…ma liberaci da Grillo (e simili), amen
Per due decenni – ribadisco, venti lunghi anni – parte della sovranità nazionale è stata ceduta in maniera trasparente a organizzazioni internazionali (come previsto anche dalla Costituzione, che – vale la pena ricordarlo – è figlia della Liberazione) e per tutto questo tempo l’italiano medio è rimasto a poltrire sul divano, ignorando bellamente la cosa. Ora che guidare l’Italia c’è un governo tecnico (cosa che non è neanche una novità in Italia), ecco che tutto d’un tratto l’italico cialtrone si sveglia dal lungo torpore, sbraita che l’Italia non è mai stata liberata, rivendica sovranità (di cui in realtà non gli è mai importato nulla), accusa il governo di svendere l’Italia allo straniero (come coniugare simili affermazioni con la ri-nazionalizzazione di Snam?), grida al golpe e punta il dito contro la Commissione Trilaterale (ai cui incontri hanno partecipato anche politici regolarmente eletti dal popolo, dunque la caccia al tecnico nel nome della Beata Sempre Vergine Rappresentanza lascia il tempo che trova).
Il punto però è un altro. Oggi in Italia c’è un governo tecnico che se anche riuscisse a realizzare davvero le riforme che finora, come altri governi in precedenza, ha solo potuto annunciare – ipotesi remota – comunque non durerà a lungo. Questione di tempo e torneranno a chiamarci alle urne, alla faccia della sovranità violata e della dittatura tecnocratica. A quel punto che faranno i sostenitori del complotto globale? Quelli del «ridateci la moneta e tutto si sistemerà» (spiegatelo agli inglesi, che hanno ancora la sterlina eppure sono ugualmente in recessione)? Per chi voteranno i signori dello «spendiamo a deficit per creare la piena occupazione e il pieno stato sociale» (sì, morirete tutti dipendenti pubblici)? Ve lo dico io: voteranno per il catalizzatore di tutte le idiozie che girano per la Rete, Beppe Grillo, il comico prestato alla politica (Berlusconi, a quanto pare, non ci è bastato).
Per imporsi come valida alternativa ai partiti tradizionali Grillo ripeterà, come già fa da tempo, tante cose stupide e – incredibile ma vero – anche qualcosa di sensato, per esempio sulla trasparenza delle amministrazioni, sui rimborsi elettorali e sul finanziamento pubblico ai giornali. Sono proprio quelle poche cose intelligenti a preoccuparmi, perché a causa dell’imbarazzante livello del dibattito politico italiano, è facile che l’elettore possa accontentarsi di quel poco e decidere di regalargli il voto. Così facendo, però, darà il colpo di grazia a un Paese agonizzante che non se ne fa nulla di gente che sostiene che «la crescita non dà lavoro», che è tutta colpa dei derivati (un giorno aprirò una piccola parentesi sull’argomento, lo prometto) o ancora che bisogna fare come l’Argentina e «statalizzare il petrolio perché così possiamo decidere il prezzo» (secondo voi Grillo certe bestialità le dice per ingenuità, ignoranza o tanto per buttarla lì al popolo credulone?). Personalmente, per quanto possano essere impopolari i partiti oggigiorno, non riuscirei mai a preferirgli uno che si esalta per i «kit dove sono memorizzati 1.600 libri», dimenticando che certe innovazioni non piovono dal cielo, sono il prodotto di quei pilastri (finanza, globalizzazione, capitalismo) contro cui il nostro eroe si scaglia quotidianamente. Già, perché il comico genovese è quello che prima critica la società globalizzata e poi promuove come modello vincente l’outsourcing statunitense, che ne è una piena espressione (l’outsourcing ha permesso l’offshoring). Quasi ogni parola di Grillo è un evidente controsenso, ma l’incoerenza è un difetto che un comico può permettersi, a maggior ragione un comico senza reali responsabilità di governo. Beppe Grillo, infatti, per il suo Movimento è solo un’éminence grise con modi di fare da istrione: condannato per omicidio colposo, è il primo che non potrebbe entrare nel suo Parlamento Pulito.
E non potendo candidarsi in prima persona, che cosa fa allora il nostro eroe? Sponsorizza, dall’esterno, candidati selezionati ad arte tra i suoi seguaci. «Non li conosce nessuno» rimarca orgoglioso «è questa la nostra forza!»
Dovrebbe essere una garanzia? Solo in Italia si continua a credere che un candidato vergine, semisconosciuto abbia più possibilità di restare fuori da brutti giri una volta entrato in politica. Sapete, il mito della cosiddetta “società civile”, cioè di quella parte della società che si è autoproclamata moralmente superiore non si sa bene a chi e in virtù di che cosa… Evidentemente la Lega Nord non ha insegnato nulla. Anche gli uomini di Bossi erano selezionati tra la gente comune ma non mi pare che la Lega si sia dimostrata meno vorace di tutti gli altri partiti che si sono ritrovati ad amministrare la cosa pubblica. L’unico merito di Grillo è aver sdoganato i giovani in politica, ma – ahinoi – neanche la variabile anagrafica costituisce di per sé una garanzia sul comportamento futuro del candidato.
Inoltre non basta sostituire i rappresentanti per cambiare il Paese. L’origine del problema è da cercarsi altrove, nell’atteggiamento di chi si reca ancora alle urne. Il cittadino infatti non esaurisce la sua funzione nella cabina elettorale: esprimere una preferenza per poi tornare ad appisolarsi sul divano di cui scrivevo all’inizio, convinti che basti il voto per assicurarsi un’effettiva rappresentanza, è, per l’appunto, un atteggiamento da italici cialtroni.
Se vorranno sopravvivere all’ondata populista i partiti tradizionali dovranno tornare ad ascoltare gli elettori ma lo sforzo deve arrivare da entrambe le parti, altrimenti non si colmerà mai il gap che si è creato tra elettorato e classe dirigente. Votare una nuova faccia non cambierà nulla, se a cambiare non sarà anche la mentalità degli italiani. Volete dare il vostro voto ai grillini perché incazzati con i vari Alfano, Casini e Bersani? E’ un vostro diritto, ma – mano sulla coscienza – a parte votarli e indignarvi, avete mai fatto qualcosa per assicurarvi che questi, poi, vi ascoltassero?







