Il piccolo principe
Non seguo Sanremo. Preferisco ascoltare le composizioni di Rimsky-Korsakov o, rimanendo sul commerciale, gli album di Cockburn (ottime lezioni di fingerpicking). De gustibus. Ogni anno però tutti finiscono col parlare di questa manifestazione canora, solleticando la mia attenzione, e così mi ritrovo a scriverne anche io. L’anno scorso, per esempio, criticai il monologo di Benigni sull’omosessualità, intriso di quella retorica che punta solo alla conquista di qualche applauso. Oggi invece scrivo di Emanuele Filiberto, che, dopo aver sperimentato la pubblicità delle olive e i reality di danza, ha pensato bene di concorrere a Sanremo, accompagnato da Pupo e Luca Canonici. Per la cronaca: la canzone è banale e il principe stonato come una campana, ma glissiamo…
Nessuno vieta a Emanuele Filiberto di cantare la sua “Italia amore mio” ma deve rassegnarsi: questo amore non è ricambiato. Non posso parlare a nome del popolo italiano ma l’immediata esclusione da Sanremo la dice lunga. Credo che oggi i nostalgici della monarchia siano veramente pochi: qualche casalinga – interessata perlopiù agli sviluppi del gossip – e una piccola rappresentanza di signorotti con la comune avversione per i libri di storia. Navigando su Internet è possibile imbattersi in siti a sostegno della monarchia, ma di quella borbonica. E comunque si tratta di fenomeni minoritari e insignificanti. Emanuele Filiberto può anche portare al Teatro Ariston la claque pronta a sventolare il tricolore ma la verità è che la maggior parte degli italiani dei Savoia non sa proprio che farsene.
Visto che nel 2011 festeggeremo i 150 anni d’Italia unita, vale la pena ricordare alcune figure chiave della monarchia sabauda. Carlo Alberto? Si è impegnato per la causa italiana – con poca decisione – perché trascinato dagli eventi; era anche intimorito da ciò che poteva comportare la progressiva diffusione del pensiero repubblicano (nella prima metà del 1849 nella penisola c’erano ben tre Repubbliche: la romana, la toscana e la veneta). Vittorio Emanuele II? Indubbiamente uno dei padri della patria ma per costrizione e interesse personale, più che per un sincero amore per la nazione nascente: doveva gestire una situazione ereditata dal padre e mirava all’estensione dell’influenza sabauda sulla penisola, inoltre non si fece scrupoli nell’usare un’eventuale abolizione dello Statuto Albertino come strumento di pressione sulla popolazione (Proclama di Moncalieri). E se si tiene conto del fatto che la liberazione del nord-est in realtà venne finanziata con i fondi del Regno delle Due Sicilie diventa davvero difficile smentire l’interpretazione secondo cui Casa Savoia è stata solo un mezzo per raggiungere il fine e poco più. Andando invece al Novecento sono innegabili le responsabilità della monarchia sabauda sull’ascesa del fascismo, tanto che, con la nascita della Repubblica, si misero da parte sia la monarchia sia l’autoritarismo.
Alla luce di tutto ciò, è già tanto se nel 2002 è stato permesso ai Savoia di rientrare in Italia. Il principe poteva benissimo fare a meno di questa canzone che sa di spot da campagna elettorale, con quel testo poi… Lavoro, solidarietà, famiglia: sembra voler strizzare l’occhio alla nostra Costituzione, con l’aggiunta però di un mandato divino che ci porta ai tempi di Carlo X e degli scrofolosi…












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