Crisi Del Debito Sovrano | Manfredi Pomar

Il crollo dell’Unione Sovietica Europea

Cosa ha fatto crollare l’Unione Sovietica se non la stupidità dei suoi burocrati, la recessione economia e le rivendicazioni di aree geografiche annesse con la forza al blocco sovietico? Non vediamo forse qualcosa di simile nell’Unione Europea? I burocrati di certo non mancano all’appello, siamo in piena recessione e, per quanto l’unificazione non si sia ottenuta con gli eserciti, oggi Paesi diversi per lingua, cultura e Weltanschauung reclamano nuovamente la propria indipendenza. Una moneta comune, da sola, non può fare da collante quando mancano tutti gli altri presupposti. A ben vedere, anzi, l’Europa di oggi è ancora più disunita di quanto non lo fosse in passato. Francesi e tedeschi, da sempre, pensano esclusivamente a tutelare gli interessi nazionali, inoltre la Germania, temendo la concorrenza dei partner europei, preferisce azzopparli; in Finlandia non vogliono saperne di finanziare il Portogallo; i greci parlano di occupazione tedesca e minacciano l’uscita dall’eurozona. Il fallimento mi sembra piuttosto evidente. Certo, un progetto nobile quello dell’integrazione europea ma, si sa, la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni… Volevamo gli Stati Uniti d’Europa; ci ritroviamo l’Unione Sovietica Europea.

Sarebbe stato più saggio studiare un modello più flessibile per l’Europa, un modello che prevedesse modalità di uscita dall’eurozona (per inadempienze o per volontà popolare) in grado di limitare il più possibile l’impatto devastante di un simile evento. Come sappiamo, però, i leader europei hanno continuato a crogiolarsi nell’illusione del salvataggio a tutti i costi, facendo finta che il problema non esistesse e riempendosi la bocca di parole vuote su una maggiore integrazione. All’UE sarebbe servita innanzitutto una exit strategy (no, cari miei, la socializzazione europea di debiti nazionali per mezzo della BCE non è una exit strategy). Nulla è stato fatto in questa direzione e ora siamo punto a capo.

E la Grecia comincia davvero a far paura, dovesse uscire dall’eurozona in maniera scriteriata le ripercussioni le pagherebbe mezzo continente: venendo meno la tenuta della moneta unica i mercati potrebbero temere altre fuoriuscite, con ogni probabilità l’euro continuerà a precipitare. Intanto in Grecia la situazione si fa sempre più critica e non soltanto a causa dell’instabilità politica: sulle voci di un possibile ritorno alla dracma (inevitabile se aumenterà il consenso attorno alle componenti più estreme) è già cominciata la corsa agli sportelli dovuta al timore di un’imminente svalutazione (avevo anticipato che sarebbe successo). Chi in Italia continua a credere che bastino default e svalutazioni improvvisate per porre fine ai mali d’Europa continua a sottovalutare la portata del problema e sarà destinato a ricredersi: la Grecia ha goduto di una profonda ristrutturazione del debito e anche ora che si prepara al ritorno della dracma il suo futuro non potrebbe essere più nero.



Due minuti e trenta secondi di puro nonsenso

Grazie a quelli di Voglio essere intercettato – un nome, un programma… – sul web sta divendando popolare un video che pretende di spiegare l’origine della crisi. Ecco a voi il formulario economico-finanziario del nuovo millennio…

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Tra le tante cose, chi glielo spiega a quelli di TeleToscana Nord che:

  • La Banca Centrale Europea emette moneta come tutte le altre Banche Centrali al mondo. L’unica differenza, se paragonata alla Federal Reserve, è che continua a farlo con l’obiettivo di una «crescita sostenibile, non inflazionistica» (salvo future modifiche dei trattati)
  • La Banca Centrale Europea non è un mostro che ricatta le vecchie Banche Centrali Nazionali, tant’è che sono le BCN a detenere il capitale sociale della BCE
  • Il tasso di rendimento di Bot e Btp dipende dal rischio legato al titolo (così come per qualsiasi altro titolo di Stato), non è che la BCE presta moneta ai governi al tasso dei titoli emessi dagli Stati (ma recentemente hanno legalizzato le droghe pesanti in Italia?!)
  • E’ vero che sui titoli di Stato italiani gravano tassi elevati, ma il governo oggi è costretto a tagli e tasse non a causa dei tassi (o meglio, non solo a causa loro). E infatti già si parlava di tagli e tasse anche all’inizio della crisi, quando il rendimento dei titoli di Stato italiani era ancora a un livello accettabile. Se lo Stato italiano non fosse cresciuto a dismisura e nel frattempo non si fosse anche persa di vista la crescita non solo oggi avremmo un minore debito pubblico, ma i nostri titoli di Stato non verrebbero percepiti come titoli tossici e di conseguenza anche i tassi sarebbero più bassi. Va da sé che, in quel caso, l’Italia di cui ci troveremmo a parlare sarebbe molto diversa da quella con cui purtroppo abbiamo a che fare oggi… Sarà mica colpa della BCE anche l’inadeguatezza della classe politica italiana degli ultimi venti-trent’anni?!
  • Il vero motivo per cui oggi si rivendica tanto il ritorno alla sovranità monetaria è un altro: si vorrebbe risolvere il problema del debito attraverso la sua monetizzazione, cosa che potrebbe portare a una pericolosa impennata del tasso d’inflazione (e chi glielo spiega poi all’anziano risparmiatore che i soldi messi da parte fino a quel momento perderebbero di colpo parte del loro valore? I giornalisti di TeleToscana Nord?)
  • La tanto decantata Argentina oggi si ritrova proprio a fare i conti con un’inflazione galoppante (volendo pensar male, potrebbe anche essere di gran lunga più elevata di quello che ci fa sapere il governo argentino…). E non è che il Paese sia il paradiso in terra…

Evidentemente i giornalisti di TeleToscana Nord rientrano tra quelli che accusano a gran voce le Bance Centrali di creare debito stampando moneta (???) e invocano il ritorno alla sovranità monetaria per poter monetizzare più agevolmente il debito (stampando ancora più moneta, in barba al tasso d’inflazione). Sul controsenso di fondo del signoraggio ho già scritto (qui, qui e qui) ma questo è il tipo di informazione che meritiamo nell’Italia di oggi, dove ogni anno le Facoltà di Economie sfornano migliaia di nuovi laureati, eppure prendono ancora piede le più strampalate “teorie” economiche. Che altro dire? Cari giornalisti di TeleToscana, alle prossime elezioni – mi raccomando – votate Scilipoti. Il livello è quello.



Cosa cambia dopo lo swap della Grecia?

Come promesso, dopo la cronaca, un commento sullo swap greco.
Il default parziale della Grecia segna una svolta importante nella gestione – se così si può chiamare – dell’eurocrisi: che la Grecia fosse destinata a ristrutturare profondamente il proprio debito era cosa nota, eppure i vertici europei hanno preferito continuare ad allontanare lo spettro del default per tutti questi mesi (ricorderete senza dubbio l’ineffabile Sarkò e il suo «se fallisce Atene, fallisce la Ue») alimentando l’idea, assolutamente fantasiosa, secondo cui il Paese avrebbe potuto tener fede ai propri impegni con i creditori. Per la verità i vertici dell’UE continuano a guardarsi bene dal parlare di insolvenza, ma la sostanza non cambia: quello greco è un default parziale che segna una – altrettanto parziale – presa di coscienza sulla reale capacità dell’economia greca di far fronte ai propri impegni. I prossimi a pagarne le conseguenze saranno i possessori di bond sottoposti alla legislazione internazionale: chi non ha ancora aderito “volontariamente” allo swap ha tempo fino al 23 marzo per farlo. Con l’aria che tira, non avrei alcuna esitazione ad accettare le condizioni proposte imposte dal governo greco. Meglio mettere al sicuro parte dell’investimento anziché correre il rischio di bruciarlo integralmente.

Obbligati gli investitori privati a un taglio del 74% sui crediti, il Paese potrà ora prendere una boccata d’ossigeno ma la questione greca è ancora assai lontana da una risoluzione definitiva. Dovrà passarne di tempo prima che gli investitori dimentichino questo colpo basso e tornino a scommettere su Atene, ma anche tralasciando il danno di immagine (sono molti gli investitori che ora non prenderebbero obbligazioni greche neanche se piovessero dal cielo) per la Grecia resta notte fonda. I nuovi aiuti sono in arrivo (già si pensa a un terzo pacchetto) ma alla Grecia manca innanzi tutto quell’avanzo primario che permetterebbe al Paese di camminare sulle sue gambe senza avvitarsi nuovamente in una spirale di indebitamento. In tutto questo il Paese è in recessione profonda e ha poche possibilità di tornare a crescere negli anni a venire. Eravate tra quelli che pensavano che bastasse ripudiare il debito (o anche solo parte di esso) per regalare di nuovo il sorriso al popolo greco? Mi spiace darvi il triste annuncio ma sbagliavate di grosso.

E ora che l’eurozona ha avuto il suo primo caso ufficiale di insolvenza, qualcuno potrebbe voler seguire l’esempio greco. Con la Grecia potrebbe quindi inaugurarsi la stagione dei default europei: con questo precedente, infatti, altri Paesi potrebbero voler ridurre il proprio debito facendo ricorso all’operazione di swap, in fondo una boccata d’ossigeno potrebbe far comodo anche ad altri… Sarà il tempo a dirci se gli investitori dovranno accollarsi altri sostanziosi tagli nel corso di un 2012 che si conferma particolarmente turbolento.





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