Indignados italiani: di tutto, di più
Nel giorno dell’indignazione globale i nostri eroi non ci hanno messo molto a coprirsi di ridicolo. Chiarisco subito: non mi riferisco ai black bloc che hanno messo a ferro e fuoco Roma – un capitolo a parte – ma a quelli che intendevano manifestare pacificamente. A giudicare dalle proposte avanzate, gli indignati d’America non stanno tanto meglio però quelli italiani meritano una menzione speciale.
Già qualche giorno fa, prendendosela con Bankitalia, avevano dato prova d’aver capito poco e niente dell’attuale crisi. Confusi come sono, credevano di trovarsi di fronte il corrispettivo italiano di Wall Street. O forse ritenevano inaccettabile la spending review proposta dalla banca centrale. In un Paese dove a scuola si insegna che i tagli sono il male – non la spesa improduttiva – non è poi così assurdo che vengano additati come nemici pubblici quelli che indicano l’unica strada per la salvezza rimasta prima del default. Già, perché una patrimoniale servirebbe solo a rimandare ulteriormente la risoluzione dei problemi, quindi, a meno che non si manifesti un deus ex machina dall’estero, l’unica strada percorribile resta quella indicata da Bankitalia.
Difficile spiegarlo agli indignados, che invece, proponendo di non pagare il debito (volete capire che un default avrebbe conseguenze disastrose sul piano economico e sociale e, finché possibile, andrebbe evitato?), non fanno mistero della propria stupidità. Purtroppo, però, non è questa l’unica ragione per cui gli indignati di casa nostra, quelli a volto scoperto, si sono coperti di ridicolo. Oltre al viso, infatti, hanno mostrato altro: le solite vecchie bandiere, i soliti vecchi striscioni. Gli indignados sono quelli del No-Tav, appartengono a movimenti e collettivi che intendono cavalcare la crescente tensione sociale, sono i residuati di Rifondazione Comunista (con tanto di striscioni pro-Palestina, difficile capire il nesso). Una macedonia indigesta di cui si sarebbe volentieri fatto a meno. E allora complimenti, miei cari indignati, complimenti vivissimi! Quella che doveva essere un’anonima marcia dell’indignazione, prima di degenerare nel caos, si è subito rivelata l’ennesima farsa made in Italy. Anche nell’indignazione gli italiani riescono a distinguersi. Sì, per stupidità.





