Manfredi Pomar

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Economia for dummies: l’euro, il debito, la BCE, la Germania

di Manfredi Pomar | 29 giugno 2013 | 9 commenti

In attesa del mio prossimo trasferimento all’estero mi sono lasciato rapire da sole e mare – per questo gli aggiornamenti latitano – ma siccome mi sono stancato di imbattermi in gente che ripete a pappagallo idiozie lette in Rete a proposito di euro, debito, BCE e Germania vorrei provare a riassumere in un post perché, per larga parte, si tratta solo di fregnacce.

L’EURO
Come ho ricordato nel post precedente, negli anni immediatamente successivi all’entrata in vigore della moneta unica l’Italia ha goduto di un contesto particolarmente favorevole. Il debito era già piuttosto elevato ma nessuno metteva in dubbio la sostenibilità dei nostri conti pubblici, i tassi d’interesse sul nostro debito pubblico erano ancora ragionevoli e nessuno veniva a parlarci di spread; sfortunatamente al governo sedeva un tale a cui il futuro del Paese importava fino a un certo punto e così abbiamo sprecato una prima, importante occasione per portare l’Italia in linea con gli altri Paesi europei.

Una seconda opportunità, paradossalmente, è arrivata proprio con la crisi dell’euro, quando la moneta unica ha subito un lieve deprezzamento che avrebbe dovuto spingerci a puntare con decisione sull’export (sull’esempio tedesco, insomma): sbagliato illudersi che potesse farlo un Paese come la Grecia, ma per l’Italia, con un’economia già fortemente orientata all’export e la seconda manifattura dell’Unione Europea, sarebbe dovuta essere la reazione naturale. Siamo invece rimasti al palo, cosa che ha contribuito a un ulteriore allargamento del gap con la Germania (qui mi riferisco alla bilancia commerciale, non allo spread sui titoli di Stato).

L’euro, quindi, è stato un’occasione mancata, l’ennesima, non lo strumento di morte contro il quale oggi si propone il nostalgico ritorno alla salvifica lira. Sorvoliamo sulle difficoltà del caso e sulle conseguenze su stipendi e pensioni, il fatto incredibile è che il ritorno alla lira viene invocato proprio perché, con una pesante svalutazione, il nostro export raggiungerebbe livelli record. Perdonatemi, ma se l’obiettivo era quello, non conveniva forse cominciare a sfruttare le opportunità offerte dal mini-euro? In Italia la logica non è proprio di casa.

IL DEBITO PUBBLICO, LE BANCHE E LA BCE
Molti sostengono che il debito (pubblico) è creato dalle banche (private) che si sono impossessate della moneta (dellaggente) per prestarla agli Stati, indebitandoli. Ne sono convinti in particolar modo i grillini (si pensi all’intervento di Carlo Sibilia o al video della bambina di 12 anni caricato sul canale della Cosa), che molto spesso puntano alle semplificazioni estreme per intercettare il voto dell’ineffabile italiano medio. E allora facciamo un po’ di chiarezza. Per prima cosa: cos’è il debito pubblico? E’ il debito che lo Stato accumula per la mancata copertura dell’intero fabbisogno finanziario di cui necessita. In sostanza quando c’è un disavanzo tra entrate e spese, lo Stato si indebita. Quindi è lo Stato che crea debito pubblico. Come? Con investimenti onerosi, corruzione, espansione della spesa pubblica per fini politici (controllo del territorio), sprechi, cattiva allocazione delle risorse, ecc.

A questo punto, però, il Sibilia di turno obietta: «sì, ma lo Stato paga alle banche lauti interessi, quindi di fatto anche le banche contribuiscono alla creazione di nuovo debito». Vediamo allora come funziona il processo di rifinanziamento del debito pubblico. I titoli di Stato vengono emessi dallo Stato per coprire il disavanzo e finanziare la macchina pubblica. In sostanza lo Stato chiede i capitali necessari agli investitori offrendo in cambio il rimborso alla fine del prestito, più una percentuale x di interessi (tasso di rendimento). Anche il pensionato che decide di investire in bot di fatto finanzia il debito pubblico in vista di un ritorno economico e non c’è nulla di immorale in tutto questo.
Il tasso di rendimento varia in base alla rischiosità dell’operazione: se un’economia è solida il ritorno per l’investitore (e la spesa in interessi per lo Stato) è minore; se l’economia rischia di collassare è chiaro che lo Stato dovrà offrire di più per convincere l’investitore a finanziare un’economia che rischia di intascare i suoi capitali e non ripagarlo più (quello che succede in caso di default). E’ chiaro quindi che lo Stato ha tutto l’interesse a mantenere l’economia solida e i tassi d’interesse bassi. Quando questo non succede si entra in una spirale del debito (una parte consistente del debito è destinata proprio al pagamento dagli interessi sullo stesso). Ma perché uno Stato indebitato continua a mendicare liquidità se alla fine si ritroverà ancora più indebitato a causa degli interessi? Per la stessa ragione per cui un privato chiede un prestito in banca: perché si aspetta di aver risolto (o migliorato) la propria situazione quando verrà il momento di saldare. In Italia – dove non si fanno riforme, si continua a ingrassare il debito, non si lavora alle cause che hanno contribuito a crearlo e la classe politica temporeggia o pensa solo a interessi personali o di partito – la situazione assume contorni grotteschi, ma la colpa non è certo imputabile né alle banche né, in genere, a chi vanta crediti nei confronti dello Stato.

Giulio Tremonti BCE tasso d'interesse banche prestito euroPoi c’è la BCE, che, per usare le parole dall’ex ministro Tremonti: «regala capitali alle banche all’1% ma se vai in banca non ti danno l’1% e se sei un Governo devi pagare il 5-6%». L’impronta populistica del ragionamento di Tremonti è quanto mai evidente – solo un cialtrone potrebbe aspettarsi di ricevere dalla banca un prestito a un interesse pari a quello pagato dalla banca alla BCE – ma il nodo della questione è un altro: perché le banche private chiedono lauti interessi per l’acquisto di titoli di Stato se la liquidità per l’acquisto di quei titoli di Stato la ottengono a un tasso agevolato? Le ragioni sono molteplici, giusto per citarne alcune:

  • la liquidità immessa nel sistema economico dalla BCE non è destinata esclusivamente alle aste di titoli di Stato, è sbagliato farne la base su cui valutare il tasso offerto dalla BCE alle banche
  • le banche in linea di massima non avrebbero l’interesse a utilizzare la liquidità in vista di un rendimento pari all’interesse dovuto alla BCE, finirebbero col destinare quella liquidità altrove
  • se la BCE chiedesse interessi più alti per avvicinarli al tasso di rendimento dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà diventerebbe svantaggioso per le banche acquistare i titoli di Stato di Paesi con rendimento basso (o negativo)
  • inoltre si porrebbe un problema: su quali aste tarare il tutto? Su quelle italiane o su quelle greche? Se la BCE prestasse alle banche al 5-6% i Tremonti di Grecia si lamenterebbero comunque, essendo il rendimento sui loro titoli di Stato di gran lunga superiore
  • viceversa, se venissero imposti tassi di rendimento bassi alle economie meno solide per avvicinarli all’1% offerto dalla BCE alle banche si penalizzerebbero i Paesi virtuosi e si promuoverebbe un sistema fondato sull’azzardo morale
  • riassumendo: come già sottolineato, il tasso di rendimento dipende dalla rischiosità dell’operazione, sono gli Stati a dover dimostrare di avere un’economia solida per finanziarsi a buon mercato, tutto il resto è noia

Insomma, ce n’è abbastanza per capire perché uno come Tremonti è meglio che non sieda mai più al Ministero dell’Economia e delle Finanze…

LA GERMANIA
E se la colpa della crisi non è né dell’euro né della BCE allora di chi sarà mai? Della Germania, ovvio. Ora, che la Germania abbia temporeggiato perché avvantaggiata, nel breve-medio periodo, dalla crisi dell’euro – per il discorso dell’export e per l’incredibile sconto sui tassi dovuto alle terribili performance dei Paesi periferici – è un dato di fatto, il problema è che in Italia diventa colpa della Germania qualsiasi cosa. Qualche giorno fa, per esempio, mi sono imbattuto in un tale che per difendere Vendola, che in Puglia ha raddoppiato il prezzo dell’acqua per delibera regionale, diceva che era tutta colpa dei tedeschi (non di chi, col referendum, non ha voluto liberare il prezzo del servizio da logiche di ragioneria pubblica). Insomma: in Puglia aumenta il prezzo dell’acqua? A Napoli c’è la munnezza? Belsito intascava soldi pubblici? La Regione Sicilia vanta un esercito di forestali? Quando non sapete a chi dare la colpa andate sul sicuro, tirate il ballo la Germania, in un modo o nell’altro c’entrerà qualcosa!

Una cosa però va detta. Questo atteggiamento in parte lo dobbiamo anche alla stampa italiana. Prendiamo questo post di Dagospia:

Merkel: “Mi schiererò dalla parte della BCE davanti alla Corte” – E ti credo: la Germania con lo spread ha guadagnato 80 mld!

Sul fatto che la Germania abbia goduto di enormi sconti sul debito nulla da ridire, peccato che l’affermazione della Bundeskanzlerin si rifacesse anche al “whatever it takes” di Draghi che ha contribuito all’abbassamento dei tassi sul debito italiano, normalizzando in parte la situazione. L’antipatia che mi ispira la Merkel non basta a farmi tollerare il messaggio – volutamente distorto – del post di Dagospia. Se la Merkel avesse voluto insistere sulla linea tedesca avrebbe criticato le scelte di Draghi (ricordate Weidmann?); la Cancelliera ha preferito fare l’esatto contrario, dando la sua benedizione – messaggio che in Italia o non è passato o non si è voluto far passare per poter continuare a sparare a zero sulla Germania (anche quelle rare volte che la Germania ci lascia respirare). Perché ammettere errori, sforzarsi di essere costruttivi (e intellettualmente onesti), rimboccarsi le maniche, quando si può comodamente puntare il dito contro la Germania, sempre e comunque?

CONCLUSIONI
L’eurozona non è un’area valutaria ottimale, l’Unione Europea ama darsi all’autolesionismo (si pensi alla Tobin Tax) e la Germania avrebbe certamente potuto svolgere un ruolo diverso nella gestione della crisi europea – fino a qui tutto vero – ma un buon 90% delle accuse che si muovono contro l’euro, l’UE, la BCE e la Germania sono noiosissime fregnacce. Spero che il mio post abbia fatto un po’ di chiarezza, se così fosse vi invito a condividerlo per arginare il populismo 2.0 della Rete.

Commenti

9 commenti to “Economia for dummies: l’euro, il debito, la BCE, la Germania”

  1. Luca
    giugno 29th, 2013 @ 14:50

    La parte sulla Germania è fantastica :)..condivido il tuo pensiero!

    Però per quanto riguarda l’euro, le lamentele che ho sentito in giro riguardano più la diminuzione del potere di acquisto a seguito della conversione lira-euro. Cioè stipendio di 2milioni di lire che diventa 1000euro e prodotti commerciali che da 30mila lire diventano 30 euro per esempio!

    Non so se sia esatto però anche in Germania sentivo dire che le persone stavano meglio con i marchi! Poi tu ne saprai sicuramente di più!

  2. Manfredi Pomar
    giugno 29th, 2013 @ 15:41

    Grazie Luca e bentornato!
    Il discorso è ampio e bisogna tenere a mente diversi aspetti (il passaggio da una valuta debole a una valuta forte; il fatto che da noi i salari sono rimasti fermi, altra cosa che ha eroso il potere d’acquisto, ecc.) però qui mi interessava sottolineare un altro aspetto e cioè che l’esperienza dell’euro sarebbe anche potuta essere meno traumatica se avessimo saputo trarne vantaggio. Ma l’Italia, notoriamente, prima perde il treno, poi fa come ne “La volpe e l’uva”: è l’UE che fa schifo, è l’euro che fa pena… Poi sempre a cercare l’arbitro Moreno da incolpare; mai passarsi una mano sulla coscienza – negli anni la mentalità resta questa, c’è poco da fare.
    Detto ciò, io non sono un difensore a spada tratta dell’euro (che ha sicuramente tutta una serie di limiti) ma di sicuro non sono neanche un nostalgico della lira: già all’epoca era ampiamente svalutata e oggi sarebbe stata seriamente esposta al rischio di speculazioni valutarie.

  3. Pippo
    giugno 30th, 2013 @ 02:11

    ogni cambiamento di valuta comporta degli aggiustamenti dove chi ha il potere di fare i prezzi guadagna qualcosa rispetto a chi li subisce. Quindi: l’idraulico chiede subito un prezzo in euro, il dipendente si adegua a una conversione esatta (se non ha potere contrattuale). Cambiare ora, però , oltre a comportare di nuovo questi svantaggi sarebbe un disastro perchè avremmo una moneta svalutatissima e interessi a due cifre (quindi le banche si metterebbero a inseguire i tassi, oppure pretenderebbero di essere pagate in euro, cosa inarrivabile per il dipendente pagato in lire, etc.). Per vedere però quanto era effetto di arrotondamenti indebiti occorrerebbe veder anche l’andamento dei prezzi delle materie prime. Non so che ne uscirebbe. Può anche essere che il cambio imposto lira-euro abbia tenuto conto di una certa sfiducia per l’Italia (oggettivamente fondata) .Controllare i prezzi dall’alto è assolutamente impossibile, neanche Diocleziano ci riuscì (si può fare con pessimi risultati su piccoli mercati e si va alla borsa nera). Ciò detto il fatto di aver avuto anni di basso costo del danaro e una stabilità valutaria internazionale avrebbe dovuto darci modo di sistemare i nostri conti pubblici (ridurre e consolidare la spesa , etc). Invece, ciò è stato usato per spendere e spandere ancora di più. Essere indebitati, ricevere aiuti per fortuna o abilità e usare questi soldi per lussi momentanei: uscirne peggio di prima. Ecco. Colpa un pò di tutti i governi 2001-2008, ma purtroppo con particolare coinvolgimento di quello che a parole avrebbe dovuto essere più “liberale” .

  4. Pippo
    giugno 30th, 2013 @ 02:15

    avrebbe dovuto essere IL più “liberale” (per certa sx i problemi economici non sono problemi. Si impone una legge, vedi Hollande, e che il mondo si adegui. Per altri, no. Non si può imporre la fisica per legge parlamentare e il modo con cui gli scambi avvengono ha qualcosa di ineluttabile, il pane non cresce sugli alberi per ordine del primo ministro. Senonchè proprio da chi si dichiarava, a parole, di tali principi si è avuto il peggio).

  5. Manfredi Pomar
    giugno 30th, 2013 @ 09:38

    Assolutamente, tornare alla lira ora sarebbe folle, immagina i pensionati con i risparmi di una vita bruciati così… Poi il passaggio all’euro è stato lungo e difficoltoso “in tempi di pace”, figurati cambiare valuta oggi, fatto in tutta fretta e sotto pressioni varie. I pazzi furiosi come Grillo possono anche divertirsi a proporre referendum sull’euro per cavalcare l’onda anti-euro… Ma se poi la gente dovesse davvero convincersi che bisogna uscire dall’euro? Il suicidio di un Paese.

    Quanto al partito “liberale” (quando al massimo gli unici di scuola liberale saranno stati 2-3), secondo me dovrebbero tutti fare un passo indietro e scomparire dalla scena politica, a partire da B. ovviamente, perché il danno che hanno fatto al Paese (in termini di indebitamento, interventi economici e riforme mancate) è da tribunale dell’Aja… E c’è ancora gente che li difende e li vota! Che Paese di rincoglioniti.

  6. Luca
    giugno 30th, 2013 @ 13:33

    Siuramente ora tornare alla lira è impensabile!
    Nutro solo molti dubbi sui reali vantaggi dell’essere entrati nell’euro. Ok vantaggi nella circolazione delle merci ecc ma non credo che per le persone diciamo “comuni” ci siano stati dei vantaggi realmente evidenti rispetto alla lire (o comunque in tutta europa rispetto alla valuta precedente).
    Gli stessi pensionati in Italia hanno comunque più che dimezzato i risparmi di una vita già solo con la conversione della moneta. Ora comunque non si può tornare indietro.

    Condivido tutto del post però molti di questi discorsi da bar, che ora hai giustamente smentito, sono colpa un po di tutto il sistema creato dall’ue e dall’indecisione sul suo futuro secondo me. Non si capisce dove voglia arrivare, non siamo stati uniti d’europa ma nemmeno completamente indipendenti e queste posizioni di mezzo non ci consentono di capire esattamente i vantaggi che potrebbero derivare da una reale integrazione. Quindi si colpevolizza la Germania e quei paesi che ci bacchettano e che si pensa sfruttino il sistema dell’unione solo ricavare vantaggi per loro a scapito di tutti. Quando si chiarirà un attimo quale sia il fine dell’europa forse questi pensieri verranno meno

  7. Manfredi Pomar
    giugno 30th, 2013 @ 15:38

    I vantaggi sono quelli che non abbiamo saputo sfruttare, per questo non li vediamo, ma c’erano. Più che puntare il dito contro l’Europa dovremmo fare “mea culpa”. Quanto alla Germania, anche noi avremmo potuto fare altrettanto se non avessimo avuto una “guida” politica confusa e non all’altezza. Quindi cattiva la Germania o fessi noi? Io opto per la seconda; nei bar preferiscono colpevolizzare gli altri e fare le vittime. In Italia siamo abilissimi a negare la realtà, purtroppo però, così facendo, i problemi non vengono mai affrontati seriamente.

  8. Luca
    giugno 30th, 2013 @ 23:23

    magari sbaglio però reali vantaggi dall’entrata nell’euro non mi sembrano percepiti nemmeno dai tedeschi o altre persone nel resto dell’Europa. Nè da quello che osservai quando andai in Germania nè dai sondaggi (non conosco però l’attendibilità dei sondaggi in Germania) in cui la maggioranza dei tedeschi ha sempre affermato di stare meglio con il marco.

    Poi sono d’accordissimo con te sul “mea culpa” ci mancherebbe! Però senza fare il solito italiano che da colpa all’europa anche lei ha oggettivamente le sue colpe nel malcontento generale sfociante poi in populismo. Per fare un esempio la stessa bocciatura che ci fu della Costituzione Europea del primo progetto (anche se poi alcune parti sono state recepite da Lisbona)conferma le incertezze su a cosa porterà in futuro il modello europeo, senza una strada sicura da seguire secondo me reali vantaggi non ci possono essere. Senza una reale integrazione i paesi europei si vedranno tra loro come degli Stati che sono uniti da rapporti economici finchè conviene ma che poi appena non conviene più chissà. Ed è per questo secondo me che la Germania viene vista da molti come un nemico che sfrutta il sistema per suoi personali interessi. Ci fosse una strada chiara verso una completa unità secondo me questo non succederebbe.

  9. Manfredi Pomar
    luglio 1st, 2013 @ 00:15

    I tedeschi soffrono di due fobie: la paura dell’inflazione (ecco perché molti non vogliono che la BCE sostenga attivamente i Paesi periferici) e il timore che prima o poi il conto gli venga presentato (nel caso di nuovi bail-out). Queste due fobie tendono a fargli dubitare dell’euro a priori (soprattutto tra la gente comune) ma quelli con un minimo di preparazione sanno bene quanto gli sia convenuto. Poi magari non l’ammettono pubblicamente perché gli conviene fare quelli con la memoria corta, ma sotto sotto lo sanno. Poi negli ultimi mesi hanno fatto importanti ammissioni che prima non si sarebbero mai sognati di fare per orgoglio e interesse nazionale. Ti basta cercare su Google “Deutschland profitiert von der Krise” per trovare decine e decine di articoli (tedeschi) in cui ammettono di aver tratto enormi vantaggi dall’euro e dalla crisi dei Paesi periferici. Insomma, giocano a fare i nostalgici ma alla fine sanno bene se gli è convenuto o meno. Noi invece facciamo i nostalgici ma poi ci beviamo le balle di Grillo in massa. Lì invece è vero che c’è un neonato partito anti-euro che guadagna consensi ma, confrontato al m5s, è mille volte più avanti e le critiche all’euro almeno sono un minimo ragionate. Da noi invece vanno avanti solo i fenomeni da baraccone che urlano e sparano boiate.

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