Forex e Fibonacci, ossia l’approccio pseudoscientifico
Con questo post concludo (temporaneamente?) la serie dedicata al foreign exchange. L’interrogativo di oggi è il seguente: da un punto di vista operativo dove sbagliano molti neofiti? A mio modesto avviso un errore comune è dato dalla fiducia riposta in tecniche apparentemente scientifiche che di scientifico in realtà non hanno nulla. L’applicazione della successione di Fibonacci nei mercati finanziari rappresenta un ottimo esempio, ma prima di continuare a leggere il mio post guardate attentamente questo video.
Di sapere che la sequenza di Fibonacci esiste in natura un trader non se ne fa nulla. Il forex infatti non fa parte del creato: inutile ipotizzare che i mercati finanziari seguano movimenti dettati da rapporti costanti e “naturali”. E’ sbagliato sostenere anche che Fibonacci «misura le emozioni e la psicologia degli operatori del mercato», visto che gli operatori spesso ricorrono a soluzioni automatizzate che non seguono processi mentali bensì algoritmi più o meno complicati. Il discorso sulla notorietà dei livelli di Fibonacci potrebbe invece avere un senso se l’andamento del mercato fosse deciso per larga parte dalle operazioni di trader influenzati, appunto, da Fibonacci, ma, come ho già avuto modo di precisare, a determinare l’andamento del mercato sono i grandi operatori, che di certo non si basano su un metodo tanto discutibile (quindi anche ininfluente).
Il fatto che talvolta si possano avere inversioni di prezzo in prossimità dei livelli ottenuti con la successione di Fibonacci non significa nulla, è la legge dei grandi numeri. Volete la conferma? Stabilite quattro livelli di rintracciamento a vostra scelta (per esempio 25%, 50%, 75% e 100%): per forza di cose da qualche parte, prima o poi, andranno a coincidere (o quasi). Fibonacci sui mercati finanziari (non) funziona esattamente alla stessa maniera, ecco perché rappresenta l’ideale per perdere il capitale investito.
Il metodo è viziato dai più comuni errori di fondo. Un buon trader deve analizzare ciò che i grafici dicono “qui e ora” e imparare a gestire le posizioni limitando le perdite; non deve invece pretendere di prevedere l’andamento dei mercati né sforzarsi di individuare rapporti costanti che in realtà non hanno ragione d’esistere (visto che un’infinità di variabili non deducibili entrano in gioco nella definizione dei trend). L’ingenuità poi diventa ancora più grave quando il neofita si illude di poter prevedere i movimenti futuri sulla base di quelli passati - come se i numeri avessero memoria – e finisce così con lo sviluppare modelli interpretando, a posteriori, il senso di grafici passati.
Per capire i limiti di certe “tecniche” è sufficiente sperimentarle live – quando il quadro che si presenta agli occhi del trader è molto diverso, essendo il grafico ancora in via di definizione – tuttavia, per non perdere tempo inutilmente, consiglio di scartare a priori tutte quelle tecniche basate in maniera piuttosto evidente su approcci pseudoscientifici.





