Dietrologia antieuropeista
Internet è un mezzo meraviglioso – libero, democratico – ma la storia insegna che tutte le grandi invenzioni, quando vengono usate male, possono nascondere gravi insidie. Internet non fa eccezione. Ho ascoltato le argomentazioni di Paolo Barnard sul Trattato di Lisbona – i video li trovate qui – e personalmente trovo infondate le ragioni di un simile allarmismo, degno delle più oziose teorie del complotto. Siccome la gente è solita aderire in modo acritico a certe teorie (soprattutto in Italia, patria della dietrologia) trovo doveroso affrontare l’argomento sul mio blog.

Mi pare eccessivo parlare di un colpo di Stato in Europa. Il Trattato di Lisbona è stato sottoscritto da tutte le massime cariche degli Stati membri: si può essere al contempo organizzatori e vittime di un golpe? Inoltre le regole sovranazionali preesistevano al Trattato di Lisbona, che è un trattato di riforma. Barnard si è accorto solo ora della funzione sovranazionale dell’UE? «Le costituzioni nazionali sono sottomesse» dice lui, ed in effetti il processo di integrazione comunitaria può intendersi come una limitazione di sovranità (dello Stato come del popolo), ma non dimentichiamo che è proprio la nostra Costituzione, all’articolo 11, che autorizza deroghe all’operatività dell’articolo 1 (sulla sovranità) con lo scopo di promuovere e favorire le organizzazioni internazionali.
Non è vero che in Italia non si è parlato del Trattato di Lisbona: i principali quotidiani nazionali hanno dato notizia della bocciatura della Costituzione Europea e dell’approvazione del nuovo trattato; sarebbe invece il caso di dire che molti cittadini non hanno prestato attenzione a queste notizie, ma è noto che l’italiano medio non nutra un particolare interesse per la politica comunitaria.
La «storia pregressa» dell’Europa è errata, lacunosa, approssimativa. Innanzi tutto il processo di integrazione europea non comincia con il Trattato di Roma (1957): nel 1950 venne approvata la Dichiarazione Schuman e nel 1951 il Trattato di Parigi portò alla creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Non è vero poi che il Trattato di Roma ebbe un ruolo esclusivamente economico, dal momento che a Roma venne anche istituito l’Euratom, per promuovere uno sviluppo pacifico dell’energia nucleare stimolando la ricerca e la collaborazione tra Stati; non è corretto neanche sostenere che in Europa nacque una alleanza politica solo nel ’67 dal momento che già nel 1948 era nata un’organizzazione per la cooperazione politica (Unione Europea Occidentale) e nei primi anni Cinquanta si stava cercando di realizzare una alleanza politica e militare (il CED).
Il sogno degli Stati Uniti d’Europa non è nato con il Trattato di Maastricht: come ho sottolineato più volte nel mio blog, già nell’Ottocento la costituzione degli Stati Uniti d’Europa era il grande sogno dei più fini letterati europei. Si può dire semmai che con Maastricht il progetto prese forma e venne pianificato in maniera organica (i famosi tre pilastri: mercato comune, politica estera, collaborazione sovranazionale nella lotta alla criminalità). Le modifiche previste dal Trattato di Lisbona fanno in modo che l’UE, dopo anni di politiche fumose, possa finalmente sfruttare appieno le proprie potenzialità. Cosa c’è di così terribile? Abbiamo sempre saputo quali fossero gli obiettivi dell’UE e per anni ci siamo lamentati della sua inadeguatezza; ora che sta diventando concretamente operativa che senso ha fare ostruzionismo?
Come Barnard, anche io penso che l’Italia abbia oggi un ruolo marginale a livello europeo ma proprio per questo il governo italiano ha recentemente appoggiato la candidatura di Tony Blair in qualità di Presidente del Consiglio d’Europa (una delle grandi novità apportate dal Trattato di Lisbona): è vero, viene da un Paese di euroscettici dove neanche circola l’Euro, non è quindi da considerarsi un’ottima scelta, ma, tenendo conto delle alternative, allo stato attuale rappresenta il minore dei mali. Tony Blair è l’unico che agirebbe a sostegno dei Paesi meno influenti (Italia inclusa), rifiutando un’ottica germanocentrica.
Barnard definisce «un errore» la trasparenza con cui si è portato avanti il processo di creazione della Costituzione Europea, ma se così non fosse stato avrebbe senza dubbio parlato di poteri occulti e complotti vari. Banalmente retorico il commento sul referendum irlandese: Barnard prima elogia il fatto che sia stato indetto (come previsto dalla loro Costituzione) e poi, non apprezzandone l’esito, accusa i cittadini irlandesi di essere stati costretti a dire sì «dopo una serie immensa di pressioni e di ricatti, e di pagamenti, di mazzette, pagate allo Stato e alle banche irlandesi».
Sulle questioni sociali glisso – ognuno è libero di avere le sue convinzioni personali ed è evidente che Barnard non ami particolarmente il liberismo – ma il divieto di sciopero nel caso di interruzione di servizio mi sembra più che ragionevole, oltretutto è già previsto dalla legislazione italiana, indipendentemente da qualsiasi trattato europeo. L’introduzione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nel corpo del trattato allontana infine ogni preoccupazione possibile sul piano umano.
In sostanza, sì, il Trattato di Lisbona prevede che gli Stati nazionali rinuncino ad una parte del loro potere (solo una parte, il resto continuerà ad essere deciso dai governi nazionali, come sempre) per permettere una azione coesa a livello europeo. In particolar modo si potrà finalmente lavorare al secondo e al terzo pilastro del Trattato di Maastricht, per costruire una Europa più forte, capace di risolvere i problemi del domani con vigore e coerenza.
Anziché remare contro e fare la solita, sterile dietrologia, dovremmo impegnarci tutti per fare in modo che l’Italia torni a ricoprire un ruolo di prim’ordine all’interno degli equilibri comunitari, destinati a diventare nel tempo sempre più determinanti.















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