Ius soli (vantaggi)

29 novembre 2009 1 commento »

L’operato di questa destra – lo sanno i lettori abituali del blog – non mi convince granché, in particolare per quel che riguarda la politica estera, quella economica e le assurdità proposte dalla Lega (spesso assecondate dal PdL). Eppure se qualcuno mi chiedesse di indicare la migliore iniziativa politica degli ultimi anni segnalerei senza dubbio il lavoro della Fondazione FareFuturo, che non può essere considerata (ahimè) il cuore della destra italiana di oggi ma che senza dubbio rappresenta la sua avanguardia politica. Se la fondazione continuerà su questa strada, la sinistra finirà col trovarsi indietro anche su tematiche a lei care (diritti civili, problemi sociali, integrazione europea) e sarà di fatto costretta ad ulteriori riflessioni sulla propria identità.

Purtroppo però a fare i riformatori di un’area conservatrice si finisce con l’essere additati come nemici dal proprio schieramento. E’ il rischio a cui sta andando incontro negli ultimi mesi il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini (che presiede la fondazione), come testimoniato dai sempre più frequenti attriti con Umberto Bossi (che non rinuncia mai a toni velatamente minatori quando si tratta di rampognare qualcuno: «Fini non va da nessuna parte, resta con noi, ci vuole bene. Che cosa potrebbe fare senza di noi?»).
Così, se da un lato troviamo la Lega Nord, che propone emendamenti razzisti e incostituzionali come il tetto alla cassa integrazione per gli extracomunitari (oggi, per fortuna, ritirato), dall’altro abbiamo Gianfranco Fini e FareFuturo, con proposte a sostegno dell’integrazione degli stranieri nella vita civile del Paese. Due visioni diametralmente opposte che mettono in luce ancora una volta le mille contraddizioni di questo sistema politico forzatamente bipartitico.

Sul razzismo della Lega ho già scritto molto e nel tempo i deputati leghisti hanno soltanto confermato le mie critiche: se un tempo mascheravano i loro intenti con la scusa della legalità, scagliandosi soltanto contro i clandestini, ora non fanno mistero di voler colpire indistintamente tutti gli stranieri, anche quelli che vivono e lavorano onestamente nel nostro Paese. Così facendo negano articoli costituzionali a frotte (a partire dai primi quattro principi fondamentali) e offendono le istituzioni a cui alcuni di loro hanno persino prestato giuramento. Se un tempo la parola era «indecente» (Der Schwierige, 1918), oggi è totalmente svuotata del suo significato.

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Veniamo alle richieste di Fini in materia di cittadinanza: queste si spiegano con la maggiore validità dello ius soli (diritto del suolo) nella società multietnica di oggi. Allo ius soli si contrappone infatti lo ius sanguinis (diritto del sangue), assolutamente anacronistico in quest’epoca globalizzata – fatta di mobilità internazionale e grandi flussi migratori (in tutte le direzioni, come dimostrato dal grafico in basso) – e difeso invece dai gruppi etnonazionalisti come la Lega Nord che non vogliono meticciarsi per difendere la “purezza della razza”. Se soltanto facessero leggere nelle scuole i lavori di Jared Diamond…

Con tutti i cittadini italiani che dicono di vergognarsi dell’Italia (a partire da quei leghisti che neanche riconoscono la nazione in nome di una più vaga idea di Padania) non vedo perché non dovremmo premiare gli stranieri che invece sentono di essere parte integrante del nostro Paese. La cittadinanza è questione di valori condivisi, per dirla con Fini «le democrazie europee devono suscitare sentimenti di appartenenza anche in coloro che vengono da Paesi lontani, facendoli partecipi attivamente e lealmente della vita collettiva, dei valori sociali, degli obiettivi di fondo della società».
Una visione allargata del concetto di cittadinanza favorirebbe inoltre l’integrazione degli stranieri e scoraggerebbe il sorgere di sentimenti anti-italiani. Si parla tanto di sicurezza, ma la sicurezza passa anche da qui. Strano che si faccia così tanta fatica a capirlo in un Paese che, più di molti altri, ha conosciuto anche il fenomeno dell’emigrazione (con tutte le sue dirette conseguenze).

2012

13 novembre 2009 Nessun commento »

Oggi porto una notizia buona e una cattiva.
La buona è che, no, il mondo non finirà nel dicembre del 2012. Ma se hai mandato al diavolo il tuo datore di lavoro pensando “che senso ha sgobbare, tanto da qui a poco moriremo tutti”, hai commesso un enorme errore di valutazione: questa è la brutta.

Da un paio d’anni a questa parte sento parlare, sempre più di frequente, di una imminente apocalisse e, ahimè, mi tocca ammettere che la stampa, anche quella italiana, ha contribuito ad alimentare certi catastrofismi.  Per esempio tutte le principali testate giornalistiche nostrane nei mesi passati hanno dato notizia dell’arrivo di una possibile tempesta solare nel 2012. Se certi “giornalisti” avessero dedicato qualche minuto in più alla ricerca di informazioni, avrebbero scoperto che la scienza ha da tempo risposto alle illazioni dei catastrofisti.

Tagliando corto: non sono previsti allineamenti di pianeti nelle prossime decadi; non c’è nessun pianeta Nibiru che si sta schiantando sulla Terra (se così fosse sarebbe già visibile ad occhio nudo); non ci sarà uno slittamento rapido della crosta terrestre (impossibile) così come non ci sarà una inversione dei poli (avvengono ogni 400.000 anni, e fenomeni di questo tipo non sono previsti per il prossimo millennio; in ogni caso, non esistano prove che un simile cambiamento rappresenti davvero un pericolo per il pianeta). E ancora: nessun asteroide è in arrivo sulla Terra (la più alta probabilità d’impatto resta quella del “(29075) 1950 DA”, ma non arriverebbe prima del 2880 e comunque negli anni l’orbita potrebbe cambiare) e il picco di attività solare avviene ogni undici anni, ma il prossimo periodo di massima attività (2012-2014), secondo le previsioni, sarà assolutamente nella media. Comunque la Nasa ci informa che gli ingegneri stanno già lavorando a sistemi elettronici protetti da eventuali tempeste solari.

Lasciamoli riposare in pace i Maya, che se fossero stati in grado di predire la fine del mondo, avrebbero anche predetto anche la fine della loro civiltà e si sarebbero risparmiati il compito di scrivere un calendario così lungo!
Ovviamente la pubblicazione di questo post non è casuale: oggi esce al cinema “2012”, l’ennesimo film apocalittico prodotto e diretto da Roland Emmerich. Se non altro ora potrete andare al cinema tranquilli…

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Mai più divisi

09 novembre 2009 Nessun commento »

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Memoria storica VS privacy

05 novembre 2009 2 commenti »

Questa mattina all’Università degli Studi di Milano si è parlato di giornalismo e comunicazione nella Russia di oggi. All’incontro hanno preso parte docenti di storia del giornalismo e di comunicazione politica, Boris Dubin, fondatore di Levada (centro di studio dell’opinione pubblica), Boris Dolgin, direttore del sito polit.ru, Anna Zafesova, giornalista de La Stampa e profonda conoscitrice della Russia di oggi e Marco Pratellesi, direttore di Corriere.it.
Ampio spazio è stato giustamente riservato alla figura di Anna Politkovskaja, ricordata attraverso le immagini di un documentario di Andrea Riscassi: Anna Politkovskaja con la sua morte è di fatto diventata il simbolo di un giornalismo coraggioso che si prefigge lo scopo di cercare la verità ad ogni costo, anche a costo della vita. Della stessa opinione era anche un giornalista italiano di cui purtroppo non si parla granché e che mi sembra giusto ricordare in questo mio post: Antonio Russo, giornalista freelance di Radio Radicale ucciso in Georgia nove anni fa perché aveva osato raccogliere importanti testimonianze sulla guerra in Cecenia.

Tornando all’incontro di questa mattina, grazie alla presenza di Elena Dundovich, che ha partecipato alla tavola rotonda finale, sono venuto a conoscenza dell’associazione Memorial Italia che si propone il compito di tutelare la memoria delle fonti storiche del Novecento con lo scopo di arricchire lo studio del XX secolo soprattutto sui temi della violenza, dei diritti umani, della giustizia, dei totalitarismi; promuove inoltre le ricerche sulla storia delle repressioni politiche in URSS e raccogliere materiale documentario sulle vittime italiane delle repressioni staliniane (riabilitate nel 1956, dopo il XX Congresso del PCUS, quando già in molti erano già stati fucilati dopo processi sommari o morti di stenti).

Essendo particolarmente sensibile alle questioni che riguardano la salvaguardia della memoria storica, non posso che segnalare quanto appreso questa mattina.
Nelle colonie nella Regione di Archangel’sk vennero deportati polacchi e tedeschi nel corso degli anni Quaranta. Il docente dell’Università Statale del Pomor’e, M. N. Suprun, e il colonnello A.V. Dudarev si sono impegnati nella raccolta di materiali di archivio arrivando alla creazione di un database con i dati biografici essenziali (data e luogo di nascita, periodo e carattere della repressione, professione) di tutti questi deportati.
Nella Russia di oggi, dove evidentemente l’amore per la segretezza fatica ad estinguersi (così come una certa nostalgia per Stalin, sdoganato, in più di una occasione, persino dell’ex Presidente Putin) certe libertà non sono tollerate: questo spiega le perquisizioni, il sequestro dei database e i procedimenti penali a carico di Suprun e Dudarev, colpevoli di aver violato la privacy dei deportati.
Quando l’eccesso di privacy diventa un modo per censurare anni di barbarie…