Non si può andare lontano quando l’orizzonte è limitato
Nell’ormai leghistizzato Piemonte si rivendica il diritto di assumere soltanto insegnanti con la residenza in regione: niente più graduatorie nazionali, solo così si può risolvere il problema del precariato locale. La notizia non mi stupisce, sono certo che non passerà molto tempo prima di leggere che in Piemonte o in Veneto non si vogliono più seguire i programmi ministeriali: insegnanti padani con programmi padani per studenti padani. Del resto come osa stabilire Roma cosa è giusto studiare e cosa no oppure chi deve insegnare al nord e chi no? Ancora una volta l’immagine che passa è quella di un Paese provinciale che si chiude in un “valligianesimo” che male si adatta alla società aperta e globale di oggi. Eccolo il protezionismo di stampo leghista!
Gli italiani hanno sempre vagato per il mondo. Paradossalmente, proprio oggi che il mercato del lavoro tende a favorire la mobilità internazionale e la libera circolazione di studenti e lavoratori, l’Italia sembra aver smarrito quella sua incredibile capacità di adattamento. Da anticipatori della storia (anche se spesso per necessità), a retrogradi. Passino le resistenze di quanti non vorrebbero mai lavorare all’estero, il dramma è che ormai siamo diventati un popolo così pigro da non voler neanche prendere in considerazione soluzioni al di là dei confini regionali. Se non è sotto casa, il lavoro non lo vogliamo. E per garantire questo nostro “diritto”, calpestiamo quelli – ben più sacri – difesi dalla nostra Costituzione. *
Un tempo la penisola era la patria dei grandi navigatori, oggi è solo un paese.
No, nessun errore di battitura: paese, non Paese.
* Se della Costituzione in Italia non si rispettano neanche i principi fondamentali, perché per avere libertà d’impresa dovremmo aspettare una (inutile) modifica dell’articolo 41? Per le cose che contano la Costituzione non fa testo e per semplicissime riforme contro la burocrazia la nostra classe politica inventa un problema relativo alla Carta?











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