Francamente razzisti

21 marzo 2009 3 commenti »

Il Manifesto della Razza è un testo pubblicato nel 1938 in Italia, al cui interno è possibile leggere testuali parole: “è tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti”. Le leggi razziali erano una realtà. Ma finché in Italia esisterà un partito come la Lega Nord non potremo mai sostenere di esserci lasciati alle spalle certe vergognose iniquità.

L’Italia è tuttora un Paese razzista. E i leghisti con le loro idee bislacche non fanno che aumentare il provincialismo della popolazione italiana. Sono il primo a sostenere che andrebbero prese serie misure contro l’immigrazione clandestina, ma non per questo mi accanisco sistematicamente contro chi ha una cultura diversa dalla mia. Le posizioni della Lega in merito invece sono chiare.

Fanno riflettere i provvedimenti presi dai leghisti per cercare di contrastare la diffusione della cucina etnica in Italia, provvedimenti che possono essere definiti in una sola maniera: razzisti. Giusto per intenderci, in Lombardia la Lega sta riuscendo a mettere a bando il kebab dai centri storici, la natura razzista della norma è evidente perché va a toccare soltanto alcune attività commerciali: il titolare di un ristorante francese non avrà mai simili problemi. E la questione urbanistica c’entra poco, troppo facile nascondersi dietro simili scuse. I leghisti si giustificano allora dicendo che gli immigrati vanno contrastati perché competono in maniera sleale lavorando di più. Ma come? Il Nord non era la patria del lavoro, della produzione, dell’attività? Il lombardo che lavora comincia a temere che qualcuno lavori più di lui? Ma poi che razza di ragionamento è mai questo? Pensino a contrastare l’immigrazione clandestina (anzi forse è meglio che non ci pensino, sociopatici come sono potrebbero solo fare ulteriori danni) anziché accanirsi con gli stranieri che vivono e lavorano regolarmente in Italia.

La Lega è un partito xenofobo, inutile negarlo. Anche la legge che permette ai medici di denunciare i clandestini sta facendo registrare i primi effetti negativi: in Puglia una donna nigeriana irregolare ha partorito per strada perché, recandosi in clinica, temeva di essere denunciata. Queste sono leggi che feriscono la collettività. Cosa rimarrà dell’Italia che all’estero amano tutti? Di quel Paese ospitale e caloroso che molti ci invidiano?

Se ai vertici dell’Europa esiste davvero un barlume di giustizia mi aspetto che qualcuno faccia qualcosa perché la Lega è un partito pericoloso che va sciolto. Non c’è scusa che tenga: Bossi è il nostro Haider.

Retrospettiva

17 marzo 2009 Nessun commento »

Il riferimento a Celibidache nel precedente post ha ispirato questo mio nuovo intervento. Ho raccolto un po’ di video interessanti su colui che reputo uno dei migliori direttori del Novecento. I primi tre, se non erro, sono spezzoni tratti dal DVD “The garden of Celibidache”, e, secondo me, aiutano a capire un po’ il Celibidache-Uomo: la sua indole, e, di conseguenza, il suo modo di porsi verso la musica e verso gli esecutori. Tenendo conto dell’alone di mistero che avvolge la sua figura direi che sono vere e proprie perle documentaristiche.

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Il video che segue è invece utile per capire la posizione del direttore sulla riproducibilità della musica. Per Celibidache erano di vitale importanza lo spazio dell’esecuzione e il rapporto tra ambiente e ascoltatore, per questo motivo si è sempre mostrato particolarmente avverso al digitale e alla registrazioni in genere. Questa sua visione – forse un po’ troppo radicale – ha fatto in modo che di lui ci rimanesse ben poco, purtroppo.

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Ecco invece il frammento finale del quarto movimento dell’Ottava di Bruckner: dopo aver accennato nel post precedente alla versione di Celibidache, mi sentivo in dovere di inserirne almeno una parte. Purtroppo non è stato riportato su YouTube l’intero movimento, spero basti questo spezzone per darvi un’idea di quanto sia grandiosa la direzione del Maestro.

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Concludo con questo bellissimo video che, oltre a racchiudere l’idea di orchestra del direttore rumeno, svela la chiave interpretativa per decifrare il lavoro di Bruckner: Celibidache ha capito qualcosa che tuttora molti non comprendono ed è per questa ragione che il suo modo di dirigere Bruckner al momento resta insuperabile.

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L’Apocalittica

17 marzo 2009 4 commenti »

Tre giorni e finalmente potrò assistere all’esecuzione dell’Ottava Sinfonia di Bruckner, il cui quarto movimento resta – secondo il mio gusto – uno dei più struggenti dell’intero repertorio classico. Quell’inizio belligerante, drammatico, ricco di pathos, che si scompone e ricompone fino al climax finale: immenso, glorioso, eterno. Pura poesia. Chissà che onore per Francesco Giuseppe (a cui era dedicata la Sinfonia) potersi fregiare di un simile omaggio.

Il problema delle cose belle è che non sempre vengono capite e non a caso Bruckner è uno dei compositori più incompresi di sempre. Il suo stile risulta tronfio ai più e in molti non apprezzano l’uso eccessivo che faceva degli ottoni (che in parte erediterà anche Mahler, scrivendo altre bellissime composizioni). Premesso che, a mio avviso, è sempre doveroso contestualizzare – dal momento che ogni artista è figlio del suo tempo – credo che ciò che penalizzi le composizioni di Bruckner sia principalmente il modo in cui molti direttori d’orchestra lo conducono.

La conferma di questa teoria l’ho avuta la sera della vigilia di Natale, qualche mese fa, quando sul canale Sat2000 mandarono in onda l’Ottava di Bruckner condotta da Pierre Boulez. Uno scempio. L’esecuzione era così spedita che se avesse dato l’ordine a tutta l’orchestra di suonare all’unisono senza dubbio si sarebbe sentito qualcosa di più gradevole! Bruckner va condotto con una certa lentezza, bisogna lasciare che ogni singolo strumento possa disperdere il proprio suono; Bruckner richiede distensione, altrimenti ciò che ne esce è una incomprensibile accozzaglia di suoni sovrapposti. Io capisco che certi direttori d’orchestra, forse per narcisismo, vogliano mettere qualcosa di proprio nell’esecuzione, ma non per questo si possono calpestare le volontà dell’autore! Mi spiego: se Bruckner nelle indicazioni di tempo del quarto movimento dell’Ottava scrive “feierlich, nicht schnell” (trad. “solenne, non rapido”) un motivo ci sarà. Per questa ragione se poi Boulez (o chi per lui) inizia a dirigere il movimento come se si trattasse del preludio della Carmen di Bizet commette un errore quantomeno grossolano!

Non so quali siano le intenzioni di Juanjo Mena (che dirigerà l’Ottava sotto i miei occhi) ma mi chiedo se ci sarà ancora da aspettare per avere un nuovo Wand o un nuovo Celibidache. Stando a quanto ho letto, Mena ha studiato proprio col direttore rumeno, oltre che con Asensio (curatore della Fondazione Celibidache): dettagli questi che lasciano ben sperare. E adesso musica!

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PS: la versione di Giulini è la migliore su YouTube, ma non per questo la migliore in assoluto, anzi. Ribadisco, cercate l’Ottava diretta da Celibidache e rimarrete senza fiato.

Make me beautiful

14 marzo 2009 Nessun commento »

Ho appena scoperto che all’inaugurazione della mostra fotografica “Extreme Beauty in Vogue” era presente, tra le altre, Freida Pinto. E io l’ho saputo solo oggi, con una decina di giorni di ritardo. In sostanza ho perso l’occasione per conoscere e sedurre la donna della mia vita :D

Scherzi a parte, sono stato alla mostra curata da Vogue America (e fortemente voluta da Dolce&Gabbana) sul ruolo della bellezza nel XX e nel XXI secolo. Prima di visitarla, essendo a corto di informazioni in merito, mi aspettavo di trovare qualcosa di banale, una semplice esposizione fotografica di sfilate, vestiti e via dicendo. E invece mi sono ritrovato di fronte una gran bella mostra, dove, al di là dell’ottimo allestimento (di Jean Nouvel), anche i contenuti erano particolarmente curati.

Soprattutto non mi aspettavo di trovare così tanti lavori di uno dei più grandi maestri della fotografia, Helmut Newton, a cui Milano aveva già dedicato una monografica un paio d’anni fa. Le sue immagini si fanno riconoscere a colpo d’occhio tra le altre, sono senza dubbio tra le migliori dell’intera esposizione. Mi sembra doveroso dunque chiudere il post con un paio di suoi scatti, informandovi inoltre che avrete tempo fino al 10 maggio 2009 per andare alla mostra (allestita presso il Palazzo della Ragione di Milano).

[cliccate sulle foto per ingrandire]