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Maroni e Zingaretti, qualcosa li accomuna: la composizione delle giunte

di Manfredi Pomar | 21 marzo 2013 | nessun commento

Roberto Maroni, Nicola Zingaretti, Lega Nord, centrodestra, centrosinistra, Italia, Regione Lombardia, Regione Lazio, giuntaNelle ultime ore abbiamo assistito alla formazione di due importanti giunte regionali: quella di Nicola Zingaretti nel Lazio e quella di Roberto Maroni in Lombardia. Centrosinistra e centrodestra: due mondi che teoricamente avrebbero poco in comune ma che, quando si tratta di spendere (male) i soldi pubblici, convergono verso prassi consolidate ma non per questo accettabili per il contribuente. Chiarisco subito, mi riferisco alla pessima abitudine – confermata nelle scorse ore da entrambi gli schieramenti – di nominare assessori esterni, un’abitudine che costa caro ai cittadini perché alla spesa per i consiglieri eletti si somma quella per i non eletti (stipendi, rimborsi, assistenti, ecc.). Ma torniamo alle giunte di Lazio e Lombardia: dieci sono gli assessori voluti da Zingaretti – tutti esterni; quattordici quelli di Maroni, e in Lombardia gli esterni salgono a undici.

Insomma, in quello strano Paese che è l’Italia tutti si indignano per la formazione – giustificata da circostanze di emergenza nazionale – di un governo tecnico, quando da anni, a livello regionale, in tutto lo Stivale (salvo regioni come Val d’Aosta e Molise), in assenza di motivi eccezionali, si assegnano cariche a personalità esterne – non elette e più costose – nel silenzio più assordante. Delle due l’una: o gli italiani sono in malafede (e quindi criticano certe pratiche quando hanno l’interesse a farlo ma poi tacciono quando lo stesso avviene in altri contesti) o, più semplicemente, se ne infischiano di come (non) funziona lo Stato, almeno fino a quando un capopopolo qualsiasi non li smuove dal torpore e dall’atarassia (l’attivismo isterico dell’ultimora).

L’obiezione che muovono i vari Maroni e Zingaretti d’Italia per giustificare questo inutile sperpero di denaro pubblico è che il presidente ha bisogno di uomini di fiducia con competenze specifiche che non sempre è possibile trovare all’interno del consiglio. Ma allora perché non inserire quelle personalità direttamente nelle liste, possibilmente in cima, anziché portare in consiglio amici, amanti o gente che serve solo a portare voti? Semplice, perché tanto paga Pantalone. Alla faccia della crisi, dei sacrifici, dell’austerity. Ormai è evidente, questi signori hanno perso ogni contatto con la realtà e il più elementare istinto di conservazione, altrimenti si renderebbero conto che continuando su questa strada si fa soltanto un favore a chi, come Grillo, vive esclusivamente di questo, del poter dire: “vedete, destra o sinistra non cambia nulla, siete tutti uguali”.

Ancora una volta centrodestra e centrosinistra dimostrano di non aver capito nulla e perdono l’appuntamento con la discontinuità. Il conto gli sarà presentato alle prossime elezioni.

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