Toglietemi tutto ma non Bruckner

07 marzo 2010 Nessun commento »

In Sicilia, dove sono nato e cresciuto, il tempo sembra essersi fermato. A volte – non lo nascondo – mi pare quasi un pregio, questa lentezza nel recepire le istanze della nostra epoca. In realtà però si tratta di un limite evidente, perché il progresso continua la sua corsa e non aspetta la Sicilia. Fortunatamente ci sono anche realtà che, nel tempo, confermano il loro valore, l’Orchestra Sinfonica Siciliana è senza dubbio tra queste.

Durante il soggiorno nella mia terra natale mi sono concesso il lusso di assistere ad entrambe le esecuzioni di uno stesso concerto. Certo, “A fairytale poem”, la composizione scritta nel 1971 da Sofia Gubaidulina, meritava un secondo ascolto, così come i canti dell’addio (“Abschiedslieder”) di Korngold, autore che già apprezzavo per l’opera “Die tote Stadt” e per l’unica sinfonia composta, ma,  a essere onesto, è stata la Settima di Bruckner a spingermi verso questo doppio appuntamento. A dirigerla c’era Ralf Weikert, che ha cominciato gli studi proprio a Linz, città cara al compositore austriaco.

La Settima, pur non rientrando tra le mie composizioni preferite, è – assieme alla Romantica – la più famosa sinfonia di Bruckner. Luchino Visconti, per esempio, se ne servì per la colonna sonora di “Senso”. Ciononostante in Italia la maggior parte della gente ignora l’esistenza del povero Bruckner e chi lo conosce spesso si ostina a prendersi gioco della sua musica. «E’ tronfio», dicono. Bestialità – potrebbe dirsi solenne tutt’al più – ma ormai neanche mi curo di certi stupidi commenti, anzi, confermano la teoria secondo cui la musica di Bruckner non è per poveri di spirito (in senso laico). Aveva ragione Elfriede Jelinek. «Disprezzare Bruckner è una follia di gioventù a cui molti si sono lasciati andare».

San Günter

14 febbraio 2010 Nessun commento »

Ma quale San Valentino! Quale festa degli innamorati!
Il 14 febbraio andrebbe ricordato per ben altre ragioni.
Per esempio otto anni fa si spegneva Günter Wand, bruckneriano DOC.

Vogliamo mettere?

Il binomio Bruckner-Mahler

15 agosto 2009 Nessun commento »

Negli ultimi tempi ho dedicato ampio spazio alle smargiassate di una schiera di manigoldi; sconfessare certi individui è per me un dovere civico, al pari del voto. Tuttavia, non volendo riempire il mio blog con le loro brutte facce, torno ad un argomento a me molto più caro: la musica.
Se passate da queste parti per la prima volta non sapete ancora che Bruckner e Mahler figurano tra i miei compositori preferiti, due autori che al primo ascolto generalmente non piacciono a nessuno ma che invece segnano profondamente l’animo di chi, come il sottoscritto, è seriamente convinto di possedere un modo di sentire tardo-romantico. Se credessi nella metempsicosi potrei perfino supporre di essere uno di quegli uomini descritti accuratamente da Werfel nei suoi romanzi, potrei essere un Karl, un Franz, forse un Ernst. E a pensarci bene l’Italia di oggi ricorda sotto molti aspetti l’Austria della gaia apocalisse.

Tornando al trascendente Bruckner e al genio grottesco di Mahler, Peter Gammond, profondo conoscitore del repertorio sinfonico (agevolato in questo dall’aver lavorato per la Decca Records), nel suo Bluff your way in music ritiene che accostare Bruckner e Mahler, come molti fanno, sia un errore. C’è del vero, soprattutto se si tiene conto del fatto che molti spiegano questo accostamento facendo riferimento alla lunghezza dei loro lavori. Ma la lunghezza in sé è un dato poco rilevante, si potrebbe mai sostenere che il Signore degli Anelli e l’Ulisse sono romanzi simili perché voluminosi entrambi?

Da una parte c’è Bruckner, un uomo perennemente orientato al divino che però nei suoi lavori non ha mai rinunciato alla razionalità, scrivendo composizioni profondamente strutturate, solide e quadrate; dall’altra Mahler, uomo fragile e dalla personalità complessa, che ha sviluppato uno stile tutto suo, a metà tra serio e faceto, uno stile dove l’amore per il grottesco (v. Titano, Kindertotenlieder) e quello per la natura (i cui suoni cercherà di riprodurre) si fondono in composizioni che non sfociano nella rottura del sistema tonale, ma che senza dubbio – per la prima volta – lo mettono seriamente in discussione. Dove cercare dunque il punto di contatto tra i due? Se l’era già chiesto Bruno Walter, noto direttore d’orchestra che ai legami (e alle differenze) tra i due compositori aveva anche dedicato un interessante saggio.

Innanzi tutto non bisogna dimenticare che il giovane Mahler collaborò con il maturo Bruckner e che vide in lui il suo diretto predecessore, ma è soprattutto il contesto storico in cui vivono – l’Austria imperiale che da lì a poco si baloccherà nella sua dissoluzione – a esercitare su entrambi una comune tensione interiore, che ognuno però svilupperà a suo modo. Reiterazione (di chiara influenza wagneriana), falsi finali ed una concezione epica della coda nel primo; forzatura del sistema tonale e stile volutamente parodistico (v. il Rondo-Burleske della Nona) nel secondo. Bruckner, fervido credente, annuncia la morte e innalza lodi al Signore; Mahler – il cui rapporto con la fede è ben più complesso – cerca di esorcizzare le sue paure guardando alla vita con uno sguardo sardonico, ma non rinuncia per questo a profonde riflessioni sulla precarietà dell’esistenza umana.

Personalmente ritengo che si sia soliti accostare i due non tanto per una somiglianza formale ma per il rapporto di continuità che li tiene inevitabilmente legati. Alla morte di Beethoven si svilupparono infatti due linee di pensiero, quella conservatrice brahmsiana e quella innovatrice wagneriana, soffermandoci su quest’ultima è impossibile non individuare – sempre tenendo conto delle dovute differenze – in Wagner il padre di Bruckner, in Bruckner il padre di Mahler e in Mahler il padre della Seconda Scuola viennese (Schönberg, Berg, Webern). Immaginando lo sviluppo storico della musica come un percorso non si può concepire il lavoro di Mahler senza considerare quello del suo predecessore, così come non si può studiare il lavoro della Seconda Scuola di Vienna ignorando il ruolo di spartiacque rivestito dal compositore boemo.

E dunque Bruckner e Mahler, simili e diversi al tempo stesso, legati da un comune sentire che è struggimento e passione, dubbio e ricerca di una verità altra. Superiore, trascendente.

Mir war auf dieser Welt das Glück nicht hold!
Wohin ich geh? Ich geh, ich wandre in die Berge.
Ich suche Ruhe für mein einsam Herz.
Ich wandle nach der Heimat, meiner Stätte.
Ich werde niemals in die Ferne schweifen.
Still ist mein Herz und harret seiner Stunde!

Die liebe Erde allüberall
Blüht auf im Lenz und grünt
Aufs neu! Allüberall und ewig
Blauen licht die Fernen!
Ewig… ewig…

[H. Bethge / G. Mahler - Die chinesische Flöte / Das Lied von der Erde]

Allegro ma non tanto

28 aprile 2009 1 commento »

Nuovo direttore (Xian Zhang), nuovi obiettivi: nel giro di qualche anno l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi punta ad essere annoverata tra i più importanti ensemble a livello internazionale; in quest’ottica si è pensato bene di proporre un programma più ampio (mantenendo però i prezzi invariati), ecco nello specifico cosa prevede la nuova stagione:

  1. Stagione sinfonica: ancora una volta a Milano sarà possibile ascoltare l’intero ciclo sinfonico di Beethoven; in programma anche tanto Mozart e tanto Schubert. Appuntamenti interessanti con Musorgskij, Sibelius, Korngold, Berlioz e Stravinskij. Due invece le pecche: la prima – la più grave – è data dalla totale assenza di Bruckner; la seconda vede invece l’esecuzione di sole due sinfonie di Mahler, di cui una – il Titano – già eseguita nella stagione sinfonica ancora in corso. Se non altro questa carenza è mitigata dall’intenzione di eseguire tutto il ciclo sinfonico di Mahler per la stagione ancora successiva, in occasione dell’anniversario dalla morte
  2. Anche nella stagione 2009/2010 ci sarà la rassegna sul Novecento, uno dei punti più interessanti del programma, con composizioni di Schönberg, Berg, Nono, Ligeti e Mahler  (saliamo così a quota tre sinfonie) e altri ancora
  3. A febbraio un intero ciclo sarà dedicato a Chopin
  4. Nell’arco della stagione dieci appuntamenti saranno invece dedicati ad Haydn
  5. Altro punto forte: la rassegna sulla musica barocca (Monteverdi, Haendel, Bach, Vivaldi, Pergolesi). In particolare per questa rassegna suonerà una formazione specializzata con strumenti originali

Sono previsti tour all’estero (in Svizzera) ma anche tappe in giro per l’Italia con la violinista Francesca Dego. Aprirà la stagione all’Auditorium la Settima di Beethoven, il cui Secondo Movimento, lo ribadisco ogni volta che posso, è una delle più belle pagine di musica mai scritte, non solo da un punto di vista formale (sublime contrappunto) ma soprattutto per il forte impatto emotivo che suscita nell’ascoltatore.

Concludo il post invece con il Terzo Movimento del Concerto per violino e orchestra di Sibelius, che ho potuto apprezzare un paio di settimane fa a Palermo (con l’Orchestra Sinfonica Siciliana) e che verrà proposto a Milano il prossimo ottobre.

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