Der Abschied

21 maggio 2010 Nessun commento »

E’ morto Giampaolo Fabris.

E a me piace ricordarlo così:

«Che il Ministero per le Politiche Agricole abbia sponsorizzato il lancio di un nuovo prodotto McDonald’s, che il Ministro Zaia sia protagonista – facendosi persino fotografare con il grembiule McDonald’s e un hamburger tra le mani – di numerose interviste a favore della nuova iniziativa non è soltanto una sgradevole manifestazione del folklore leghista. E’ un fatto di inaudita gravità. Legittimare come immagine una proposta alimentare tanto contrastante con quel modo di mangiare all’italiana, a cui viene accreditata nel mondo una indiscussa egemonia ed eccellenza, significa una colpevole concessione di credito. C’è una profonda differenza tra il cibo ed ogni altro comparto del consumo. Il cibo è parte integrante della cultura materiale di un Paese, della sua identità. Il cibo è anche ideologia ed esprime il sistema di valori della società che lo ha elaborato nei secoli. […]
Ma cos’è Mc Italy che ha indotto Zaia ad una così spericolata operazione? Un hamburger salsoso con ingredienti della nostra tradizione agroalimentare di cui si garantisce una rigorosa tracciabilità. Del resto già da tempo McDonald’s opera in una prospettiva di crescente captatio benevolentiae nei confronti di alcuni trend sociali emergenti – il glocal, la riscoperta del genius loci – ma soprattutto, di difesa proattiva nei confronti di un crescendo di accuse che gli vengono rivolte. Promuovendo marginalmente la presenza di alcuni prodotti del territorio soprattutto per bonificare anche sotto il profilo nutrizionale la sua offerta.
Si tratta di una delle più spericolate operazioni di green washing. Anche perché comunque è del tutto improbabile che le new entries raggiungano quote significative nell’offerta complessiva. Il ministro si dichiara addirittura lusingato che l’Ad di McDonald’s abbia dovuto addirittura attraversare l’Oceano e recarsi a Chicago per ottenere il placet per una iniziativa tanto destabilizzante e rivoluzionaria. In realtà un’eccellente operazione di Pr. Flirtare con l’italianità – certificata in modo tanto autorevole – porta solo vantaggi alla multinazionale americana. E’ dubbio che ne generi alcuni, se si guarda oltre la punta del naso, all’industria agroalimentare italiana. Certamente il risultato è un contributo a legittimare una delle più inquietanti proposte alimentari. L’italian food come nuovo asset strategico di McDonald’s nel mondo.»

(da Affari & Finanza, 8 febbraio 2010 – l’articolo integrale lo trovate qui)


La camera ardente, aperta lunedì 24 maggio dalle ore 11.30 alle ore 13.30, sarà allestita presso la Sala Piramide dell’Università IULM di Milano (sesto piano – Edificio 1). La cerimonia funebre avrà luogo alle ore 14.30: lo stesso giorno, nello stesso luogo.

La cultura ai tempi della Lega

02 maggio 2010 3 commenti »

Se Matteo Salvini non esistesse bisognerebbe inventarlo. Consigliere al Comune di Milano ed eurodeputato, è uno di quei leghisti senza i quali il mondo sarebbe più triste: è difficile trovare qualcuno con questa insana voglia di esporsi al pubblico ludibrio. Matteo Salvini, quello dei vagoni della metropolitana riservati ai soli milanesi, quello che cantava cori contro i napoletani trincando boccali di birra (alla faccia dei viticoltori del nord). A volte mi chiedo come si possa votare per un politico così, ma poi mi tornano in mente Renzo Bossi e i 12.000 elettori di Brescia e una risposta riesco quasi a darmela…

Secondo i leghisti di Milano i fondi del Comune destinati alla Scala sono troppi e mal impiegati: il tempio della lirica farebbe troppo poco per la città e per i milanesi. Per chiarire la loro posizione, i leghisti hanno fatto il paragone con tutti quei teatri che, con molti meno soldi, riescono a chiudere la stagione: qualcuno dovrebbe spiegare a questa gente che un piccolo teatro non fronteggia gli stessi costi della Scala… Se poi pensiamo al ritorno economico che garantisce un’icona della cultura in termini di immagine il paragone si rivela in tutta la sua inconsistenza. Eppure Salvini, imperterrito, ne ha approfittato per contestare anche i finanziamenti al Piccolo e al Festival MiTo.

Illuminante la replica di Francesco Micheli, presidente del MiTo: la maggior parte dei finanziamenti alla Scala viene dai privati e la gestione dei fondi è esemplare (il bilancio e sempre in pareggio); all’ultima edizione del MiTo il 24% degli artisti che hanno partecipato erano milanesi (hanno guadagnato il 27% del cachet), il 67% degli spettatori erano milanesi e il 10% del budget è stato destinato a strutture e fornitori milanesi. Povero Salvini, che figuraccia!

Per essere un partito che si riempie la bocca di paroloni sulla difesa delle tradizioni locali, mi pare che la Lega abbia le idee un po’ confuse. O forse è il concetto di cultura che andrebbe ridefinito. Basta lirica alla Scala! Vogliamo il teatro dei burattini! No a Bellini (terrone), sì al Giopì!

Marcegaglia for President!

12 marzo 2010 Nessun commento »

In queste settimane ho preferito non scrivere di politica, inorridito dagli ultimi eventi. In Italia, in prossimità delle elezioni, i toni si fanno sempre più bassi ma tutto ha un limite. Almeno così credevo, povero illuso. In passato ho scritto di gaia apocalisse italiana, facendo il verso a quella viennese, ma non avevo tutti i torti: la situazione è davvero penosa. E per quanto uno possa cercare di convincersi del contrario – sono anni che rimprovero chi smette di credere nel cambiamento e scappa all’estero – la verità, purtroppo, è lì, evidente, sotto gli occhi di tutti.

Da culla della cultura a landa di barbari. Un Paese che toglie spazio all’informazione nel periodo, quello pre-elettorale,  in cui servirebbe di più e dove bisogna ricorrere al Tar per poter parlare di politica  in televisione può dirsi moderno? Un Paese dove le regole valgono per tutti tranne per chi le scrive può definirsi civile? Una classe politica che, al momento del confronto, si perde in liti e rancori personali può dirsi responsabile?

Questa gente si rende conto del diffuso malcontento? Riesce, anche solo per un istante, a mettere da parte gli interessi personali in nome di qualcosa di più alto? Vogliono riflettere seriamente sullo stato in cui versa il Paese che un giorno consegneranno alle nuove generazioni? O vogliono fare scappare all’estero tutti i figli di questa povera Italia allo sbando?

Possibile mai che, oggi, per sentire un commento intelligente sui fatti della politica si debba ascoltare ciò che dicono, non i nostri rappresentanti, ma i vertici di Confindustria? A questo punto dateci Emma Marcegaglia come Presidente del Consiglio.

Suono Carmagnola!

19 febbraio 2010 4 commenti »

Alla fine Emanuele Filiberto è stato ripescato e con lui Valerio Scanu. Trova fondamento la tesi di chi l’anno scorso aveva criticato la vittoria di Marco Carta, il ragazzo che, avendo precedentemente partecipato ad “Amici”, il famoso programma della De Filippi, poteva contare sul supporto di fan pratici di televoto. Quest’anno a salvarsi sono stati invece il principe dei reality di danza e un altro prodotto della Maria nazionale. I filomonarchici hanno poco da esultare, quanto ho scritto resta sostanzialmente valido (e infatti Emanuele Filiberto è stato fischiato ancora); ci sarebbe semmai da riflettere sulle dinamiche del televoto, chi ha già partecipato a programmi che ne prevedono l’uso di fatto si trova agevolato.

Come confermato dai referrer, alcuni nostalgici della monarchia borbonica hanno mostrato un particolare interesse per il blog dopo l’intervento sui Savoia ma ci tengo a precisare che la mia non voleva essere una critica al processo di unificazione del Paese bensì una critica a questa (Savoia) o a quella (Borbone) monarchia. Oggi vorrei soffermarmi in particolar modo su quest’ultima. I nostalgici non hanno ancora capito che Carlo di Borbone preferisce tenersi distante dalla politica attiva, nonostante più volte i filomonarchici abbiano cercato di coinvolgerlo. E se anche dovesse cambiare idea, rimarrebbe comunque all’interno del sistema istituzionale repubblicano, dubito che sarebbe così poco lungimirante da voler ripristinare il Regno delle Due Sicilie. La mia avversione per il separatismo è cosa nota, l’Italia per conservare un peso nello scacchiere internazionale deve restare unita, non può dividersi in stati e staterelli così come è stato per tre secoli di fila (secoli, infatti, in cui erano gli altri a decidere le nostre sorti). Ma se anche fossi un separatista mi toccherebbe ammettere che, pure in presenza di un fondamento storico (cosa che invece non può rivendicare la fantomatica Padania) il sud non ha l’indipendenza economica per provvedere alla propria autonomia. Dunque, anche solo per pragmatismo, una simile ipotesi è da scongiurare. E del resto sarei il primo a organizzare la rivolta, un bel regalo di compleanno per il sovrano, come a Palermo nel 1848.

Non vedo come si possa giustificare oggi, nel XXI secolo, un’impronta monarchica. Diritto divino? Poteva avere senso quando vigeva l’oscurantismo e la percentuale di analfabeti al sud era prossima al 100% ma oggi l’Italia, anche se si sta impoverendo sul piano culturale, per fortuna è ben lontana da quei tempi. E poi, se fossi re, certamente non scomoderei Dio. L’epoca dei sovrani che imponevano le mani sugli scrofolosi è finita; anche se in Italia ci sono tuttora sparuti gruppi di sanfedisti che invocano il diritto divino, oggi si preferisce parlare di laicismo. La verità è che le monarchie non hanno più motivo d’esistere. La popolazione non è disposta ad accettare nuovamente che uomo si metta a capo della comunità, per diritto ereditario poi! Un’offesa all’intelligenza umana e all’emancipazione dei cittadini. Eppure qualche monarchia sopravvive. Già, è vero, ci sono quelle costituzionali: il re messo lì per rappresentanza, come bene museale. Un’ipotesi di questo tipo sarebbe da evitare perché, per prima cosa, offenderebbe il re! E poi il suo corrispettivo nel sistema repubblicano esiste ed è il Presidente della Repubblica, con un vantaggio non di poco conto: il mandato è limitato nel tempo mentre un sovrano è per la vita.
Sua, ovviamente…

I separatisti del nord farebbero meglio a vedere nell’Italia un’opportunità: i mercati europei sono saturi e nei prossimi decenni diventeranno sempre più importanti quelli dei Paesi in via di sviluppo nel sud del mondo. Il ruolo del meridione è chiaro, lo impone la nostra cultura marittima (nel senso schmittiano dell’espressione). I separatisti meridionali invece farebbero meglio a dimenticare il Regno. Bisognerebbe combattere quella criminalità che impedisce lo sviluppo del sud e investire su una classe imprenditoriale e amministrativa degna di questo nome. Troppo comodo dire che il governo pensa solo alla questione settentrionale quando, tra le fila di maggioranza e opposizione, si vedono numerosi politici del sud. Allora il problema sarebbe da cercare nella scelta dei rappresentanti, non nella forma dello Stato.