Lega in Europa? No, grazie

29 maggio 2009 Nessun commento »

Si avvicinano le elezioni per il Parlamento Europeo e il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Cota, apparso su Corriere Tv per rispondere alle domande dei lettori, mi ha dato modo di sconfessare buona parte delle sue affermazioni.

- Bugia n°1

Un lettore, facendo riferimento al recente declassamento del principale aeroporto del Nord Italia, ha scritto: «abbiamo la sensazione che abbiate dimenticato la questione Malpensa […] non si è sentita la levata di scudi che tutti avremmo atteso». Cota ovviamente ha negato, forse dimenticando che a gennaio la Lega Nord già esultava per i propri interventi salva-Malpensa, interventi che si sono invece rivelati fallimentari. La questione Malpensa per il Carroccio è stata una sconfitta pesantissima: quelli che sostenevano di averlo duro non si sono neanche dimostrati capaci di difendere gli interessi dei propri elettori. Non solo, la Lega, pur di non ammettere la sconfitta, ha scelto di non assumersi le proprie responsabilità. Per esempio Stefano Candiani, segretario della Lega nella provincia di Varese, è arrivato a sostenere che «quelli che si sono fatti prendere in giro sono semmai Formigoni, il PdL lombardo e le organizzazioni imprenditoriali locali». Peccato che il declassamento dell’aeroporto colpirà i lavoratori e i cassintegrati dello scalo, oltre alle medie e piccole imprese (lombarde) che lavoravano proprio con e per Malpensa. La Lega dunque ha tradito il suo Nord.

- Bugia n°2

Ad un lettore che chiede delucidazioni sulle pessime uscite dei vari Gentilini&Co., Cota risponde:

La Lega non è razzista e penso che le politiche che la Lega sta portando avanti sono il miglior antidoto al razzismo. […] Tutte queste strumentalizzazioni sono bolle di sapone perché… Andiamo a parlare delle cose concrete! Perché noi dovremmo essere razzisti? Perché diciamo che i clandestini non debbono entrare sul nostro territorio? Questo non è razzismo, questa è giustizia.

Premesso che la Lega come antidoto al razzismo è una teoria politica che fa sorridere, è del tutto infondata l’affermazione secondo la quale i leghisti si accaniscono solo contro i clandestini. Pura demagogia. Lo testimonia il provvedimento anti-kebab (di cui ho già scritto qui) che ostacola le attività commerciali di cittadini stranieri in regola. La Lega da un lato critica l’entrata degli extracomunitari perché, non trovando lavoro, esiste il rischio che alcuni di loro optino per la criminalità, ma dall’altro fa in modo che abbia problemi a portare avanti la propria attività commerciale anche chi è perfettamente in regola. L’inghippo mi pare evidente. E’ giusto riflettere sulla questione dei flussi migratori, ma la xenofobia è un discorso ben diverso.

- Bugia n°3

Sull’entrata della Turchia in Europa (v. Die Turken von Morgen) la posizione del Carroccio è netta. Queste le parole di Cota:

Noi siamo assolutamente contrari all’ingresso della Turchia in Europa, per due motivi. Il primo è un motivo di carattere culturale: […] l’ingresso di novanta milioni di musulmani pone a forte rischio la nostra identità, noi abbiamo paura di una rapida islamizzazione. La seconda considerazione è legata a motivi di carattere economico. In Turchia c’è un sistema economico, sociale, industriale, produttivo profondamente diverso dal nostro. L’ingresso della Turchia nell’Unione Europea porterebbe una nuova forma di concorrenza sleale ancora più insidiosa rispetto alla concorrenza derivata dall’ingresso della Cina all’interno del sistema del commercio internazionale perché entrerebbe direttamente in un sistema in cui non c’è alcun tipo di barriera.

Per quanto riguarda il primo punto, appare ancora una volta evidente la paura dello straniero tipica del leghista medio. Se dal confronto con il diverso nasce il timore della perdita dell’identità, non prendetevela con il musulmano, ma con la vostra scarsa consapevolezza di voi stessi, con la vostra volubilità! Questi ragionamenti mi fanno pensare alle visioni catastrofiche di quanti ritenevano che con la globalizzazione ci saremmo uniformati tutti ad un unico stile di vita, quando è invece acclarato che in risposta al fenomeno della globalizzazione si è risvegliato un interesse per le realtà locali. Come si può temere poi l’islamizzazione da parte di un Paese a maggioranza islamica, sì, ma ampiamente occidentalizzato? Lo ribadisco ancora una volta: la Turchia è un paese laico che ha combattuto più volte in nome del laicismo. Perché in Italia i cattolici parlano di maggiore integrazione con le genti che professano altre fedi e quando poi si presenta l’occasione parlano di difesa del cattolicesimo come se fossimo ai tempi delle Crociate? Se poi la Lega vuole, stando sempre alle parole di Cota, una Europa più democratica dove «le decisioni possano essere sindacate attraverso referendum», quale rischio si può mai correre lasciando entrare un solo paese a maggioranza musulmana?

Veniamo al secondo punto, quello di natura economica. La Turchia è un Paese orientato ad una economia di mercato come tutto l’Occidente, non a caso è tra i membri fondatori dell’OCSE. I maggiori partner commerciali sono i Paesi europei e la Turchia già si avvale di un’unione doganale con l’UE, unione che ha attirato investimenti stranieri sul territorio turco e che fa crollare la teoria delle barriere di Cota. Perché i leghisti non parlano invece del salvataggio della loro banca (Credieuronord), che si inserisce in un più vasto scandalo finanziario dove aggiotaggio, insider trading e scambi di favori sono stati tra i temi centrali?

La “scultura sociale” di Abbado

26 maggio 2009 Nessun commento »

Circa un mese fa ho dedicato un post alla prossima stagione dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. Oggi è invece stata presentata la stagione 2009/2010 della Scala, ma credo che l’attività del tempio della lirica sia già promosso egregiamente, per cui mi soffermerò solo su un punto, quello che ritengo più importante: il ritorno di Abbado.

Per chi non lo sapesse, Claudio Abbado è tra i miei direttori d’orchestra preferiti, non solo per competenza, ma anche perché riesce a trasmettere la sua passione per la musica come pochi altri al mondo: non solo agli spettatori, ma anche agli esecutori, aspetto a mio avviso fondamentale per una buona direzione. Inoltre Abbado è – sempre secondo il mio modesto parere – uno dei migliori interpreti delle sinfonie di Mahler e dal sottotitolo del mio sito è possibile capire quanto io sia attaccato al compositore boemo!
A centocinquanta anni dalla nascita di Mahler, Abbado condurrà alla Scala l’imponente Ottava  Sinfonia (anche detta “Sinfonia dei Mille” per l’elevato numero di esecutori richiesti).

Come è riuscita la Sovrintendenza a convincere Abbado a dirigere nuovamente l’orchestra della Scala dopo ventitre anni di assenza? Impegnandosi alla piantumazione di 500.000 alberi nella città di Milano di cui già 90.000  dal prossimo giugno. Un cachet ecologista, quello di Abbado, che mi fa apprezzare ulteriormente il direttore d’orchestra milanese.

Dunque Abbado come Beuys (v. “7000 Eichen” per Documenta 7). E Milano sempre più verde in vista dell’Expo.

Invito all’approfondimento

12 maggio 2009 Nessun commento »

Il post di oggi lo dedico a Pierre Bourdieu, eminente sociologo francese scomparso qualche anno fa: a mio avviso può benissimo essere considerato una delle più brillanti menti di tutto il  Novecento, le sue teorie hanno infatti influenzato non solo la riflessione sociologica ma anche altre discipline. Confrontarsi con il suo pensiero è come saltare volontariamente su una mina per godersi l’attimo della deflagrazione.
A lui si devono i concetti di “violenza simbolica” e “habitus”, concetti fortemente connessi tra loro.

Per violenza simbolica si intende quel tipo di violenza tacita, invisibile (ma non per questo meno violenta), grazie alla quale le teorie dominanti riescono a imporsi nella società e a rafforzare il proprio dominio nella cultura di riferimento. Esemplare è il caso dell’istruzione (Bourdieu ha studiato – e criticato – a lungo il sistema scolastico francese), intesa come «imposizione arbitraria di un arbitrio culturale». L’applicazione di questo concetto può essere facilmente esteso, per esempio al problema linguistico (lingua nazionale/dialetti) e al tema della condizione della donna (l’Occidente si crede oggi senza macchia; leggere Bourdieu aiuta a capire che  al giorno d’oggi la donna occidentale non è per niente emancipata, anche se si cerca di far credere il contrario). Al sociologo francese spetta inoltre un primato non di poco conto, l’aver  reso indipendente dall’aspetto economico il concetto di dominazione/sottomissione (diversamente dal pensiero marxista, che in maniera sistematica affibbiava al ricco il ruolo di sopraffattore e al povero quello di oppresso). Per Bourdieu «la liberazione economica non comporta affatto la liberazione simbolica», pertanto si può essere simbolicamente dominati pur essendo ricchi sul piano economico.
Tornando alla condizione della donna, Bourdieu ha detto:

Abbiamo pubblicato da poco un libro collettivo dal titolo “La miseria del mondo”, nel quale studiamo soprattutto forme non convenzionali di miseria. Studiamo, certo, le forme estreme, la disoccupazione di lunga durata, ecc., ma studiamo anche delle forme di miseria piccolo-borghese. Qui, fino all’ ultimo momento, sono stato tentato di pubblicare il colloquio che ho avuto con una donna dirigente – ma una dirigente di un livello molto alto – la quale mi ha detto [delle cose molto interessanti]. La violenza esiste spesso in conversazioni private che sono difficilissime da ricostituire in situazione di indagine. Il suo confrontarsi con situazioni di potere che doveva esercitare, in parte, su uomini le risultava talmente penoso che doveva farsi massaggiare tutte le mattine, e compiere tutto un lavoro corporeo, per poter sopportare qualcosa di molto più pesante di uno stress: una specie di tensione strutturale legata al fatto che era indotta a vivere un’inversione sociale della relazione di dominazione, un’inversione sociale che il suo corpo non seguiva. In altre parole, tutta la situazione le diceva “sei una dirigente, sei Presidentessa, stai nell’ ufficio del Presidente, hai l’autorità del Presidente e la tua firma è quella del Presidente, hai tutti i titoli del Presidente, lo Stato ti consacra come Presidente”, eppure il suo corpo dice “sono donna e ho paura.” [intervista Rai]

All’idea di violenza simbolica, come anticipato, è connesso il concetto di habitus: ovvero la condivisione di uno spazio sociale che permette l’interiorizzazione della cultura dominante attraverso la sua riproduzione. Una sorta di imprinting culturale. Il discorso ovviamente è ampio, ma questo post vuole essere soltanto un invito all’approfondimento: cercate Bourdieu, leggete Bourdieu, confrontatevi con Bourdieu. Non importa a quale considerazione arriverete, sarà comunque un arricchimento personale.

Uguaglianze

08 maggio 2009 1 commento »

A me spiace dedicare così tanti post alla Lega Nord: un partito che adotta come inno il “Va’, pensiero” – alla faccia di Verdi, sostenitore dei moti risorgimentali – non meriterebbe così tanta attenzione. Purtroppo però quando intravedo brutti segnali non riesco a stare zitto. Chi si fosse perso le puntate precedenti, clicchi qui.

Questa l’ultima provocazione della Lega: sui mezzi pubblici vagoni per sole donne e per soli extracomunitari. Sottovalutare l’effetto di questa proposta sarebbe da stupidi, nella Lega infatti c’è chi crede davvero a una simile eventualità. E’ il caso di Matteo Salvini, vice segretario della Lega, che ha detto testuali parole: «L’idea di riservare posti ai milanesi, da qui a qualche anno, potrebbe diventare una realtà».

Era il 1955 quando Rosa Parks, lavoratrice afroamericana, si rifiutò di cedere il posto sui mezzi pubblici. La parte anteriore degli autobus era infatti riservata ai bianchi, prima di allora gli afroamericani o stavano in piedi o stavano relegati nella parte posteriore del mezzo. Rosa Parks venne arrestata e questa palese violazione dei diritti civili permise a un giovanissimo Martin Luther King di organizzare il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery: il 4 giugno 1956 la Corte dell’Alabama sancì l’incostituzionalità della segregazione razziale sugli autobus.

E’ solo un problema di uguaglianze.
Che avete capito, non sociali! Milano nel 2009 è come Montgomery nel 1955.
Grazie alla Lega Nord, dunque, l’Italia va indietro di ben cinquantaquattro anni.