Intermission #3
PS: cappellino tedesco, segno di protesta contro la nazionale di calcio italiana
PS: cappellino tedesco, segno di protesta contro la nazionale di calcio italiana
Sul Corriere della Sera di oggi è possibile leggere un intervento di Aldo Grasso sulla questione-Luttazzi. Numerose battute del comico sono la traduzione pedissequa di battute scritte da icone della satira quali Carlin e Hicks, sul web spopola un video che lo dimostra in maniera inequivocabile. Aldo Grasso critica la linea difensiva del comico (Luttazzi, dopo aver cercato di censurare i video su YouTube – proprio lui, che ha lanciato al grande pubblico Marco Travaglio… – ha detto di aver sempre ammesso il debito) ma finisce col prenderne le difese in maniera ancora più patetica.
Il titolo – «Luttazzi, gag copiate: ma così fan tutti» – è fine, perché al suo interno contiene già una citazione. Persino Mozart attingeva al lavoro di altri compositori, all’epoca però non c’era il copyright e comunque, a differenza di Luttazzi, il genio austriaco rielaborava con grande maestria e sapeva scrivere di suo pugno. Assolvere il comico solo perché ormai il plagio è la prassi mi sembra la più grande assurdità che un critico possa sostenere. Come se un critico teatrale dicesse: “visto che gli attori di oggi sono tutti mediocri, accettiamo la mediocrità”. Non contento, Aldo Grasso prosegue: «è curioso che sia proprio il web, dove domina l’ideologia dell’informazione free e dove il copyright è visto come il diavolo, a emettere una così dura condanna nei confronti di Luttazzi». Sarà anche il più famoso critico televisivo italiano, ma sul web Grasso ha ancora molto da imparare: se avesse visto con più attenzione il documentario che incastra Luttazzi avrebbe capito che la cosa più irritante non è il plagio in sé, ma la protervia di un comico che rivendica a più riprese la paternità delle proprie battute.
Citare è lecito, ma con che faccia Luttazzi sostiene di non saper recitare quelle altrui, quando buona parte del suo repertorio è il risultato di un “copia e incolla” mal riuscito? Riadattando le parole di Salinger: un autore, quando gli viene chiesto di parlare della sua arte, dovrebbe alzarsi in piedi e gridare forte i nomi degli autori che cita. Figurarsi quando li copia letteralmente!
Terzo e forse ultimo intervento sul signoraggio.
Facciamo un passo indietro. Come ho già scritto, alcuni signoraggisti, per rendere credibili le loro teorie balzane, cavalcano l’onda della crisi del debito sovrano scoppiata in Europa. Questa è la loro teoria: l’Europa è indebitata per colpa dell’emissione di moneta della Banca Centrale che “presta” le banconote agli Stati, per pagare il debito bisogna stampare ancora più moneta e così l’indebitamento aumenta, in un circolo vizioso perpetrato da lobby ebraiche assetate di sangue. La teoria presenta senza dubbio spunti interessanti, ma solo per chi ha intenzione di girare un film sulla falsariga del Codice Da Vinci. Chi invece si interessa, non di fiction, ma di economia reale sa bene che gli Stati nazionali si sono indebitati a seguito di una recessione economica che ha costretto i governi ad attuare dispendiose politiche di welfare, facendo così lievitare (in casi come il nostro, ulteriormente) il debito pubblico. Fondi per impedire il collasso del sistema produttivo, fondi per salvare istituti di credito, fondi per pagare la cassa integrazione ai lavoratori. Tutto questo rappresenta un costo. Ma evidentemente i signoraggisti credono che uno Stato possa spendere all’infinito e se poi si indebita… Colpa dei banchieri (ebrei dal naso adunco) che emettono moneta!

In realtà si è sempre saputo che gli interventi dei governi nazionali avrebbero attutito gli effetti della crisi a breve termine, ma imposto maggiore rigore nel lungo periodo. L’Italia poi, già prima della crisi, doveva fare i conti con un debito pubblico tra i più alti al mondo (cliccate qui per la cartina dei Paesi più indebitati prima della recessione) ed è un problema che da sempre grava sulla nostra economia. Troppi sprechi e interessi di casta nel Belpaese. Senza andare indietro nel tempo fino al pareggio di bilancio di Quintino Sella (raggiunto con la celebre imposta sul macinato) è sufficiente ricordare che l’Italia aveva un debito pubblico elevato anche all’inizio degli anni Novanta: il governo di centrosinistra, dopo aver preso in considerazione la svalutazione della lira, approvò invece una manovra “lacrime e sangue”. Gli italiani strinsero la cinghia e, due anni dopo, a Berlusconi bastò promettere meno tasse per vincere le elezioni. All’epoca non c’era l’Euro, emesso dalla BCE. C’era la moneta sovrana, emessa dallo Stato italiano. Eppure la situazione era la stessa. La sola differenza è che oggi, essendoci la moneta unica, la classe politica (nazionale) non può risanare il debito svalutando la moneta (europea). Per questo molti politici auspicano il ritorno della moneta sovrana, per poter eliminare (quando lo ritengono opportuno) un debito che – in molti casi, ma esistono le eccezioni – hanno essi stessi contribuito a creare. Quando il debito pubblico diventa troppo elevato c’è poco da fare: o si fa la svalutazione per rendere il debito alla portata o si punta al rigore dei conti. La BCE, diversamente da quanto sostengono i signoraggisti, è contraria a pratiche inflazionistiche (quindi all’emissione forsennata di moneta), preferisce il rigore, ma, nel caso di un largo disavanzo, questo può essere raggiunto soltanto con tagli, tasse o un mix di entrambe le soluzioni.
L’indebitamento di uno Stato comunque non è dovuto al signoraggio: può dipendere da provvedimenti dispendiosi, da una diminuzione delle entrate dovuta all’evasione fiscale, da una cattiva gestione della cosa pubblica (sprechi, corruzione, conti truccati) o da questi e altri fattori assieme. Se però state scrivendo una sceneggiatura per un film di fantapolitica potete sempre prendere per buona la teoria dei signoraggisti, secondo i quali è tutta colpa dei rettiliani e delle lobby ebraiche… In questo caso vi consiglio una lettura: il testo di Rosetta Stoned, canzone dei Tool!
La nube vulcanica che ha coperto i cieli d’Europa in questi giorni ha intralciato i miei programmi ma, guardando le cose da una prospettiva diversa, ha finito invece con l’agevolarmi. Grazie, Islanda.
Incentivi statali per la banda larga: ne ho approfittato per prendere una Internet Key Vodafone a soli 9 euro (con 25 euro di traffico), se avete dai 18 ai 30 anni potete fare lo stesso. Conviene.
Il clone russo di Facebook funziona molto meglio dell’originale. Permette la visione in streaming di molti film, è possibile ascoltare mp3 a volontà ed è pieno di belle ragazze dell’est (motivo in più per continuare la mia battaglia per un mondo “visa free”).
Infine sono arrivato alla mia ventiseiesima primavera.
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