Intermission #3
PS: cappellino tedesco, segno di protesta contro la nazionale di calcio italiana
PS: cappellino tedesco, segno di protesta contro la nazionale di calcio italiana
Per chi non lo sapesse, alla fine è passata la proposta italiana sul debito aggregato. Perplessità a parte, resta un buon risultato. Il “tassa e punisci” di Angela “DDR” Merkel è invece stato criticato da tutti i politici nostrani, eccezion fatta per quelli dell’Italia dei Valori, il partito di chi va in brodo di giuggiole quando sente parlare di punizioni (scriteriate) e tasse (che ci fanno nell’ELDR, mi chiedo io). Subito in prima linea Elio Lannutti, capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione Finanze al Senato. Classe 1948, autore del libro La Repubblica delle banche – prefazione di Beppe Grillo – edito dalla stessa casa editrice che ha pubblicato i testi tanto cari a signoraggisti e anti-europeisti (nel catalogo spuntano i soliti nomi: Marco Saba, Marco Della Luna e via dicendo).

Secondo Lannutti «Il governo dovrebbe inserire subito nella manovra economica una buona tassa sulle banche […] solo così sarà possibile far pagare il conto a chi, in definitiva, ha provocato la crisi». L’aspetto divertente? I toni biblici («far pagare anche ai banchieri i costi della crisi da loro stessi provocata per avidità di guadagno e propensione all’azzardo è cosa buona e giusta»), peccato che i contenuti lascino a desiderare. L’errore di fondo è sempre lo stesso: mettere sul banco degli imputati tutte le banche (indistintamente), tutti gli operatori finanziari (indistintamente), tutti i tipi di investimento (indistintamente). In questa Italia schiava del populismo, non mi stancherò mai di ripetere che:
Tassare le banche vuol dire indebolirne la stabilità patrimoniale, dunque rendere più fragile l’intero sistema creditizio. Non si può volere una tassa sulle banche e al tempo stesso sperare che non avvenga una stretta al credito («un pericolo, che governo, Banca d’Italia e Antitrust dovrebbero, se ne fossero capaci, scongiurare e su cui noi invece vigileremo senza sosta: la maggiore tassazione non può assolutamente avere una ricaduta su famiglie e imprese», sempre parole di Lannutti), perché il credit crunch sarebbe la naturale conseguenza della tassazione. Minori profitti, minori investimenti. Con buona pace di famiglie e imprese.
Delle due, l’una: o Lannutti non conosce le conseguenze della sua proposta oppure la stretta al credito è proprio quello che si augura e allora propone una tassa che la renderebbe inevitabile per poi poter puntare il dito contro Bankitalia. Nel primo caso sarebbe imperdonabile la leggerezza, nel secondo l’intento machiavellico. Una cosa è certa: di fronte al populismo dell’IdV persino quello verde di stampo leghista impallidisce. Ma almeno quelli dell’IdV non te li ritrovi ogni anno a Pontida!
Godiamoci la musica degli ABBA, questa sì che è cosa buona e giusta.
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