Manfredi Pomar - Part 2

Le volpi di Berlino

19 novembre 2011 2 Commenti / Comments »

Tutto procede per il verso giusto qui a Berlino. L’aria è fredda ma tutto sommato si sta bene; fino ad ora niente pioggia e niente neve, ma non credo che la seconda si farà attendere ancora a lungo, in fondo dicembre è alle porte.
Alla fine mi sono sistemato in centro (Mitte), a poche fermate da ogni luogo di interesse, ho reso vivibile l’appartamento, sbrigato quel minimo di rogne burocratiche che mi spettavano (Anmeldung) e aperto un nuovo conto in banca. Lunedì invece avrà inizio la mia vita da lavoratore berlinese.

La domanda che mi è stata posta più di frequente in questi giorni è perché ho scelto di trasferirmi ora che l’Italia ha ritrovato un po’ di fiducia grazie a Monti. In tutta franchezza sono il primo a rallegrarmi di questo cambiamento – la politica è tornata in mano a gente competente, le inutili macchiette alla Scilipoti se ne lamentano, ma, alla luce di quanto avevo già scritto, posso solo dirmi soddisfatto – però la crisi italiana non è qualcosa di risolvibile nel giro di poche settimane e non basta rimpiazzare Berlusconi e compagni con gli uomini giusti al posto giusto. Il cammino che deve intraprendere l’Italia è lungo e disseminato di difficoltà (e resistenze varie). A Monti i migliori auguri, ma purtroppo non si può cambiare il pensiero dominante di un Paese con l’annuncio di nuove nomine e il problema italiano resta innanzi tutto un problema di mentalità (e, di conseguenza, di riforme mancate).

Volpe volpi Berlino

Comunque il mio animo tardo-romantico e mittel-europeo mi lascia preferire l’attuale sistemazione in ogni caso. A Palermo sotto casa trovavo la “munnizza”; a Roma le pecore dell’Anagnina (a pascolare su immense distese di plastica e rifiuti vari); a Berlino le volpi. Avete capito bene: in centro, sotto casa, le volpi. Poi la città è viva, offre di tutto, i servizi sono degni di questo nome e il costo della vita è assolutamente vantaggioso.
Un esempio concreto. A Roma un anno fa spendevo 355 euro al mese per vivere in periferia in una stanza microscopica all’interno di un appartamento condiviso con altre quattro persone e dovevo anche considerarmi fortunato (solitamente gli affitti si aggirano su cifre molto più alte); a Berlino spendo di gran lunga di meno per un appartamentino in centro condiviso con la mia bella. Cominciate a capire perché scrivevo che altri Paesi si lasciano preferire?
In fondo se le volpi stanno a Berlino e non a Roma un motivo ci sarà…

Auf Wiedersehen, Italien

08 novembre 2011 12 Commenti / Comments »

Per qualche tempo il sito passerà in secondo piano: ormai è questione di ore e lascerò l’Italia, ci tenevo a farvelo sapere, sto per iniziare un nuovo capitolo della mia vita a Berlino con la mia bella. Per motivare questa scelta potrei tirare in ballo l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, la quantità di stage sottopagati (o a titolo gratuito) in cui è facile incappare in Italia oppure il ridimensionamento a cui è di fatto destinata l’economia nazionale, ma non sono il tipo: chi scrive ha deciso di lasciare un posto che non lo appagava quando nel frattempo la maggior parte dei suoi coetanei un posto neanche lo trovava; chi scrive avrebbe potuto confidare nella partita iva di cui era titolare e ha invece preferito chiuderla. Le mie scelte forse risulteranno incomprensibili ai più, ma non è questo il punto.
La fiducia non è qualcosa di incondizionato, va meritata. Un Paese non può confidare esclusivamente nell’amor patrio dei suoi cittadini. Questo, da solo, non basta. Il problema della credibilità italiana non riguarda soltanto i mercati, i primi a non reputare affidabile l’Italia sono proprio i suoi cittadini e se me ne vado è proprio perché altri Paesi si lasciano preferire. Signori miei, è la competizione!

Anche all’estero, in particolar modo nel resto dell’Unione Europea, la situazione non è delle migliori – la perdita di liquidità riguarda l’Europa tutta e a questo fenomeno va aggiunto quello dello spreco di risorse attualmente disponibili; qualcuno continua a invocare l’aiuto dei BRICS ma alle economie emergenti toccherà invece continuare a trainare la crescita globale – ma non tutti i Paesi hanno dato la stessa prova di (in)affidabilità dell’Italia nella gestione della crisi e non tutti soffrono delle stesse debolezze strutturali. Sono un anti-italiano, dunque? Forse per il governo che ci ha trascinati fino a questo punto temporeggiando per quasi un decennio, ma se così fosse non sarei rimasto qui così a lungo. Per tutti questi anni ho preferito restare, convinto che ci fosse ancora un barlume di speranza, ma la situazione va solo a peggiorare e non sono così masochista da voler affondare con tutta la nave. Berlusconi – un uomo che non è neanche in grado di capire quando è ora di farsi da parte – sminuisce la crisi, dice che l’accanimento sui titoli di Stato è solo una moda passeggera, ma sappiamo tutti che non è così. L’Italia dei ristoranti pieni se ne farà ben poco se resterà solo la BCE a comprare i Buoni del Tesoro (per quanto ancora, poi?) ed è questa la strada su cui siamo avviati, inutile girarci attorno. Meglio cambiare aria prima che la Storia segua il suo corso naturale facendo piazza pulita di uno Stato, quello italiano, fondato su un modello anacronistico e corrotto fino alla radice.

Qualche giorno fa un tale che lavora per Unicredit – sorvoliamo sul possibile conflitto d’interessi, in fondo parlava a titolo personale – ha acquistato una pagina del Corriere della Sera per lanciare un accorato appello: «mandiamo a ruba i nostri titoli di Stato, compriamoli al tasso di rendimento più basso possibile, anche a tasso zero», in fondo «nessuno di noi può dirsi innocente»! In un Paese cattolico come l’Italia, quindi incline al masochismo per cultura, c’è il rischio che qualcuno prenda sul serio la proposta. Chi si dice favorevole all’iniziativa comprando i titoli di Stato al rendimento attuale di fatto si comporta al pari di quelli che, in nome di una presunta superiorità morale, è solito chiamare speculatori. La coerenza in Italia non si sa proprio cosa sia. Comprare i titoli di Stato a un rendimento più basso per patriottismo all’amatriciana invece è da folli: può solo dirsi irresponsabile chi consiglia un simile investimento quando l’Italia, da qui a poco, rischia di essere insolvente. I btp oggi vengono percepiti come titoli tossici: anziché metterli in tasca agli italiani non sarebbe meglio approfondire le ragioni di questa reputazione? La speranza è che alla fine prevalga il buonsenso: mi piace credere che gli italiani, dopo la storia dei tango bond, non vogliano ripetere esperienze spiacevoli… Inoltre mi auguro che quel tale abbia un buon avvocato: in caso di insolvenza, qualcuno potrebbe decidere di chiamare in causa il suggeritore di un investimento tanto scriteriato. L’Italia è anche questo: un giorno ti dipingono come un patriota, l’indomani vieni messo alla gogna…

Tornando all’appello, sarà vero che «nessuno di noi può dirsi innocente»? Secondo me non tutti hanno contribuito al disastro attuale, sicuramente non tutti alla stessa maniera. Per quanto mi riguarda non ho mai lavorato in nero, non ho mai mendicato un posto nel pubblico impiego (tantomeno per qualche ente inutile, a seguito di politiche clientelari), non ho mai preso alcun sussidio né goduto di incentivi, sono stato per anni un abbonato ATM e ho sempre viaggiato regolarmente con Trenitalia (nonostante il servizio pessimo), non ho mai fatto esami inutili al pronto soccorso per sfruttarne la gratuità, ho seguito lezioni all’Università anche quando altri occupavano le aule e l’unica casta di cui faccio parte (mio malgrado e solo “virtualmente”, visto che non ho mai ricoperto alcun ruolo al suo interno) è l’Ordine dei Giornalisti, che per me potrebbe benissimo essere abolito domani stesso. Come me tanti altri ma nessuno pretende una medaglia al valore dal momento che non c’è nulla di straordinario in tutto questo. Altrove si parlerebbe di comune senso civico ma l’Italia non è un Paese normale, per dirla con Ortega y Gasset è la casa del «signorino soddisfatto» che vive a spese dello Stato e che dallo Stato tutto pretende, il guaio è che si presenta il conto anche a chi critica apertamente questo modello e così il rimprovero di quel tale lo dobbiamo subire tutti indistintamente: «ci sono stati uomini e donne che hanno dato la vita per questo Paese e per la libertà, noi possiamo almeno dare un po’ di soldi». Oltre al danno, la beffa. Sempre viva sia la memoria di chi si è sacrificato per l’Italia, ma una richiesta di questo tipo suona ridicola in un Paese con una pressione fiscale tra le più alte al mondo. Il vero problema è dove vanno a finire i soldi dei cittadini, ecco perché è necessaria una severa spending review. Poi, siamo onesti, perché comprare i titoli di Stato di un Paese che ha cercato di piazzarli nella maniera più subdola possibile, andando cioè ad aumentare la tassazione su tutti i prodotti finanziari eccetto bot e btp? Non riesco a sviluppare un rapporto empatico con un Paese di tal fatta. Dall’Italia di oggi, io, cittadino italiano, mi sento preso in giro e per questa ragione non ho la benché minima intenzione di cospargermi il capo di cenere. Quella del sacrificio personale è una prospettiva che non contemplo, a maggior ragione se il sacrificio mi viene chiesto per qualcosa di cui non ho colpa, ecco perché me ne vado.

Per tanti anni ho sognato di diventarlo, ora potrò dirlo: ich bin ein Berliner.

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Forex e Fibonacci, ossia l’approccio pseudoscientifico

06 novembre 2011 2 Commenti / Comments »

Con questo post concludo (temporaneamente?) la serie dedicata al foreign exchange. L’interrogativo di oggi è il seguente: da un punto di vista operativo dove sbagliano molti neofiti? A mio modesto avviso un errore comune è dato dalla fiducia riposta in tecniche apparentemente scientifiche che di scientifico in realtà non hanno nulla. L’applicazione della successione di Fibonacci nei mercati finanziari rappresenta un ottimo esempio, ma prima di continuare a leggere il mio post guardate attentamente questo video.

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Di sapere che la sequenza di Fibonacci esiste in natura un trader non se ne fa nulla. Il forex infatti non fa parte del creato: inutile ipotizzare che i mercati finanziari seguano movimenti dettati da rapporti costanti e “naturali”. E’ sbagliato sostenere anche che Fibonacci «misura le emozioni e la psicologia degli operatori del mercato», visto che gli operatori spesso ricorrono a soluzioni automatizzate che non seguono processi mentali bensì algoritmi più o meno complicati. Il discorso sulla notorietà dei livelli di Fibonacci potrebbe invece avere un senso se l’andamento del mercato fosse deciso per larga parte dalle operazioni di trader influenzati, appunto, da Fibonacci, ma, come ho già avuto modo di precisare, a determinare l’andamento del mercato sono i grandi operatori, che di certo non si basano su un metodo tanto discutibile (quindi anche ininfluente).

Il fatto che talvolta si possano avere inversioni di prezzo in prossimità dei livelli ottenuti con la successione di Fibonacci non significa nulla, è la legge dei grandi numeri. Volete la conferma? Stabilite quattro livelli di rintracciamento a vostra scelta (per esempio 25%, 50%, 75% e 100%): per forza di cose da qualche parte, prima o poi, andranno a coincidere (o quasi). Fibonacci sui mercati finanziari (non) funziona esattamente alla stessa maniera, ecco perché rappresenta l’ideale per perdere il capitale investito.

Il metodo è viziato dai più comuni errori di fondo. Un buon trader deve analizzare ciò che i grafici dicono “qui e ora” e imparare a gestire le posizioni limitando le perdite; non deve invece pretendere di prevedere l’andamento dei mercati né sforzarsi di individuare rapporti costanti che in realtà non hanno ragione d’esistere (visto che un’infinità di variabili non deducibili entrano in gioco nella definizione dei trend). L’ingenuità poi diventa ancora più grave quando il neofita si illude di poter prevedere i movimenti futuri sulla base di quelli passati - come se i numeri avessero memoria – e finisce così con lo sviluppare modelli interpretando, a posteriori, il senso di grafici passati.
Per capire i limiti di certe “tecniche” è sufficiente sperimentarle live – quando il quadro che si presenta agli occhi del trader è molto diverso, essendo il grafico ancora in via di definizione – tuttavia, per non perdere tempo inutilmente, consiglio di scartare a priori tutte quelle tecniche basate in maniera piuttosto evidente su approcci pseudoscientifici.



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