Marcegaglia for President! #2

11 giugno 2010 Nessun commento »

Zapatero e Berlusconi in conferenza stampa: ennesima figuraccia?

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Lascio giudicare ai visitatori, l’aspetto su cui vale la pena soffermarsi a mio avviso è un altro. Prima di lasciare la conferenza stampa il Premier ha detto di invidiare Zapatero perché la Spagna può contare su un minore debito pubblico rispetto a quello italiano. Ebbene sì, invidiamo chi sta «con le pezze al culo».  Tesi contradditoria che però ha il merito di riportarci alla reale natura del problema, perdonatemi se sono ripetitivo.

Le misure correttive (minori rispetto a quelle di Francia, Spagna e Germania) servono a ridurre il deficit, ma, diversamente dai Paesi citati, noi dobbiamo fare i conti con un rapporto Pil/debito più grave e non è detto che una manovra anti-deficit possa portare anche a una significativa riduzione del debito. Prendiamo per buone le stime del Fondo Monetario Internazionale: deficit al 5,2% e debito pubblico al 118,6%. Francia, Spagna e Germania hanno un problema di deficit – problema che contrastano in maniera più decisa – ma il loro debito pubblico non è troppo distante dalla soglia richiesta dal Patto di Stabilità. L’Italia è abbondantemente oltre e affronta quindi una situazione più complessa.
Per non parlare della politica di sviluppo, che dovrebbe essere di primaria importanza quando si avvia l’iter parlamentare di una manovra – sacrosanta – che però rischia di deprimere l’economia nazionale. Ancora una volta mi ritrovo nelle parole di Emma Marcegaglia:

Ridurre la spesa pubblica è una priorità per liberare risorse destinate alla crescita, lasciare più spazio al mercato, abbassare la pressione fiscale, alleviare l’aggiustamento a carico delle future generazioni.

Anziché invitarla a prendere il posto di Scajola, Berlusconi non può limitarsi a fare tesoro delle parole di questa saggia donna?

Signore e signori, il signoraggio!

05 giugno 2010 3 commenti »

L’Europa è attraversata da una crisi finanziaria che potrebbe decretare la fine dell’unione monetaria, il più importante dei tre pilastri su cui si regge Unione Europea. Secondo gli ottimisti l’UE non può sfaldarsi semplicemente perché questa eventualità non è mai stata presa in considerazione. Per i pessimisti invece non si tratta di uno scenario così incredibile, basta seguire l’andamento dei mercati per rendersene conto. Dall’Ungheria, le ultime conferme. Ed è proprio nei momenti di crisi che la dietrologia trova nuova linfa vitale.

Sono passati sette mesi dall’unica volta che ho scritto di Paolo Barnard ma, nel tempo, ho continuato a leggere i suoi interventi per sforzarmi di vedere le cose da una prospettiva lontana anni luce dalla mia. La cosa irritante non è tanto la divergenza di opinioni (pressoché totale) ma l’assenza di uno spazio dove lasciare commenti, ragion per cui leggo, mi infervoro e neanche posso sbottare! Il post di oggi nasce anche da questa possibilità negata. Ebbene, sulla crisi del debito sovrano, quale argomentazione avrà mai tirato fuori Barnard, notoriamente vicino alle posizioni dei complottisti? Ladies and gentlemen: il signoraggio!
Si legge sul suo sito:

Oggi noi Stati della zona Euro stiamo USANDO l’Euro, non ne siamo più i proprietari. Una volta noi italiani possedevano la lira, i francesi i franchi e i tedeschi i marchi ecc. Non siamo cioè più sovrani nell’uso della nostra moneta. L’Euro è a tutti gli effetti una moneta senza Stato, è una moneta ‘mercenaria’ che tutti i sedici USANO. Fra usare una moneta e possederla la differenza è enorme. Perché oggi ogni Paese dell’Euro deve, PRIMA DI SPENDERE per la cittadinanza, fare una di due cose: 1) prendere in prestito l’Euro, 2) TASSARE i propri cittadini per racimolarlo.

Barnard deve aver cambiato idea. A fine aprile aveva individuato nell’approvazione delle leggi Gramm-Leach-Bliley e Commodity Futures Modernization «la causa prima e diretta della catastrofe finanziaria che ha mandato in rovina milioni di famiglie nel mondo dal 2008 a oggi (Italia inclusa), e che ha indebitato gli Stati occidentali con le banche criminali»; adesso invece la causa di tutti i mali è il signoraggio (quindi la BCE, per l’emissione di banconote). Per fare chiarezza bisognerebbe approfondire il funzionamento della riserva frazionaria e affrontare la questione in termini macroeconomici ma non tutti hanno l’infarinatura necessaria per comprendere le politiche monetarie; le teorie del complotto sul signoraggio hanno invece il “merito” di essere semplici, alla portata di tutti, quindi facilmente divulgabili. Per carità, Barnard scrive anche cose giuste – quando per esempio fa notare che un tempo gli Stati potevano svalutare la moneta, ora no – ma il debito sovrano degli Stati nazionali non dipende dal signoraggio. E probabilmente lo sa bene anche lo stesso Barnard, che infatti precisa: gli Stati si indebitavano anche prima dell’unione monetaria. Ma allora? Di che cosa stiamo parlando?

L’enorme Leviatano, l’Unione Europea, non è esente da difetti e ha deluso le aspettative di molti ma, come ogni cosa, è migliorabile. Vogliamo davvero liquidare il processo d’integrazione comunitaria? Vogliamo davvero mettere da parte il sogno delle identità multiple? Tornare ai confini, ai dazi doganali, al protezionismo? La politica trovi il modo per riconquistare la fiducia dei mercati, questa è la sola strada percorribile.

Professione di fede

03 giugno 2010 Nessun commento »

Credo in un solo sondaggio…

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Da decenni i più autorevoli studiosi di scienze sociali sottolineano i limiti del sondaggio; già nella seconda metà degli anni Settanta il buon Bourdieu scriveva che l’opinione pubblica – o meglio, quella sondata attraverso i sondaggi – non esiste. E’ giusto che indagini di questo tipo vengano realizzate, ma i risultati non sono verità assolute. Non esistono sondaggi reali e fasulli; esistono sondaggi i cui dati – puramente indicativi – andrebbero presi con le pinze, sempre e comunque. Per dirla con Nietzsche: non ci sono fatti, bensì interpretazioni.

Ma anche accettando per dogma il risultato dei sondaggi, a nessuno viene in mente che forse Berlusconi gode di un consenso maggiore rispetto agli altri leader europei perché la manovra italiana, a confronto con le misure introdotte negli altri Paesi, è appena un leggero antipasto? Spagna, tagli per 50 miliardi in tre anni; Francia, 100 miliardi in tre anni; Germania, 10 miliardi all’anno per cinque anni. L’Italia invece mette sul piatto una manovra da 24 miliardi, nonostante un debito pubblico di gran lunga superiore a quello dei Paesi citati. Sapere di preciso a quanto ammonta l’indice di gradimento del Premier è davvero così importante? O è più importante sottolineare che il governo del Paese che dovrebbe tagliare di più è  proprio quello che, allo stato attuale, sta tagliando di meno?


Comunicazione di servizio: spammer affetti da logorrea acuta hanno preso di mira il form che permette di inviarmi e-mail dal sito. Cancellerò la pagina incriminata. Chi volesse inviarmi messaggi privati può sempre usare Facebook o Twitter; chi si fa meno remore può lasciare commenti pubblici sul blog.

FB, termometro dell’opinione pubblica

28 maggio 2010 Nessun commento »

E’ difficile dire chi sia Hervé Falciani (leggete qui, qui e qui), ma due cose sono sicure. Quasi sette miliardi potrebbero tornare nelle casse dello Stato italiano. E su Facebook pochi ne parlano come un eroe; molti vorrebbero vederlo marcire in carcere!