Oscar 2009

23 febbraio 2009 Nessun commento »

Ora che sono noti i nomi dei vincitori dell’ultima edizione torno a parlare degli Oscar e ovviamente non posso che iniziare questo post manifestando il mio disappunto per la vittoria di Sean Penn come migliore attore protagonista. Chi ha letto questo mio precedente intervento, sa bene che, secondo il mio modesto parere, il premio spettasse a Langella. Sean Penn è senza dubbio un grande attore e “Milk” è un film interessante sui diritti umani, una sorta di “Malcolm X” incentrato però sui diritti degli omosessuali, ma non dare la statuetta al protagonista di “Frost/Nixon”, la cui recitazione fatta di lunghi silenzi vale più di mille parole, è stato un errore grossolano. Potevano dare l’Oscar a Sean Penn nel 2002, per la sua parte in “Mi chiamo Sam”, sua migliore interpretazione a mio avviso; non quest’anno a scapito di un esemplare Langella. Va detto però che di “Milk” ho particolarmente apprezzato l’inserimento della lirica nelle musiche.

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Meritate le statuette per “The Millionaire” di Danny Boyle, regista che molti ricorderanno per il film-cult “Trainspotting” o per “28 giorni dopo”, che, pur appartenendo a un genere certamente non di prim’ordine, resta un buon film. In “The Millionaire” il regista inglese fa un ritratto dell’India citando uno dei simboli più rappresentativi di quel Paese: Bollywood.  Sarà che sono attratto dall’India da quando ne ho memoria (basti pensare che, ai tempi del liceo, sulla copertina del mio vocabolario di greco campeggiavano caratteri in sanscrito) ma ho particolarmente apprezzato questo film. Vi avverto però che vedendolo si corre il rischio di innamorarsi perdutamente della protagonista, la cui bellezza – semplice e disarmante – è destinata a lasciare il segno.

Diverso è invece il caso di Kate Winslet, protagonista del drammatico “The reader”. Il critico americano Charlie Finch ha commentato le scene di nudo dell’attrice britannica definendo “repellente l’uso del corpo attraente di Kate Winslet per creare un clima di comprensione nei confronti di un personaggio odioso i cui crimini non vengono mostrati” (l’attrice veste i ruoli di una guardia nazista). Personalmente mi chiedo che film abbia visto il sig. Finch. In “The reader” il corpo di Kate Winslet non è mai sensuale ed eccitante, sarebbe eccessivo parlare di erotismo in questo caso visto che nel film persino le scene di nudo assumono un qualcosa di decadente che carica di inquietudine lo spettatore. Per quanto riguarda la comprensione si crea semmai quando la protagonista si addossa anche responsabilità altrui pur di non ammettere di essere analfabeta e comunque si tratta di un’empatia fugace, annullata dalle dure parole di una delle vittime nella parte finale del film. Da sottolineare la buona interpretazione di Ralph Fiennes che, già silenzioso all’inverosimile in “Spider” di Cronenberg, mostra ancora una volta la propria bravura nel vestire i panni di personaggi introversi, taciturni, complessi.

Concludo questo post con una domanda provocatoria: se Heath Ledger non fosse morto gli avrebbero mai dato l’Oscar?

Changeling

20 febbraio 2009 Nessun commento »

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Il film in realtà è molto meno concitato rispetto al trailer ma non per questo merita meno attenzione. Ciò che angoscia di “Changeling”, l’ultimo film di Eastwood, non è tanto la realizzazione quanto l’idea che la vicenda narrata sia davvero successa. Il film poi non si sofferma soltanto sul caso della scomparsa del bambino: centrale è anche il tema della donna, una donna che mira a essere indipendente ma che finisce inesorabilmente schiacciata dal sistema in cui cerca di far sentire la propria voce. Altro argomento cardine è quello riguardante lo strapotere della polizia e proprio grazie al caso-Collins lo Stato della California ha modificato le proprie leggi (che prima permettevano alla polizia una eccessiva libertà nell’internare cittadini presso ospedali psichiatrici).

Chi volesse documentarsi maggiormente sul fatto di cronaca portato sul grande schermo clicchi qui (link in inglese).

PS: clamoroso errore nel trailer con Malkovich candidato all’Oscar!

Retorica

18 febbraio 2009 3 commenti »

La sconfitta di Soru in Sardegna e le conseguenti dimissioni di Veltroni mi farebbero optare per un post di argomento politico, ancora un altro. Per variare scriverò invece di Sanremo, ma, diversamente da come si potrebbe pensare, non commenterò anche io la questione degli ingaggi. E non scriverò di Sanremo neanche per sottolineare, come d’altro canto si è già soliti fare annualmente, che si tratta di una manifestazione canora che puzza di naftalina.

Il tema dell’omosessualità si è imposto nella prima serata del Festival ed è stato anche l’argomento del monologo di Benigni, che ha recitato un passo del “De Profundis” per portare un esempio genuino di amore gay. Da Dante a Wilde, Benigni ormai sembra essere capace di guadagnare consensi sfruttando soltanto parole altrui. Le sue invece sono banali, le idee approssimative. Nell’insieme il suo è stato un discorso intriso di stucchevole retorica.

E’ il sentimento dell’amore che caratterizza gli omosessuali. Il piacere è un’altra cosa, ce l’abbiamo anche noi… Ma l’amore!

Premesso che l’amore è un sentimento che caratterizza anche gli eterosessuali, credo che la visione idilliaca dell’omosessualità proposta da Benigni sia parziale e noiosamente politically correct. Non penso che Benigni creda realmente che l’amore gay sia solo quello dolce e romantico di Wilde, nel dubbio però non posso che consigliargli di presentarsi a Milano a qualche serata Pervert, durante le quali orde di minorenni sotto effetto di stupefacenti si riuniscono in discoteca per pomiciare tutti assieme allegramente, incitati da animatori transgender. In alternativa potrebbe anche documentarsi su cosa sia il cruising; per rendere l’idea ho estratto qualche passo interessante dal sito dell’Arcigay di Milano:

Il più sporco dei luoghi di cruising milanesi è certamente la Fossa (via Curie, dietro alla stazione Cadorna, di fronte al palazzo della Triennale), un viottolo allagato quando piove, pieno di spazzatura e fango tutto l’anno salvo poche giornate estive in cui si trasforma in una distesa di terra polverosa. Eppure alla Fossa i gay milanesi vogliono bene come alla mamma: è dall’inizio dell’ottocento, da quando cioè l’attuale Parco Sempione venne trasformato in piazza d’armi, che questa zona è teatro di incontri omosessuali: imprevisti corollari della magnificenza civile. […] I vantaggi della fossa erano evidenti: un’area verde centralissima eppure appartata, vicina a una stazione ferroviaria che assicurava un flusso continuo di pendolari, mentre da dietro la Triennale arrivavano i ragazzi del parco, tra una canna e una partita a pallone. La Fossa era l’unico posto a Milano a funzionare sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro. Ci si andava in cerca di sesso, ma anche per chiacchierare, per evitare i locali, per passare il tempo: e ci passavano davvero tutti. In fondo era gratis. Si batteva dal parcheggio fino a via Mario Pagano, facendo sesso tra i cespugli e sotto il ponte.

Di posti simili Milano è piena, così come le altre principali città italiane. Con questo non voglio dire che gli eterosessuali siano casti e puri, mentre gli omosessuali una massa informe di peccatori (alcuni tra i miei più cari amici sono gay e non li cambierei per nulla al mondo), è evidente però che non tutti gli omosessuali condividono quell’idea romantica di amore  testimoniata da Wilde. Disarmante è il qualunquismo di Benigni ma, d’altro canto, cosa non si è disposti a fare pur di racimolare qualche applauso?

Peccato che a riservargli una standing ovation al Teatro Ariston sia stato quello stesso pubblico che ha poi fischiato Grillini – presidente onorario dell’Arcigay – una volta salito sul palco per criticare il testo della canzone di Povia.
Dettaglio questo che dovrebbe far riflettere sull’intelligenza e sull’ipocrisia dei presenti. Oltre che sulla fragilità della banale retorica di Benigni e dei suoi sostenitori.

Iperreattiva

11 febbraio 2009 Nessun commento »

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