Sul Corriere della Sera di oggi è possibile leggere un intervento di Aldo Grasso sulla questione-Luttazzi. Numerose battute del comico sono la traduzione pedissequa di battute scritte da icone della satira quali Carlin e Hicks, sul web spopola un video che lo dimostra in maniera inequivocabile. Aldo Grasso critica la linea difensiva del comico (Luttazzi, dopo aver cercato di censurare i video su YouTube – proprio lui, che ha lanciato al grande pubblico Marco Travaglio… – ha detto di aver sempre ammesso il debito) ma finisce col prenderne le difese in maniera ancora più patetica.
Il titolo – «Luttazzi, gag copiate: ma così fan tutti» – è fine, perché al suo interno contiene già una citazione. Persino Mozart attingeva al lavoro di altri compositori, all’epoca però non c’era il copyright e comunque, a differenza di Luttazzi, il genio austriaco rielaborava con grande maestria e sapeva scrivere di suo pugno. Assolvere il comico solo perché ormai il plagio è la prassi mi sembra la più grande assurdità che un critico possa sostenere. Come se un critico teatrale dicesse: “visto che gli attori di oggi sono tutti mediocri, accettiamo la mediocrità”. Non contento, Aldo Grasso prosegue: «è curioso che sia proprio il web, dove domina l’ideologia dell’informazione free e dove il copyright è visto come il diavolo, a emettere una così dura condanna nei confronti di Luttazzi». Sarà anche il più famoso critico televisivo italiano, ma sul web Grasso ha ancora molto da imparare: se avesse visto con più attenzione il documentario che incastra Luttazzi avrebbe capito che la cosa più irritante non è il plagio in sé, ma la protervia di un comico che rivendica a più riprese la paternità delle proprie battute.
Citare è lecito, ma con che faccia Luttazzi sostiene di non saper recitare quelle altrui, quando buona parte del suo repertorio è il risultato di un “copia e incolla” mal riuscito? Riadattando le parole di Salinger: un autore, quando gli viene chiesto di parlare della sua arte, dovrebbe alzarsi in piedi e gridare forte i nomi degli autori che cita. Figurarsi quando li copia letteralmente!
Per comprendere perché le teorie del complotto sul signoraggio sono prive di fondamento basta comprare un qualsiasi testo di macroeconomia. Nel mondo accademico – quello vero – nessuno sosterrebbe mai una simile idiozia e, dal momento che esistono economisti di diversa tradizione e di diverso orientamento politico, è impossibile supporre che siano tutti collusi: se il problema esistesse ci sarebbe almeno una voce autorevole pronta a sostenerlo ma trattandosi, nelle sue conclusioni, di una balla, questo non succede. A ben vedere i maggiori contributi alle teorie del complotto sul signoraggio vengono da uomini di estrema destra che vorrebbero tornare alle monete nazionali per farne “moneta del popolo”, una sorta di socialismo nazionale monetario. Alcuni nomi: Giacinto Auriti, Marco Saba, Marco Della Luna, Giovanni Sandi. Questi invece i principali divulgatori in Italia:
Un paio di studenti di economia (!!!) che hanno affrontato l’argomento nelle loro tesi di laurea con toni sensazionalistici arrivando persino a citare, come fonte autorevole, David Icke, il sostenitore dell’invasione rettiliana. Vi basti pensare che i relatori, interrogati sul contenuto di queste tesi di laurea, hanno preso le distanze dalle idee dei loro studenti…
Il partito che abbraccia da sempre teorie della cospirazione (pensate anche alle scie chimiche, con interrogazioni che non hanno portato a nulla); Beppe Grillo, che, pur di gridare allo scandalo, scatena l’isteria collettiva sul web senza preoccuparsene minimamente (ora comunque sembra aver addolcito le sue posizioni sul signoraggio); Massimo Fini, firma del Fatto, che con il suo Movimento Zero vorrebbe creare un mondo non troppo dissimile da quello propugnato dai leghisti. Il populismo è un male trasversale.
Chi ha potere di emissione guadagna sulla creazione di moneta, è vero, esiste un reddito da signoraggio, ma la quantità di reddito che si può ottenere con l’emissione di moneta è contenuta. Una Banca Centrale, per poter speculare sulla creazione di moneta, dovrebbe emetterne un’enorme quantità ma questo non avviene: la moneta infatti perderebbe valore e quindi nessuna Banca Centrale ha l’interesse a emettere moneta ad libitum. L’emissione, insomma, è condizionata dal tasso d’inflazione. I signoraggisti costruiscono le loro teorie sulla negazione di questo principio elementare dell’economia, ma l’aumento della quantità di denaro in circolazione erode il potere d’acquisto dei cittadini ed è una convinzione assolutamente incontestabile: avete presente quando in Germania i bambini giocavano con cataste di marchi che valevano come carta straccia? Credete davvero che la Banca Centrale Europea voglia prendere esempio dallo Zimbabwe, dove un’esagerata emissione di moneta ha portato all’iperinflazione? Tralasciando tutti i vincoli di tipo normativo attualmente in vigore, è sufficiente citare il Trattato di Maastricht per farsi un’idea su quale sia la politica monetaria dell’Unione Europea: «La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e di un’unione economica e monetaria […] uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità, una crescita sostenibile, non inflazionistica». Se i complottisti avessero ragione, il presidente della BCE inviterebbe i governi a una cattiva gestione delle loro risorse; li esorta invece a mantenere un bilancio solido proprio per non dover fare i conti, un giorno, con un crescente tasso d’inflazione. E’ proprio l’indipendenza della Banca Centrale a impedire un uso indiscriminato dell’emissione di moneta da parte dei governi nazionali. Dunque i signoraggisti criticano la Banca Centrale per una politica inflazionistica che, in realtà, la BCE non persegue e sognano il ritorno delle monete nazionali, svalutabili con maggiore facilità: questo infatti è il modo più semplice per pagare i debiti maturati in seguito a una cattiva gestione della cosa pubblica.
Comprendo in parte le ragioni di chi, non essendo un fan della moneta fiduciaria e del moltiplicatore delle riserve, si augura un ritorno alla parità aurea, ma non credo sia una strada percorribile oggigiorno e non sono neanche sicuro che sia la cosa migliore da fare; quando invece mi trovo davanti un complottista che sostiene che gli Stati nazionali si indebitano per colpa del signoraggio non so se ridere o piangere. E’ la tesi più idiota che oggi si possa sostenere.
Da decenni i più autorevoli studiosi di scienze sociali sottolineano i limiti del sondaggio; già nella seconda metà degli anni Settanta il buon Bourdieu scriveva che l’opinione pubblica – o meglio, quella sondata attraverso i sondaggi – non esiste. E’ giusto che indagini di questo tipo vengano realizzate, ma i risultati non sono verità assolute. Non esistono sondaggi reali e fasulli; esistono sondaggi i cui dati – puramente indicativi – andrebbero presi con le pinze, sempre e comunque. Per dirla con Nietzsche: non ci sono fatti, bensì interpretazioni.
Ma anche accettando per dogma il risultato dei sondaggi, a nessuno viene in mente che forse Berlusconi gode di un consenso maggiore rispetto agli altri leader europei perché la manovra italiana, a confronto con le misure introdotte negli altri Paesi, è appena un leggero antipasto? Spagna, tagli per 50 miliardi in tre anni; Francia, 100 miliardi in tre anni; Germania, 10 miliardi all’anno per cinque anni. L’Italia invece mette sul piatto una manovra da 24 miliardi, nonostante un debito pubblico di gran lunga superiore a quello dei Paesi citati. Sapere di preciso a quanto ammonta l’indice di gradimento del Premier è davvero così importante? O è più importante sottolineare che il governo del Paese che dovrebbe tagliare di più è proprio quello che, allo stato attuale, sta tagliando di meno?
Comunicazione di servizio: spammer affetti da logorrea acuta hanno preso di mira il form che permette di inviarmi e-mail dal sito. Cancellerò la pagina incriminata. Chi volesse inviarmi messaggi privati può sempre usare Facebook o Twitter; chi si fa meno remore può lasciare commenti pubblici sul blog.
I post più commentati