La gallina dalle uova d’oro

Sono momentaneamente tornato nella mia terra natale per sbrigare alcune questioni lavorative, ma, pur trovandomi distante da Perugia, seguo con interesse ciò che accade al Festival Internazionale del Giornalismo, che si sta svolgendo proprio in questi giorni nel capoluogo umbro.

Ovviamente non si è potuto fare a meno di parlare del rapporto tra giornalismo tradizionale e nuove tecnologie. Il giudizio di Charlie Beckett, direttore della Polis London School of Economics, è lapidario: «Tutti sono presenti in rete: o entriamo in rete o moriamo». Peccato che spesso a morire siano proprio le redazioni che decidono di espandere la propria area d’influenza avventurandosi sul web. Quando penso alle difficoltà a cui va incontro la stampa tradizionale nel tentativo di sfruttare Internet mi viene subito in mente il caso del Giornale di Sicilia che, anni fa, seguendo l’esempio di tante altre testate, aveva creato la versione telematica del giornale, per poi fare dietrofront: oggi il Giornale di Sicilia si limita a riportare su una scarna homepage la prima pagina del giornale cartaceo. Numerosi sono i fattori che spiegano certe inversioni di rotta: approdando sul web diventa per esempio fondamentale potenziare il lavoro di redazione (incremento questo che, com’è facile intuire, comporta costi aggiuntivi), si è costretti ad assumere figure professionali portatrici di nuove competenze, si devono fronteggiare costi di gestione superiori, ma è soprattutto un insufficiente ritorno pubblicitario (a fronte della gratuità con cui, invece, il lettore fruisce del servizio) a risultare determinante, a causare il tracollo.

Parlando dell’editoria online Murdoch ha recentemente suggerito ai quotidiani di far pagare l’accesso ai loro siti web. Quello proposto dal noto imprenditore australiano pare, almeno a livello teorico, un intervento sensato, ma nella pratica? L’utente medio di Internet è fortemente attaccato al concetto di gratuità e tende anzi a impuntarsi quando si trova costretto a comprare un servizio di cui prima usufruiva liberamente. Non solo: chi sarebbe disposto a pagare per leggere una notizia che può facilmente essere letta gratuitamente su qualche altro indirizzo Internet? Pochi, una cerchia ristretta, forse nessuno. Sarebbe dunque necessario un intervento sinergico da parte di tutti gli operatori del settore, un cambiamento compatto di tutta l’editoria, e non solo a livello nazionale. Mi sembra chiaro che un simile intervento potrebbe soltanto essere definito utopico.

Dunque? Che fare? Rinunciare alle potenzialità di Internet? Non sia mai, in fondo Charlie Beckett non ha tutti i torti: ormai essere sul web è fondamentale, non è solo una questione di visibilità. Non bisogna dimenticare infatti che giornalismo tradizionale e giornalismo online, essendo per loro stessa natura diversi (di approfondimento il primo; veloce, conciso e aggiornato il secondo) si rivolgono a target diversi. Le loro offerte sono dunque da considerarsi complementari.

Chi si avventura sul web in genere lo fa pensando che Internet sia una gallina dalle uova d’oro. Nulla di più sbagliato, la comprensione di questa verità è già un ottimo punto di partenza per conseguire un buon risultato. Fatta questa premessa, chi decide di puntare sull’informazione online deve innanzi tutto cercare di operare scelte redazionali sensate, in linea con i tempi. Volendo essere brutali si tratta di svecchiare le redazioni tradizionali: non solo perché è difficile inculcare la cultura del cambiamento e dell’innovazione in chi si affanna in una strenua difesa dello statu quo, ma soprattutto perché solo integrando figure professionali maggiormente aggiornate diventa più facile una gestione sinergica del lavoro di redazione, sia nella forma cartacea sia in quella telematica.

Per risollevare gli investimenti (crisi permettendo) è invece necessario che gli inserzionisti capiscano il forte impatto dei nuovi media nelle abitudini del consumatore, impatto che con il tempo (e con una maggiore informatizzazione del Paese) non potrà che aumentare. Questo sarà un passo determinante soprattutto in Italia, dove scetticismo e pregiudizi continuano a influenzare le scelte di chi pianifica la spesa pubblicitaria. Questo atteggiamento non fa che contribuire all’abbassamento dei prezzi, svilendo le potenzialità di un mezzo come Internet che può invece rivelarsi fondamentale di fronte a una sempre maggiore frammentazione dei consumatori.

1 commento

  1. Google contro tutti… O tutti contro Google? | Manfredi Pomar

    [...] cosa è cambiato da quando ho scritto il precedente post sull’argomento? Per cominciare il Giornale di Sicilia ha riportato in vita il sito della testata (meglio tardi che [...]

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