La gaia apocalisse italiana
Dall’arciduca fino al cantante popolare, ma anche dal grande borghese fino al proletario, tutti inclinavano all’edonismo; l’edonismo era appunto la base del loro «stile democrazia», uno stile che pur lasciando intatte le differenze sociali, legava l’aristocrazia al popolo, consentiva la loro reciproca comprensione e li induceva a quella «cordiale» confidenza così tipicamente austriaca. Questo «stile democrazia» modellato sul comportamento del Kavalier era indubbiamente molto diverso da quello del gentleman inglese, poiché dietro a quest’ultimo stava un’autentica democrazia politica, mentre la struttura sociale dell’Austria non aveva niente a che fare con la democrazia politica.
Scommetto che se avessi eliminato i riferimenti all’Austria molti avrebbero equivocato. Le parole di Hermann Broch – che scriveva della Vienna di fine diciannovesimo secolo – ritraggano fedelmente l’attuale situazione politica italiana, confermando quanto avevo già accennato nel precedente post: l’Italia è alla sua gaia apocalisse.
Non manca nulla: abbiamo gli aristocratici (Emanuele Filiberto), il cantante popolare (Mariano Apicella), borghesi e proletari a frotte. Ma soprattutto abbiamo l’edonismo elevato a Ragion di Stato ed un Kavalier sul cui comportamento si modella quello «stile democrazia» che niente ha a che fare la con la democrazia politica.
L’Italia della gaia apocalisse si orna per nascondere la sua povertà, ride inebetita, riscopre impulsi xenofobi, vive di autocompiacimento, prende la crisi sottogamba e, anziché mostrarsi seria e contegnosa di fronte all’imminente tracollo, gongola per quella perenne ostentazione del kitsch, che non a caso è un’altra parola-chiave utilizzata da Broch per descrivere la Vienna del suo tempo:
Un minimo di valori etici doveva essere ricoperto con un massimo di valori estetici, i quali non erano più e non potevano più essere tali perché un valore estetico che non si sviluppi su una base etica è esattamente il proprio contrario e cioè artificio, paccottiglia, sofisticazione: in una parola Kitsch. Come capitale del Kitsch, Vienna divenne anche la capitale del vuoto-di-valori dell’epoca.
Oggi, come allora, abbiamo l’obbligo di sorridere, sorridere sempre e comunque, anche se la barca va a fondo. Ci dicono: ballate, spensierati, lo spettacolo deve continuare! Almeno però nella Vienna asburgica ballavano sui valzer di Strauß, a noi restano soltanto i jingle su cui ballano le veline di Striscia.

Veniamo dunque ad un argomento attualissimo: il velinismo politico. Sull’argomento si era soffermata Barbara Serra, brillante giornalista italiana ex BBC e Sky (dal 2003 lavora alla sede londinese di Al Jazzeera), intervistata un anno fa da Luca Telese.
Ecco un estratto di quell’intervista:
Nel 2000 finalmente arrivi alla Bbc nazionale. Quale fu il tuo primo scoop?
(Ride) “Riuscii ad intervistare Silvio Berlusconi”
[…]
Lui come fu?
“Molto serio. Nessuna battuta”.
E la tua carriera?
“Scelgo di tornare in una redazione regionale. Ma finalmente reporter”.
Uno scoop dell’epoca?
(Grande risata). “Ehhhh…. Camiciotte con collo di pelliccia”
Cosa?
“C’era un negozio, credo italiano, che le vendeva. Telecamera nascosta: appuro che è davvero pelliccia, faccio il servizio e… Scoppia una polemica furibonda”.
Per cosa?
“Scherzi? In Inghilterra, un prodotto la cui produzione implica crudeltà contro gli animali è… è… socialmente inaccettabile!”.
Quando parli dell’Italia dici che anche le veline lo sarebbero.
“Ahhh… Questa è una cosa fantastica. Non c’è paese d’Europa dove le veline potrebbero esistere”.
Proprio tu lo dici, che sei cresciuta in un paese nordico…
“Ma che c’entra? La velina non è la modernità, ma il medioevo. E’ la cosa televisivamente più antica che posso immaginare. Non lo dico da bacchettona… In Danimarca ci sono i film porno in chiaro dopo la mezzanotte. Ma sia a Londra che a Copenaghen contro le veline farebbero i comitati!”.
Facciamo un test sul costume: in Italia il ministro Carfagna, ex velina, nega il patrocinio al gay pride.
(Ride) “Da noi l’omosessualità non è né una polemica né una notizia. L’ultima volta in cui mi sono occupata di matrimoni gay, che non fosse di un mio amico, è stato per Elton John!”.
[…]
Una cosa che non capisci dei politici italiani?
“Da noi è impensabile che un politico non risponda a una domanda. La prima lezione di qualsiasi media training è: il no comment non esiste!”.
Da noi lo fanno tutti, primi ministri compresi.
“Che ci provino non mi stupisce. Mi preoccupa che non arrivino lettere di protesta”.
E’ di qualche giorno fa la notizia secondo cui Luca Telese lascerà Il Giornale per scrivere su Il Fatto. «Ho deciso» si legge sul suo blog «dopo aver visto il nostro premier che insultava Valeria Ferrante, una brava ed educatissima giornalista del Tg3 colpevole di avergli fatto una domanda», dettaglio questo che mette in evidenza non solo la coerenza del giornalista sardo (che un anno prima aveva toccato l’argomento proprio con Barbara Serra) ma anche quella del Premier, che, ancora una volta, si conferma un autentico illiberale.
E adesso datemi pure del comunista.









16 agosto 2009 - 20:33
COMUNISTA!!! Proprio tu che sei MOOOLTO più liberale di Berlusconi! Se non la pensi come lui non puoi che essere un “rosso”!!!
16 agosto 2009 - 22:17
Rosso per me è solo il colore del buon vino
17 agosto 2009 - 12:05
post molto interessante! le persone in gamba meriterebbero più visibilità ma si sa come va l’italia…
17 agosto 2009 - 19:29
Grazie per l’apprezzamento. Quanto all’Italia, parafrasando Flaiano: la situazione politica (e non) in Italia è grave ma non è seria