Lega in Europa? No, grazie
Si avvicinano le elezioni per il Parlamento Europeo e il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Cota, apparso su Corriere Tv per rispondere alle domande dei lettori, mi ha dato modo di sconfessare buona parte delle sue affermazioni.
- Bugia n°1
Un lettore, facendo riferimento al recente declassamento del principale aeroporto del Nord Italia, ha scritto: «abbiamo la sensazione che abbiate dimenticato la questione Malpensa […] non si è sentita la levata di scudi che tutti avremmo atteso». Cota ovviamente ha negato, forse dimenticando che a gennaio la Lega Nord già esultava per i propri interventi salva-Malpensa, interventi che si sono invece rivelati fallimentari. La questione Malpensa per il Carroccio è stata una sconfitta pesantissima: quelli che sostenevano di averlo duro non si sono neanche dimostrati capaci di difendere gli interessi dei propri elettori. Non solo, la Lega, pur di non ammettere la sconfitta, ha scelto di non assumersi le proprie responsabilità. Per esempio Stefano Candiani, segretario della Lega nella provincia di Varese, è arrivato a sostenere che «quelli che si sono fatti prendere in giro sono semmai Formigoni, il PdL lombardo e le organizzazioni imprenditoriali locali». Peccato che il declassamento dell’aeroporto colpirà i lavoratori e i cassintegrati dello scalo, oltre alle medie e piccole imprese (lombarde) che lavoravano proprio con e per Malpensa. La Lega dunque ha tradito il suo Nord.
- Bugia n°2
Ad un lettore che chiede delucidazioni sulle pessime uscite dei vari Gentilini&Co., Cota risponde:
La Lega non è razzista e penso che le politiche che la Lega sta portando avanti sono il miglior antidoto al razzismo. […] Tutte queste strumentalizzazioni sono bolle di sapone perché… Andiamo a parlare delle cose concrete! Perché noi dovremmo essere razzisti? Perché diciamo che i clandestini non debbono entrare sul nostro territorio? Questo non è razzismo, questa è giustizia.
Premesso che la Lega come antidoto al razzismo è una teoria politica che fa sorridere, è del tutto infondata l’affermazione secondo la quale i leghisti si accaniscono solo contro i clandestini. Pura demagogia. Lo testimonia il provvedimento anti-kebab (di cui ho già scritto qui) che ostacola le attività commerciali di cittadini stranieri in regola. La Lega da un lato critica l’entrata degli extracomunitari perché, non trovando lavoro, esiste il rischio che alcuni di loro optino per la criminalità, ma dall’altro fa in modo che abbia problemi a portare avanti la propria attività commerciale anche chi è perfettamente in regola. L’inghippo mi pare evidente. E’ giusto riflettere sulla questione dei flussi migratori, ma la xenofobia è un discorso ben diverso.
- Bugia n°3
Sull’entrata della Turchia in Europa (v. Die Turken von Morgen) la posizione del Carroccio è netta. Queste le parole di Cota:
Noi siamo assolutamente contrari all’ingresso della Turchia in Europa, per due motivi. Il primo è un motivo di carattere culturale: […] l’ingresso di novanta milioni di musulmani pone a forte rischio la nostra identità, noi abbiamo paura di una rapida islamizzazione. La seconda considerazione è legata a motivi di carattere economico. In Turchia c’è un sistema economico, sociale, industriale, produttivo profondamente diverso dal nostro. L’ingresso della Turchia nell’Unione Europea porterebbe una nuova forma di concorrenza sleale ancora più insidiosa rispetto alla concorrenza derivata dall’ingresso della Cina all’interno del sistema del commercio internazionale perché entrerebbe direttamente in un sistema in cui non c’è alcun tipo di barriera.
Per quanto riguarda il primo punto, appare ancora una volta evidente la paura dello straniero tipica del leghista medio. Se dal confronto con il diverso nasce il timore della perdita dell’identità, non prendetevela con il musulmano, ma con la vostra scarsa consapevolezza di voi stessi, con la vostra volubilità! Questi ragionamenti mi fanno pensare alle visioni catastrofiche di quanti ritenevano che con la globalizzazione ci saremmo uniformati tutti ad un unico stile di vita, quando è invece acclarato che in risposta al fenomeno della globalizzazione si è risvegliato un interesse per le realtà locali. Come si può temere poi l’islamizzazione da parte di un Paese a maggioranza islamica, sì, ma ampiamente occidentalizzato? Lo ribadisco ancora una volta: la Turchia è un paese laico che ha combattuto più volte in nome del laicismo. Perché in Italia i cattolici parlano di maggiore integrazione con le genti che professano altre fedi e quando poi si presenta l’occasione parlano di difesa del cattolicesimo come se fossimo ai tempi delle Crociate? Se poi la Lega vuole, stando sempre alle parole di Cota, una Europa più democratica dove «le decisioni possano essere sindacate attraverso referendum», quale rischio si può mai correre lasciando entrare un solo paese a maggioranza musulmana?

Veniamo al secondo punto, quello di natura economica. La Turchia è un Paese orientato ad una economia di mercato come tutto l’Occidente, non a caso è tra i membri fondatori dell’OCSE. I maggiori partner commerciali sono i Paesi europei e la Turchia già si avvale di un’unione doganale con l’UE, unione che ha attirato investimenti stranieri sul territorio turco e che fa crollare la teoria delle barriere di Cota. Perché i leghisti non parlano invece del salvataggio della loro banca (Credieuronord), che si inserisce in un più vasto scandalo finanziario dove aggiotaggio, insider trading e scambi di favori sono stati tra i temi centrali?











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