Sulla citazione

12 giugno 2010 Nessun commento »

Sul Corriere della Sera di oggi è possibile leggere un intervento di Aldo Grasso sulla questione-Luttazzi. Numerose battute del comico sono la traduzione pedissequa di battute scritte da icone della satira quali Carlin e Hicks, sul web spopola un video che lo dimostra in maniera inequivocabile. Aldo Grasso critica la linea difensiva del comico (Luttazzi, dopo aver cercato di censurare i video su YouTube – proprio lui, che ha lanciato al grande pubblico Marco Travaglio… – ha detto di aver sempre ammesso il debito) ma finisce col prenderne le difese in maniera ancora più patetica.

Il titolo – «Luttazzi, gag copiate: ma così fan tutti» – è fine, perché al suo interno contiene già una citazione. Persino Mozart attingeva al lavoro di altri compositori, all’epoca però non c’era il copyright e comunque, a differenza di Luttazzi, il genio austriaco rielaborava con grande maestria e sapeva scrivere di suo pugno. Assolvere il comico solo perché ormai il plagio è la prassi mi sembra la più grande assurdità che un critico possa sostenere. Come se un critico teatrale dicesse: “visto che gli attori di oggi sono tutti mediocri, accettiamo la mediocrità”.  Non contento, Aldo Grasso prosegue: «è curioso che sia proprio il web, dove domina l’ideologia dell’informazione free e dove il copyright è visto come il diavolo, a emettere una così dura condanna nei confronti di Luttazzi». Sarà anche il più famoso critico televisivo italiano, ma sul web Grasso ha ancora molto da imparare: se avesse visto con più attenzione il documentario che incastra Luttazzi avrebbe capito che la cosa più irritante non è il plagio in sé, ma la protervia di un comico che rivendica a più riprese la paternità delle proprie battute.

Citare è lecito, ma con che faccia Luttazzi sostiene di non saper recitare quelle altrui, quando buona parte del suo repertorio è il risultato di un “copia e incolla” mal riuscito? Riadattando le parole di Salinger: un autore, quando gli viene chiesto di parlare della sua arte, dovrebbe alzarsi in piedi e gridare forte i nomi degli autori che cita. Figurarsi quando li copia letteralmente!

Rai, di tutto di più

11 giugno 2010 Nessun commento »

Signore e signori, il signoraggio! #2

06 giugno 2010 18 commenti »

Per comprendere perché le teorie del complotto sul signoraggio sono prive di fondamento basta comprare un qualsiasi testo di macroeconomia. Nel mondo accademico – quello vero – nessuno sosterrebbe mai una simile idiozia e, dal momento che esistono economisti di diversa tradizione e di diverso orientamento politico, è impossibile supporre che siano tutti collusi: se il problema esistesse ci sarebbe almeno una voce autorevole pronta a sostenerlo ma trattandosi, nelle sue conclusioni, di una balla, questo non succede. A ben vedere i maggiori contributi alle teorie del complotto sul signoraggio vengono da uomini di estrema destra che vorrebbero tornare alle monete nazionali per farne “moneta del popolo”, una sorta di socialismo nazionale monetario. Alcuni nomi: Giacinto Auriti, Marco Saba, Marco Della Luna, Giovanni Sandi. Questi invece i principali divulgatori in Italia:

Chi ha potere di emissione guadagna sulla creazione di moneta, è vero, esiste un reddito da signoraggio, ma la quantità di reddito che si può ottenere con l’emissione di moneta è contenuta. Una Banca Centrale, per poter speculare sulla creazione di moneta, dovrebbe emetterne un’enorme quantità ma questo non avviene: la moneta infatti perderebbe valore e quindi nessuna Banca Centrale ha l’interesse a emettere moneta ad libitum. L’emissione, insomma, è condizionata dal tasso d’inflazione. I signoraggisti costruiscono le loro teorie sulla negazione di questo principio elementare dell’economia, ma l’aumento della quantità di denaro in circolazione erode il potere d’acquisto dei cittadini ed è una convinzione assolutamente incontestabile: avete presente quando in Germania i bambini giocavano con cataste di marchi che valevano come carta straccia? Credete davvero che la Banca Centrale Europea voglia prendere esempio dallo Zimbabwe, dove un’esagerata emissione di moneta ha portato all’iperinflazione? Tralasciando tutti i vincoli di tipo normativo attualmente in vigore, è sufficiente citare il Trattato di Maastricht per farsi un’idea su quale sia la politica monetaria dell’Unione Europea: «La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e di un’unione economica e monetaria […] uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità, una crescita sostenibile, non inflazionistica». Se i complottisti avessero ragione, il presidente della BCE inviterebbe i governi a una cattiva gestione delle loro risorse; li esorta invece a mantenere un bilancio solido proprio per non dover fare i conti, un giorno, con un crescente tasso d’inflazione. E’ proprio l’indipendenza della Banca Centrale a impedire un uso indiscriminato dell’emissione di moneta da parte dei governi nazionali. Dunque i signoraggisti criticano la Banca Centrale per una politica inflazionistica che, in realtà, la BCE non persegue e sognano il ritorno delle monete nazionali, svalutabili con maggiore facilità: questo infatti è il modo più semplice per pagare i debiti maturati in seguito a una cattiva gestione della cosa pubblica.

Comprendo in parte le ragioni di chi, non essendo un fan della moneta fiduciaria e del moltiplicatore delle riserve, si augura un ritorno alla parità aurea, ma non credo sia una strada percorribile oggigiorno e non sono neanche sicuro che sia la cosa migliore da fare; quando invece mi trovo davanti un complottista che sostiene che gli Stati nazionali si indebitano per colpa del signoraggio non so se ridere o piangere. E’ la tesi più idiota che oggi si possa sostenere.

Signore e signori, il signoraggio!

05 giugno 2010 3 commenti »

L’Europa è attraversata da una crisi finanziaria che potrebbe decretare la fine dell’unione monetaria, il più importante dei tre pilastri su cui si regge Unione Europea. Secondo gli ottimisti l’UE non può sfaldarsi semplicemente perché questa eventualità non è mai stata presa in considerazione. Per i pessimisti invece non si tratta di uno scenario così incredibile, basta seguire l’andamento dei mercati per rendersene conto. Dall’Ungheria, le ultime conferme. Ed è proprio nei momenti di crisi che la dietrologia trova nuova linfa vitale.

Sono passati sette mesi dall’unica volta che ho scritto di Paolo Barnard ma, nel tempo, ho continuato a leggere i suoi interventi per sforzarmi di vedere le cose da una prospettiva lontana anni luce dalla mia. La cosa irritante non è tanto la divergenza di opinioni (pressoché totale) ma l’assenza di uno spazio dove lasciare commenti, ragion per cui leggo, mi infervoro e neanche posso sbottare! Il post di oggi nasce anche da questa possibilità negata. Ebbene, sulla crisi del debito sovrano, quale argomentazione avrà mai tirato fuori Barnard, notoriamente vicino alle posizioni dei complottisti? Ladies and gentlemen: il signoraggio!
Si legge sul suo sito:

Oggi noi Stati della zona Euro stiamo USANDO l’Euro, non ne siamo più i proprietari. Una volta noi italiani possedevano la lira, i francesi i franchi e i tedeschi i marchi ecc. Non siamo cioè più sovrani nell’uso della nostra moneta. L’Euro è a tutti gli effetti una moneta senza Stato, è una moneta ‘mercenaria’ che tutti i sedici USANO. Fra usare una moneta e possederla la differenza è enorme. Perché oggi ogni Paese dell’Euro deve, PRIMA DI SPENDERE per la cittadinanza, fare una di due cose: 1) prendere in prestito l’Euro, 2) TASSARE i propri cittadini per racimolarlo.

Barnard deve aver cambiato idea. A fine aprile aveva individuato nell’approvazione delle leggi Gramm-Leach-Bliley e Commodity Futures Modernization «la causa prima e diretta della catastrofe finanziaria che ha mandato in rovina milioni di famiglie nel mondo dal 2008 a oggi (Italia inclusa), e che ha indebitato gli Stati occidentali con le banche criminali»; adesso invece la causa di tutti i mali è il signoraggio (quindi la BCE, per l’emissione di banconote). Per fare chiarezza bisognerebbe approfondire il funzionamento della riserva frazionaria e affrontare la questione in termini macroeconomici ma non tutti hanno l’infarinatura necessaria per comprendere le politiche monetarie; le teorie del complotto sul signoraggio hanno invece il “merito” di essere semplici, alla portata di tutti, quindi facilmente divulgabili. Per carità, Barnard scrive anche cose giuste – quando per esempio fa notare che un tempo gli Stati potevano svalutare la moneta, ora no – ma il debito sovrano degli Stati nazionali non dipende dal signoraggio. E probabilmente lo sa bene anche lo stesso Barnard, che infatti precisa: gli Stati si indebitavano anche prima dell’unione monetaria. Ma allora? Di che cosa stiamo parlando?

L’enorme Leviatano, l’Unione Europea, non è esente da difetti e ha deluso le aspettative di molti ma, come ogni cosa, è migliorabile. Vogliamo davvero liquidare il processo d’integrazione comunitaria? Vogliamo davvero mettere da parte il sogno delle identità multiple? Tornare ai confini, ai dazi doganali, al protezionismo? La politica trovi il modo per riconquistare la fiducia dei mercati, questa è la sola strada percorribile.