Sul Corriere della Sera di oggi è possibile leggere un intervento di Aldo Grasso sulla questione-Luttazzi. Numerose battute del comico sono la traduzione pedissequa di battute scritte da icone della satira quali Carlin e Hicks, sul web spopola un video che lo dimostra in maniera inequivocabile. Aldo Grasso critica la linea difensiva del comico (Luttazzi, dopo aver cercato di censurare i video su YouTube – proprio lui, che ha lanciato al grande pubblico Marco Travaglio… – ha detto di aver sempre ammesso il debito) ma finisce col prenderne le difese in maniera ancora più patetica.
Il titolo – «Luttazzi, gag copiate: ma così fan tutti» – è fine, perché al suo interno contiene già una citazione. Persino Mozart attingeva al lavoro di altri compositori, all’epoca però non c’era il copyright e comunque, a differenza di Luttazzi, il genio austriaco rielaborava con grande maestria e sapeva scrivere di suo pugno. Assolvere il comico solo perché ormai il plagio è la prassi mi sembra la più grande assurdità che un critico possa sostenere. Come se un critico teatrale dicesse: “visto che gli attori di oggi sono tutti mediocri, accettiamo la mediocrità”. Non contento, Aldo Grasso prosegue: «è curioso che sia proprio il web, dove domina l’ideologia dell’informazione free e dove il copyright è visto come il diavolo, a emettere una così dura condanna nei confronti di Luttazzi». Sarà anche il più famoso critico televisivo italiano, ma sul web Grasso ha ancora molto da imparare: se avesse visto con più attenzione il documentario che incastra Luttazzi avrebbe capito che la cosa più irritante non è il plagio in sé, ma la protervia di un comico che rivendica a più riprese la paternità delle proprie battute.
Citare è lecito, ma con che faccia Luttazzi sostiene di non saper recitare quelle altrui, quando buona parte del suo repertorio è il risultato di un “copia e incolla” mal riuscito? Riadattando le parole di Salinger: un autore, quando gli viene chiesto di parlare della sua arte, dovrebbe alzarsi in piedi e gridare forte i nomi degli autori che cita. Figurarsi quando li copia letteralmente!
31 maggio 2010 6 commenti »
Il giorno del mio compleanno ho pubblicato un post nel quale suggerivo ai visitatori di età compresa tra i 18 e i 30 anni di sfruttare gli incentivi statali per la banda larga; qualche tempo dopo ho annunciato l’uscita dell’ultima versione di Ubuntu, la distribuzione Linux più user friendly tra quelle attualmente disponibili. Supponiamo che abbiate acquistato l’Internet key della Vodafone alla modica cifra di 9 euro e installato Ubuntu: come fare per utilizzare la chiavetta sul nuovo sistema operativo?
Per prima cosa andate su questo sito e scaricate, per la vostra distribuzione di Linux, i file necessari. Installate i pacchetti (anche in modalità grafica) e le eventuali dipendenze. Ora nel vostro computer troverete, tra le applicazioni Internet, una nuova voce: Vodafone Mobile Connect. Collegate la chiavetta alla porta USB e avviate il programma; seguite la procedura guidata per completare il processo e… Buona navigazione!
29 maggio 2010 1 commento »
Se c’è un mezzo di comunicazione che proprio non considero, quello è la televisione. Le poche trasmissioni che seguo sono quelle a cui posso andare in qualità spettatore o che posso comodamente guardare, in un secondo momento, via Internet: in questo caso il mio interesse si accende su segnalazione di un amico o alla lettura di commenti infuocati sulla Rete.
E’ così che sono venuto a sapere di un’uscita sgradevole del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi che, qualche giorno fa, a Ballarò, dimentico della propria carica, ha detto: «la Spagna oggi si ritrova con le pezze al culo». Secondo Lupi questo dovrebbe rasserenarci. Insomma, c’è chi sta peggio. Alla faccia di Boeri e di chi vedeva in Zapatero un eroe. La critica di Lupi ha un chiaro significato politico, ma in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo sarebbe più saggio allontanare certe tentazioni.
L’indebolimento della moneta unica registrato in settimana è dovuto alle perplessità che i mercati continuano a nutrire sulla tenuta della zona euro; la Banca Centrale spagnola si è precipitata a salvare Cajasur, la cassa di risparmio di Cordoba; Fitch ha tagliato il rating della Spagna (e altre agenzie seguiranno a ruota). La gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti, eppure Lupi trova il tempo per polemizzare con economisti nostrani sull’operato di leader stranieri. Tralasciando lo scarso senso delle istituzioni, c’è poco da augurarsi il tracollo della Spagna.
La crisi greca ci ha coinvolto marginalmente (il motivo l’ho già spiegato qui) e forse accadrebbe lo stesso qualora, a cadere rovinosamente, dovesse essere il Portogallo (la cui probabilità di default resta ferma attorno al 23%, secondo i dati CMA). Nel caso di una seria crisi spagnola, invece, la nostra economia ne uscirebbe seriamente compromessa. Resta il fatto, poi, che se accadesse alla Spagna quello che è accaduto alla Grecia per l’Unione Europea non ci sarebbe alcuna speranza di salvezza. La politica impari a tenersi fuori da polemiche sterili, questo è il momento della compattezza. Urge un risveglio europeista e se in Italia non è proprio possibile fare a meno di battibecchi di quartiere, che almeno vengano rimandati a tempi migliori!
17 febbraio 2010 10 commenti »
Non seguo Sanremo. Preferisco ascoltare le composizioni di Rimsky-Korsakov o, rimanendo sul commerciale, gli album di Cockburn (ottime lezioni di fingerpicking). De gustibus. Ogni anno però tutti finiscono col parlare di questa manifestazione canora, solleticando la mia attenzione, e così mi ritrovo a scriverne anche io. L’anno scorso, per esempio, criticai il monologo di Benigni sull’omosessualità, intriso di quella retorica che punta solo alla conquista di qualche applauso. Oggi invece scrivo di Emanuele Filiberto, che, dopo aver sperimentato la pubblicità delle olive e i reality di danza, ha pensato bene di concorrere a Sanremo, accompagnato da Pupo e Luca Canonici. Per la cronaca: la canzone è banale e il principe stonato come una campana, ma glissiamo…
Nessuno vieta a Emanuele Filiberto di cantare la sua “Italia amore mio” ma deve rassegnarsi: questo amore non è ricambiato. Non posso parlare a nome del popolo italiano ma l’immediata esclusione da Sanremo la dice lunga. Credo che oggi i nostalgici della monarchia siano veramente pochi: qualche casalinga – interessata perlopiù agli sviluppi del gossip – e una piccola rappresentanza di signorotti con la comune avversione per i libri di storia. Navigando su Internet è possibile imbattersi in siti a sostegno della monarchia, ma di quella borbonica. E comunque si tratta di fenomeni minoritari e insignificanti. Emanuele Filiberto può anche portare al Teatro Ariston la claque pronta a sventolare il tricolore ma la verità è che la maggior parte degli italiani dei Savoia non sa proprio che farsene.
Visto che nel 2011 festeggeremo i 150 anni d’Italia unita, vale la pena ricordare alcune figure chiave della monarchia sabauda. Carlo Alberto? Si è impegnato per la causa italiana – con poca decisione – perché trascinato dagli eventi; era anche intimorito da ciò che poteva comportare la progressiva diffusione del pensiero repubblicano (nella prima metà del 1849 nella penisola c’erano ben tre Repubbliche: la romana, la toscana e la veneta). Vittorio Emanuele II? Indubbiamente uno dei padri della patria ma per costrizione e interesse personale, più che per un sincero amore per la nazione nascente: doveva gestire una situazione ereditata dal padre e mirava all’estensione dell’influenza sabauda sulla penisola, inoltre non si fece scrupoli nell’usare un’eventuale abolizione dello Statuto Albertino come strumento di pressione sulla popolazione (Proclama di Moncalieri). E se si tiene conto del fatto che la liberazione del nord-est in realtà venne finanziata con i fondi del Regno delle Due Sicilie diventa davvero difficile smentire l’interpretazione secondo cui Casa Savoia è stata solo un mezzo per raggiungere il fine e poco più. Andando invece al Novecento sono innegabili le responsabilità della monarchia sabauda sull’ascesa del fascismo, tanto che, con la nascita della Repubblica, si misero da parte sia la monarchia sia l’autoritarismo.
Alla luce di tutto ciò, è già tanto se nel 2002 è stato permesso ai Savoia di rientrare in Italia. Il principe poteva benissimo fare a meno di questa canzone che sa di spot da campagna elettorale, con quel testo poi… Lavoro, solidarietà, famiglia: sembra voler strizzare l’occhio alla nostra Costituzione, con l’aggiunta però di un mandato divino che ci porta ai tempi di Carlo X e degli scrofolosi…
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