Per la mia candela verde!

30 giugno 2009 Nessun commento »

UbuWeb – sì, Ubu, proprio come Padre Ubu – è un sito Internet nato tredici anni fa. Il fondatore è il poeta americano – nonché docente presso la University of Pennsylvania – Kenneth Goldsmith, ma UbuWeb non è affiliato a nessuna istituzione accademica: è un sito libero, senza scopi di lucro, che sopravvive grazie al supporto (anche economico) dei suoi sostenitori.

Se conoscete i lavori di Alfred Jarry, sicuramente avrete intuito dal nome del sito i suoi contenuti; in caso contrario ecco una breve spiegazione: UbuWeb è nato con un obiettivo, contribuire alla diffusione della cultura avanguardistica permettendo la consultazione di un vasto archivio testuale/audio/video.

In particolare ciò che mi piace di UbuWeb è proprio l’archivio video: interviste, cortometraggi, documentari, tutto rigorosamente diviso per autore. E’ un sito talmente completo che non potevo limitarmi ad aggiungerlo nella pagina dei link, meritava una segnalazione con la S maiuscola!
Per la mia candela verde!

Il ragno leghista

24 giugno 2009 Nessun commento »

Da Talete a Lavoisier corsero ventiquattro secoli, seco portando tutto il lavoro della scienza degli antichi Greci, delli Arabi e dei moderni. La scoperta dei componenti dell’aqua era un ultimo gradino in una lunga scala di pensieri, a edificar la quale avevano collaborato molte generazioni. Essa non era l’opera delle facultà solitarie d’un uomo, bensì quella delle facultà associate di più individui e di più nazioni. È dunque una necessità della costruzione scientifica ch’essa surga nel seno d’una società, anzi di molte società, dimodoché al mancar dell’una per qualche avversità l’opera possa venir  continuata da un’altra. All’elaborazione della scienza non basterebbero dunque tutte le facultà dell’intelletto, se l’uomo non fosse già per istinto di natura un essere socievole, s’egli avesse, non l’istinto del castoro, ma quello dell’aragno il quale abita solitario nel centro della sua tela. [...] Un medesimo ordine d’idee che dapprima fu progresso divien poscia decadimento. Hanno bisogno i popoli di sempre nuovo lavoro per tenere vivaci e sveglie le loro facultà. I sistemi devono tenersi sempre aperti, un sistema compiuto e chiuso diviene il sepolcro dell’intelligenza e della virtù che lo ha tessuto. [...] Fin dal risurgimento delle scienze, le menti costrette a combinare tanti discordanti pensieri, si resero in questo continuo sforzo sottili, audaci, libere. Acquistarono potenza d’emanciparsi da ogni sistema chiuso e di scuotere ogni giogo d’autorità, seguendo risolutamente e impavidamente l’unico lume dell’esperienza e della ragione. Dall’esperienza e dalla ragione sempre nuove scoperte; continua mobilità e incertezza di sistemi, se non in quanto per la loro verace utilità possano giustificarsi; quindi continua necessità di nuove elaborazioni e scoperte. E perciò nell’Europa una forza espansiva preme e incalza i sistemi tradizionali, tanto delle nazioni barbare le cui facultà non furono peranco esercitate, quanto delle nazioni vetuste le cui facultà erano già ricadute nel sonno. L’opposizione inconciliabile dei principii confusamente in Europa abbracciati, l’inesauribilità del processo esperimentale, e la ragione dei popoli, sciolta omai da ogni vincolo di tradizione, preparano al genere umano un’indefinita carriera e gli promettono una perpetua gioventù.

Le parole che avete appena letto sono di Carlo Cattaneo, patriota italiano.

Lombardo e federalista, Cattaneo si fece promotore di un federalismo illuminato (John Locke torna spesso nei suoi discorsi) e illuminante; nulla a che vedere quindi con la visione gretta, bassa e provinciale che i leghisti hanno di Stato Federale.

Intanto Renzo Bossi, figlio del leader del Carroccio, ha già fallito miseramente tre volte l’esame di maturità. Ora comincio a capire perchè la Gelmini ha chiesto tracce più semplici per la prova scritta d’italiano…
E pensare che il figlio di Bossi in passato aveva presentato una tesina proprio su Cattaneo, di cui dubito  però che i leghisti abbiano compreso pienamente il pensiero. Tale padre…

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Uguaglianze #2

19 giugno 2009 5 commenti »

La Milano del 2009, non contenta di aver ricordato – qualche settimana fa – com’era la città di Montgomery nel 1955, prova adesso a tornare indietro di qualche altro decennio. Stavolta l’obiettivo è questo: ricordare gli USA degli anni ’20, gli USA del proibizionismo.

E’ partita da Monza la proposta che prevede il divieto di vendere alcol ai minori di sedici anni e Milano ha subito rincarato la dose proponendo un provvedimento che estende il limite ai ragazzi sotto i diciotto anni d’età. Nei primi decenni del Novecento il proibizionismo si rivelò soltanto una manna dal cielo per i gruppi criminali delle grosse città, che ebbero così modo di incrementare i propri guadagni grazie al contrabbando; difficile credere che questa nuova forma di proibizionismo apporterà qualche beneficio.

Chi dice che un simile provvedimento è necessario per allinearsi agli standard degli altri Paesi europei dimentica forse che all’estero i minori hanno già trovato come raggirare i limiti imposti dalla legge: basta mandare al supermercato un maggiorenne e il gioco è fatto. Chi difende il provvedimento fa anche riferimento ai numerosi incidenti stradali causati dall’abuso di alcol, ma forse ignora che la stragrande maggioranza di stragi del sabato sera non è causata da ragazzi sotto i diciotto anni, per ovvie ragioni pratiche. Chi si schiera in difesa del provvedimento pensa di risolvere una problematica seria con inutili divieti dimenticando che in realtà simili ordinanze stimolano negli adolescenti il desiderio di trasgredire.

Appare dunque evidente l’inefficacia di un’ordinanza dietro la quale si nascondono soltanto retorica e perbenismo. Vogliamo affrontare seriamente il problema? Bene: a Milano una consumazione in un locale costa in linea di massima dai sei (Navigli, Brera) ai dieci euro (Sempione, Garibaldi, Corso Como) e generalmente non ne bastano un paio per vomitare l’anima per strada, soprattutto nel caso di alcolici con basso titolo alcolometrico, come la birra. Come possono ragazzi di neanche sedici anni permettersi ogni settimana certe spese? Con quali soldi comprano l’alcol? Semplice: sono foraggiati dalle famiglie, che poi nella maggior parte dei casi sono quelle stesse che chiedono a gran voce la messa al bando dell’alcol. E’ difficile pretendere di educare i giovani, quando sarebbero da educare prima di tutto i loro genitori.

Vogliamo approfondire ulteriormente il problema? Allora dovremmo chiederci quali sono le cause che spingono ragazzi sempre più giovani a sperimentare l’uso di alcol e stupefacenti. A mio avviso il motivo è uno, può assumere numerose declinazioni, ma nella sostanza resta sempre lo stesso: il bisogno di colmare un vuoto. Vuoto che può essere esistenziale, culturale, sociale.  I giovani di oggi sono annoiati e lasciati a se stessi, sia dai genitori (che credano che sia compito esclusivo dello Stato farsi carico dell’arricchimento interiore dei loro figli?) sia dalle istituzioni. Così ai ragazzi non resta altro che imbottirsi di droga in discoteca o girovagare per le strade della città, di locale in locale, come anime in pena. Non è un caso che le droghe vengano anche dette “sostanze ricreative”. In un mondo che – agli occhi dei giovani – ormai non offre più nulla, il divertimento ha assunto la forma della sola alternativa possibile: lo stordimento.

In “questo secol morto, al quale incombe tanta nebbia di tedio” c’è sempre bisogno di un surrogato, di un riempitivo. Non è con il proibizionismo che si risolvono i problemi, un divieto non può mai colmare un vuoto interiore.

L’advertising secondo Kotler

14 giugno 2009 Nessun commento »

Chiunque ha avuto a che fare con il marketing – per passione, studio o lavoro – si è imbattuto almeno una volta in un nome: Philip Kotler, uno dei più autorevoli studiosi della materia nel mondo accademico. Non stupisce quindi che nel 2001 il Financial Times abbia piazzato Kotler al quarto posto nella classifica dei più qualificati guru del management, prima di lui soltanto Jack Welch, Bill Gates e Peter Drucker.

Ebbene, il prossimo 17 giugno Kotler sarà a Milano per partecipare ad un convengo organizzato dalla School of Management del Politecnico. Il ruolo dell’advertising nell’era dell’ipercomunicazione (e dei nuovi media) sarà al centro del dibattito.

La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione a questo indirizzo. Un appuntamento assolutamente imperdibile per gli amanti del marketing.
E siccome amo fare autocritica, godetevi questo video di Bill Hicks!

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