tutte queste (e molte altre) ragioni è difficile che l’ABI possa dar seguito alle richieste di Alfano. Ma se anche fosse, gli adempimenti delle proposte – dall’uso dei soldi della BCE, fino ai dati sul livello occupazionale del comparto bancario – sarebbero verificabili senza particolari forme di controllo aggiuntive. Probabilmente con quest’ultima proposta Alfano punta a conquistare le simpatie di chi, genericamente, chiede più trasparenza. O forse si vuole mettere la classe politica in condizione di esercitare una maggiore pressione sul sistema bancario in modo da poter imporre più facilmente le proprie priorità di fronte all’opinione pubblica, indipendentemente da quelle che sono invece le priorità e i bisogni del settore. In ogni caso al controllo ci pensa già Bankitalia e non mi pare che finora abbia svolto male la sua funzione.

Per evitare fraintendimenti preciso subito che con questo post non intendo fare la difesa a spada tratta dell’intero sistema bancario italiano né mettere in croce chi si augura che dalle banche possano arrivare segnali di cambiamento importanti. La questione per come la vedo io è un’altra: un candidato Premier che volesse esser preso sul serio dal suo interlocutore (e dagli elettori) dovrebbe quantomeno sforzarsi di avanzare proposte ragionevoli, fattibili. Il rischio che si corre, altrimenti, è quello di passare per un Lannutti qualsiasi.



Patrimoniali e prelievi forzosi risolvono nulla

02 novembre 2011 0 Commenti / Comments »

Il Corriere riferisce: Berlusconi ha spiegato alla Merkel che farà «quanto è necessario per difendere fino in fondo la credibilità dell’Italia». Peccato che per riuscire nell’impresa il Premier riesca solo a pensare a una riedizione delle misure draconiane adottate da Amato nel ‘92: patrimoniale e prelievo su conti correnti e depositi bancari.

Quello che mi chiedo io è come si possa credere di restituire credibilità all’Italia con misure che non risolvono nessun problema strutturale ma servono solo a spostare più in là il giorno della resa dei conti. Adottare queste misure permetterà al governo di boccheggiare ancora per qualche mese, forse fino al 2013, ma per l’Italia resterà comunque il problema della crescita asfittica. A causa di tassi già gravosi, poi, quella italiana resterà un’economia insostenibile. Lo sviluppo non si ottiene con patrimoniali e prelievi forzosi; anziché riportare fiducia, minano ulteriormente la credibilità di un Paese politicamente fallito che non può far altro che ricorrere alla forza bruta del prelievo per rinfrancare le casse dello Stato. Continuando così a rimandare le riforme. Una patrimoniale tira l’altra in un Paese a corto di idee dove il risparmio privato viene tanto decantato e messo a garanzia dei buchi pubblici (almeno fino a quando non sarà esaurito anche quello).

Ma tranquilli, loro sono quelli che non mettono le mani in tasca agli italiani. Le mani preferiscono metterle nei conti correnti…



Tu chiamali, se vuoi, rottamatori…

29 ottobre 2011 2 Commenti / Comments »

Non sono un grande estimatore di Matteo Renzi, devo ammetterlo, ciononostante fatico a comprendere le critiche di quanti lo accusano di sostenere un modello, quello neoliberista, che – secondo alcuni – sarebbe la causa del disastro italiano. Che avrà mai detto di tanto reaganiano il sindaco di Firenze dalla stazione Leopolda non è dato saperlo, comunque la critica si è rivelata utile: ho appreso così che a portare l’Italia sul baratro è stato un modello economico che da queste parti non si è mai realizzato. Stupefacente! In un Paese ostinatamente ostile all’iniziativa privata dove  la spesa pubblica non ha mai conosciuto limiti ogni colpa non poteva che ricadere sul neoliberismo… Questi maledetti figli del capitale ne sanno una più del diavolo!

Matteo Renzi rottamatore bamboccione

Ma torniamo al sindaco di Firenze. Se non comprendo certe critiche, comprendo ancora meno l’entusiasmo di chi già pensa a Renzi nelle vesti di candidato Premier quando il dramma politico italiano è dovuto, tra le tante ragioni, anche all’assenza di gente competente nei ruoli chiave. Abbiamo un avvocaticchio all’Economia; un magistrato agli Affari Esteri; alla Semplificazione Normativa un chirurgo; al Lavoro uno che non ha mai lavorato (parlamentare da quando aveva 29 anni); alle Riforme Istituzionali un altro politicante di professione (quello che prima di arrivare a Roma si spacciava per medico). Già viviamo tempi duri, è il caso di continuare a selezionare incompetenti che non solo non conoscono la materia di cui parlano, ma neanche le reali esigenze dello studente, del dipendente, dell’imprenditore? Questi sono i veri bamboccioni, i buoni a nulla mantenuti dallo Stato.

E che dire della spalla di Renzi, Davide Faraone? Eletto consigliere comunale a Palermo nel 2001 e riconfermato nel 2007, non si è posto problemi di sorta quando, nel 2008, è stato eletto anche all’Assemblea Regionale Siciliana. “Two is megl ‘che one”, recitava una vecchia pubblicità. Al doppio incarico Faraone – di nome e di fatto – ha rinunciato solo lo scorso settembre, dopo aver annunciato la propria candidatura a sindaco di Palermo.

E li chiamano rottamatori… Questi personaggi non hanno ancora capito che è la gente ad essersi rotta (non dico cosa) dell’arroganza dei tanti uomini mediocri che affollano la scena politica italiana; da rottamare è l’idea che la politica debba essere al servizio di fannulloni che se non avessero intrapreso la “carriera politica” non avrebbero potuto fare nient’altro nella vita. Renzi e Faraone, non crederete davvero di rappresentare la fortunata eccezione!





iTheme moddato da M. P.