Non si può andare lontano quando l’orizzonte è limitato

12 giugno 2010 Nessun commento »

Nell’ormai leghistizzato Piemonte si rivendica il diritto di assumere soltanto insegnanti con la residenza in regione: niente più graduatorie nazionali, solo così si può risolvere il problema del precariato locale. La notizia non mi stupisce, sono certo che non passerà molto tempo prima di leggere che in Piemonte o in Veneto non si vogliono più seguire i programmi ministeriali: insegnanti padani con programmi padani per studenti padani. Del resto come osa stabilire Roma cosa è giusto studiare e cosa no oppure chi deve insegnare al nord e chi no? Ancora una volta l’immagine che passa è quella di un Paese provinciale che si chiude in un “valligianesimo” che male si adatta alla società aperta e globale di oggi. Eccolo il protezionismo di stampo leghista!

Gli italiani hanno sempre vagato per il mondo. Paradossalmente, proprio oggi che il mercato del lavoro tende a favorire la mobilità internazionale e la libera circolazione di studenti e lavoratori, l’Italia sembra aver smarrito quella sua incredibile capacità di adattamento. Da anticipatori della storia (anche se spesso per necessità), a retrogradi. Passino le resistenze di quanti non vorrebbero mai lavorare all’estero, il dramma è che ormai siamo diventati un popolo così pigro da non voler neanche prendere in considerazione soluzioni al di là dei confini regionali. Se non è sotto casa, il lavoro non lo vogliamo. E per garantire questo nostro “diritto”, calpestiamo quelli – ben più sacri – difesi dalla nostra Costituzione. *

Un tempo la penisola era la patria dei grandi navigatori, oggi è solo un paese.
No, nessun errore di battitura: paese, non Paese.


* Se della Costituzione in Italia non si rispettano neanche i principi fondamentali, perché per avere libertà d’impresa dovremmo aspettare una (inutile) modifica dell’articolo 41? Per le cose che contano la Costituzione non fa testo e per semplicissime riforme contro la burocrazia la nostra classe politica inventa un problema relativo alla Carta?

Sulla citazione

12 giugno 2010 Nessun commento »

Sul Corriere della Sera di oggi è possibile leggere un intervento di Aldo Grasso sulla questione-Luttazzi. Numerose battute del comico sono la traduzione pedissequa di battute scritte da icone della satira quali Carlin e Hicks, sul web spopola un video che lo dimostra in maniera inequivocabile. Aldo Grasso critica la linea difensiva del comico (Luttazzi, dopo aver cercato di censurare i video su YouTube – proprio lui, che ha lanciato al grande pubblico Marco Travaglio… – ha detto di aver sempre ammesso il debito) ma finisce col prenderne le difese in maniera ancora più patetica.

Il titolo – «Luttazzi, gag copiate: ma così fan tutti» – è fine, perché al suo interno contiene già una citazione. Persino Mozart attingeva al lavoro di altri compositori, all’epoca però non c’era il copyright e comunque, a differenza di Luttazzi, il genio austriaco rielaborava con grande maestria e sapeva scrivere di suo pugno. Assolvere il comico solo perché ormai il plagio è la prassi mi sembra la più grande assurdità che un critico possa sostenere. Come se un critico teatrale dicesse: “visto che gli attori di oggi sono tutti mediocri, accettiamo la mediocrità”.  Non contento, Aldo Grasso prosegue: «è curioso che sia proprio il web, dove domina l’ideologia dell’informazione free e dove il copyright è visto come il diavolo, a emettere una così dura condanna nei confronti di Luttazzi». Sarà anche il più famoso critico televisivo italiano, ma sul web Grasso ha ancora molto da imparare: se avesse visto con più attenzione il documentario che incastra Luttazzi avrebbe capito che la cosa più irritante non è il plagio in sé, ma la protervia di un comico che rivendica a più riprese la paternità delle proprie battute.

Citare è lecito, ma con che faccia Luttazzi sostiene di non saper recitare quelle altrui, quando buona parte del suo repertorio è il risultato di un “copia e incolla” mal riuscito? Riadattando le parole di Salinger: un autore, quando gli viene chiesto di parlare della sua arte, dovrebbe alzarsi in piedi e gridare forte i nomi degli autori che cita. Figurarsi quando li copia letteralmente!

Signore e signori, il signoraggio! #3

07 giugno 2010 Nessun commento »

Terzo e forse ultimo intervento sul signoraggio.
Facciamo un passo indietro. Come ho già scritto, alcuni signoraggisti, per rendere credibili le loro teorie balzane, cavalcano l’onda della crisi del debito sovrano scoppiata in Europa. Questa è la loro teoria: l’Europa è indebitata per colpa dell’emissione di moneta della Banca Centrale che “presta” le banconote agli Stati, per pagare il debito bisogna stampare ancora più moneta e così l’indebitamento aumenta, in un circolo vizioso perpetrato da lobby ebraiche assetate di sangue. La teoria presenta senza dubbio spunti interessanti, ma solo per chi ha intenzione di girare un film sulla falsariga del Codice Da Vinci. Chi invece si interessa, non di fiction, ma di economia reale sa bene che gli Stati nazionali si sono indebitati a seguito di una recessione economica che ha costretto i governi ad attuare dispendiose politiche di welfare, facendo così lievitare (in casi come il nostro, ulteriormente) il debito pubblico. Fondi per impedire il collasso del sistema produttivo, fondi per salvare istituti di credito, fondi per pagare la cassa integrazione ai lavoratori. Tutto questo rappresenta un costo. Ma evidentemente i signoraggisti credono che uno Stato possa spendere all’infinito e se poi si indebita… Colpa dei banchieri (ebrei dal naso adunco) che emettono moneta!

In realtà si è sempre saputo che gli interventi dei governi nazionali avrebbero attutito gli effetti della crisi a breve termine, ma imposto maggiore rigore nel lungo periodo. L’Italia poi, già prima della crisi, doveva fare i conti con un debito pubblico tra i più alti al mondo (cliccate qui per la cartina dei Paesi più indebitati prima della recessione) ed è un problema che da sempre grava sulla nostra economia. Troppi sprechi e interessi di casta nel Belpaese. Senza andare indietro nel tempo fino al pareggio di bilancio di Quintino Sella (raggiunto con la celebre imposta sul macinato) è sufficiente ricordare che l’Italia aveva un debito pubblico elevato anche all’inizio degli anni Novanta: il governo di centrosinistra,  dopo aver preso in considerazione la svalutazione della lira, approvò invece una manovra “lacrime e sangue”. Gli italiani strinsero la cinghia e, due anni dopo, a Berlusconi bastò promettere meno tasse per vincere le elezioni. All’epoca non c’era l’Euro, emesso dalla BCE. C’era la moneta sovrana, emessa dallo Stato italiano. Eppure la situazione era la stessa. La sola differenza è che oggi, essendoci la moneta unica, la classe politica (nazionale) non può risanare il debito svalutando la moneta (europea). Per questo molti politici auspicano il ritorno della moneta sovrana, per poter eliminare (quando lo ritengono opportuno) un debito che – in molti casi, ma esistono le eccezioni – hanno essi stessi contribuito a creare. Quando il debito pubblico diventa troppo elevato  c’è poco da fare: o si fa la svalutazione per rendere il debito alla portata o si punta al rigore dei conti. La BCE, diversamente da quanto sostengono i signoraggisti, è contraria a pratiche inflazionistiche (quindi all’emissione forsennata di moneta), preferisce il rigore, ma, nel caso di un largo disavanzo, questo può essere raggiunto soltanto con tagli, tasse o un mix di entrambe le soluzioni.

L’indebitamento di uno Stato comunque non è dovuto al signoraggio: può dipendere da provvedimenti dispendiosi, da una diminuzione delle entrate dovuta all’evasione fiscale, da una cattiva gestione della cosa pubblica (sprechi, corruzione, conti truccati) o da questi e altri fattori assieme. Se però state scrivendo una sceneggiatura per un film di fantapolitica potete sempre prendere per buona la teoria dei signoraggisti, secondo i quali è tutta colpa dei rettiliani e delle lobby ebraiche… In questo caso vi consiglio una lettura: il testo di Rosetta Stoned, canzone dei Tool!

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Signore e signori, il signoraggio! #2

06 giugno 2010 18 commenti »

Per comprendere perché le teorie del complotto sul signoraggio sono prive di fondamento basta comprare un qualsiasi testo di macroeconomia. Nel mondo accademico – quello vero – nessuno sosterrebbe mai una simile idiozia e, dal momento che esistono economisti di diversa tradizione e di diverso orientamento politico, è impossibile supporre che siano tutti collusi: se il problema esistesse ci sarebbe almeno una voce autorevole pronta a sostenerlo ma trattandosi, nelle sue conclusioni, di una balla, questo non succede. A ben vedere i maggiori contributi alle teorie del complotto sul signoraggio vengono da uomini di estrema destra che vorrebbero tornare alle monete nazionali per farne “moneta del popolo”, una sorta di socialismo nazionale monetario. Alcuni nomi: Giacinto Auriti, Marco Saba, Marco Della Luna, Giovanni Sandi. Questi invece i principali divulgatori in Italia:

Chi ha potere di emissione guadagna sulla creazione di moneta, è vero, esiste un reddito da signoraggio, ma la quantità di reddito che si può ottenere con l’emissione di moneta è contenuta. Una Banca Centrale, per poter speculare sulla creazione di moneta, dovrebbe emetterne un’enorme quantità ma questo non avviene: la moneta infatti perderebbe valore e quindi nessuna Banca Centrale ha l’interesse a emettere moneta ad libitum. L’emissione, insomma, è condizionata dal tasso d’inflazione. I signoraggisti costruiscono le loro teorie sulla negazione di questo principio elementare dell’economia, ma l’aumento della quantità di denaro in circolazione erode il potere d’acquisto dei cittadini ed è una convinzione assolutamente incontestabile: avete presente quando in Germania i bambini giocavano con cataste di marchi che valevano come carta straccia? Credete davvero che la Banca Centrale Europea voglia prendere esempio dallo Zimbabwe, dove un’esagerata emissione di moneta ha portato all’iperinflazione? Tralasciando tutti i vincoli di tipo normativo attualmente in vigore, è sufficiente citare il Trattato di Maastricht per farsi un’idea su quale sia la politica monetaria dell’Unione Europea: «La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e di un’unione economica e monetaria […] uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità, una crescita sostenibile, non inflazionistica». Se i complottisti avessero ragione, il presidente della BCE inviterebbe i governi a una cattiva gestione delle loro risorse; li esorta invece a mantenere un bilancio solido proprio per non dover fare i conti, un giorno, con un crescente tasso d’inflazione. E’ proprio l’indipendenza della Banca Centrale a impedire un uso indiscriminato dell’emissione di moneta da parte dei governi nazionali. Dunque i signoraggisti criticano la Banca Centrale per una politica inflazionistica che, in realtà, la BCE non persegue e sognano il ritorno delle monete nazionali, svalutabili con maggiore facilità: questo infatti è il modo più semplice per pagare i debiti maturati in seguito a una cattiva gestione della cosa pubblica.

Comprendo in parte le ragioni di chi, non essendo un fan della moneta fiduciaria e del moltiplicatore delle riserve, si augura un ritorno alla parità aurea, ma non credo sia una strada percorribile oggigiorno e non sono neanche sicuro che sia la cosa migliore da fare; quando invece mi trovo davanti un complottista che sostiene che gli Stati nazionali si indebitano per colpa del signoraggio non so se ridere o piangere. E’ la tesi più idiota che oggi si possa sostenere.