Manfredi Pomar

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Beppe Grillo mi legge. E allora dimmi, caro Beppe, come ti senti?

di Manfredi Pomar | 4 marzo 2013 | 7 commenti

Beppe Grillo, M5S, Movimento 5 Stelle, propaganda, populismo, politica, Italia, Costituzione, articolo 67, defaultE’ il 22 febbraio 2013, ultimo giorno di campagna elettorale. Mentre Piazza San Giovanni, a Roma, si riempie di grillini, io siedo comodamente a casa, a Berlino, e commento su Twitter la diretta dell’ultima tappa dello Tsunami tour. Mi ritrovo così a trollare un sostenitore del Movimento 5 Stelle per fargli capire che nulla va contro la Costituzione più del Grillo-pensiero. Potrei citare svariati articoli a sostegno della mia tesi, partendo magari da quelli più famosi, ma preferisco andare al sodo e tiro subito in ballo l’articolo 67 (e non mi risulta che qualcuno, prima di allora, avesse mosso questa critica a Beppe Grillo). Mi ripeto il 26 febbraio, commentando il risultato delle urne e, in maniera più approfondita, il primo marzo, quando provo a elencare alcuni esempi del rapporto dicotomico Grillo-Costituzione. Riguardo l’articolo 67 scrivo:

Chi viene eletto rappresenta la Nazione, non il singolo cittadino (può piacere o meno ma è così); inoltre l’assenza di vincoli di mandato è destinata a creare qualche grattacapo a Grillo, che non potrà gestire il dissenso interno come ha sempre fatto finora (a meno che, nel giro di qualche mese, non voglia far confluire tutti i deputati del movimento nel gruppo misto).

Due giorni dopo, sul sito di Beppe Grillo, fa la comparsa un post intitolato “Circonvenzione di elettore”, nel quale l’autore (Grillo stesso?) punta l’indice proprio contro l’articolo 67 (ma come? I grillini non erano quelli che amavano la Costituzione al punto da volerla insegnare al mondo?). Come volevasi dimostrare, eccolo correre ai ripari: maledetta Costituzione, così i parlamentari «non sono vincolati verso il partito in cui si sono candidati» e possono fare «il cazzo che gli pare»! Non fa strano vedere che l’uomo che più si è scagliato contro i partiti rivendichi ora una subordinazione del rappresentante verso il partito di appartenenza? In realtà le opinioni di Grillo sono sempre state alquanto ballerine (io vi avevo messo in guardia sulla credibilità del personaggio) perciò, dal mio punto di vista, l’aspetto più rilevante semmai è un altro: Grillo (o qualcuno del suo entourage) mi legge.

E allora, caro Beppe, visto che mi leggi, volevo chiederti una cosa. Come ti senti?
Come ti senti quando ti spacci per un novello Pertini – tu, che della Costituzione te ne infischi e chiedi un referendum sull’euro pur sapendo che la Carta non lo permette? Com’è vivere alle spalle della “comunità”* quando a te di certo i soldi non mancano? Come ti senti quando chiedi la rinegoziazione del debito pubblico italiano – tu, che hai già i soldi all’estero e te ne infischi delle conseguenze di un default parziale? Come ti senti sapendo che se dessimo davvero retta alle tue follie a rimetterci sarebbero soprattutto i risparmiatori italiani, che detengono la parte più consistente del debito? Come ti senti sapendo che col collasso della finanza pubblica affameresti milioni di pensionati e dipendenti pubblici, che da un giorno all’altro potrebbero non vedersi più accreditare (in parte o del tutto) la pensione e lo stipendio? Come ti senti sapendo che a darti il voto sono stati molti disoccupati, precari, indigenti – gente che campa grazie al supporto di parenti in pensione o impiegati pubblici: saresti contento di affamare, di riflesso, anche i tuoi elettori? Dimmi, onestamente, come ti senti? Te lo chiedo perché io al posto tuo non riuscirei nemmeno a guardarmi allo specchio.

* Dall’intervista a Class CNBC: «siamo una comunità: questo camper è stato offerto, ci danno prosciutti, salami, formaggi che noi cambiamo col pieno di gasolio. Vado a dormire da amici, mangio a casa di altri amici. Chi fa il palco, chi mette le luci, l’amplificazione… E’ tutto gratuito». Per Beppe Grillo. Per tutti gli altri, invece, c’è il materiale in vendita sul sito. L’Italia ha il suo Ron Hubbard.

Commenti

7 commenti to “Beppe Grillo mi legge. E allora dimmi, caro Beppe, come ti senti?”

  1. Pippo
    marzo 4th, 2013 @ 15:18

    Suggerire validi argomenti a un cialtrone che noi detestiamo è un peccato. Se Grillo ci legge: per noi è uno squallido buffone, un ducetto da tre soldi che approfitta dell’ingenuità popolare e ha trovato la sua miniera d’oro vendendo biowashball e le sue sciocchezze. Grillo, ritirati e sparisci dalla vita politica se hai buona fede. I soldi li hai già. Sei un ignorante demagogo. Vuoi vivere come un mennonita o uno hamish (se sai cosa sono, e non lo fai)? Fatti tuoi. Ma non pretendere di spacciare le tue asinerie, la tua rozzezza, inciviltà, intolleranza, incultura per il nuovo. Abbiamo già abbastanza problemi.

  2. Manfredi Pomar
    marzo 4th, 2013 @ 15:35

    Ciao Pippo, grazie per la visita e per il commento! Inutile dire che condivido: il primo a dovere andare a casa è proprio lui!

  3. Inge
    marzo 5th, 2013 @ 16:17

    @Manfredi:in primo luogo non nascondo la mia “invidia” per te che stai a Berlino! In secondo luogo una considerazione: trovo che tra gli aspetti più preoccupanti dei sostenitori del M5S sia proprio la posizione antieuropeista, loro che vogliono essere i giovani, quelli che innescano il cambiamento, loro che dovrebebro essere i figli di un’Italia più europea, loro che dovrebbero parlare almeno un’altra lingua oltre all’italiano, come dovrebbe essere per noi delle “nuove generazioni”. E invece no! Parlano e permettono che si parli di eventuale uscita dall’euro!

  4. Manfredi Pomar
    marzo 5th, 2013 @ 17:03

    Bentornata!
    Per la verità lascerò la Germania a breve, ma la sostanza non cambia: in Italia non vale la pena stare / tornare. Tutte le persone di buonsenso che ne hanno la possibilità dovrebbero preparare i bagagli e andarsene, tanto l’Italia per noi non ha più nulla. Lasciamola ai grillini, poi, forse, capiranno…
    Quanto all’Ue, ti dirò, ci sono aspetti controversi che non piacciono neanche a me e credo sia un esperimento politico mal concepito, ma mi guardo bene dal fare dietrologia (che in Italia è sport nazionale) o dal proporre soluzioni impraticabili o estremamente tafazziane come invece fanno i grillini quando chiedono l’uscita dall’euro. Purtroppo in Italia c’è molto analfabetismo economico, inoltre certe decisioni (come l’entrata nell’euro) sono state prese dalla classe politica senza che i cittadini ne avessero grande consapevolezza: oggi vediamo con quali risultati… Poi l’italiano medio è così mediocre e provinciale che neanche arriva a capire quante possibilità ha aperto l’Ue, se ne lamenta e basta, dopo essersene totalmente disinteressato per anni. Un popolo di cialtroni in fondo lo siamo sempre stato…

  5. Inge
    marzo 5th, 2013 @ 17:33

    Che dire, io Berlino l’ho abbandonata anni fa ormai, ma mi è rimasta sinceramente nel cuore. La mia voglia di Mediterraneo ha vinto dopo anni di vita all’estero per scelta. E nonostante mi manchi il suono di una lingua straniera intorno a me, non rimpiango la scelta, in questo dissento dalla tua posizione (forse per un’unica volta, finora): che in Italia non valga la pena stare.
    Certo che gli aspetti controversi dell’Ue son tanti, ma dici bene quando dici che in Italia non si sono capite le potenzialità delle possibilità nate dall’Ue. L’uscita dall’euro resta comunque una proposta indecente,
    a mio parere.

  6. Francesco Darking
    marzo 5th, 2013 @ 18:30

    Ciao Manfredi,
    devo ammettere che questo articolo ha destato la mia attenzione.
    Non voglio difendere Grillo a spada tratta ma piuttosto penso “Fidarsi si, ma senza carta bianca”.

    Grillo di sicuro non sta li per diventare presidente della repubblica o del consiglio ma di sicuro c’è che si batte per maggiore giustizia, correttezza, maggior civiltà e senso civico in Italia, oltre a voler raddrizzare il modo di lavorare in politica e vari sistemi marci dei nostri governanti (al servizio dei potenti). E’ uno dei pochi che pensa per un’Italia più giovane e per riaprire un buco di speranza per il futuro del cittadino, dandosi da fare attivamente.

    Quanto ai lati oscuri di Grillo ne sono a conoscenza ma resto neutrale in merito.

    Il discorso poi sarebbe un pò lungo, anche in merito della faccenda “UE” e per il fatto che condivido determinate filosofie grilliane per motivi di progresso ed anche maggiori diritti del cittadino e indipendenza nazionale (anche al livello economico).

    In conclusione: mi permetto di postare il link del mio ultimo video (visto che non è a sfondo politico) di attivismo cittadino http://www.youtube.com/watch?v=Px4vsQ803Ok
    che esprime quale Italia spero possa esserci e che già si mette in azione. Esiste ancora gente brava, positiva e progressista, che lotta per un futuro migliore e per le giuste cause.
    La politica in Italia purtroppo è una brutta bestia da più di 20 anni.

  7. Manfredi Pomar
    marzo 5th, 2013 @ 19:42

    @Inge: in realtà la penso esattamente come te, per questo sto cambiando aria (altrimenti mi fermerei a Berlino). L’Italia è un bel Paese, se mi incazzo è proprio perché ho ancora a cuore il Paese dove sono nato e cresciuto; purtroppo però l’Italia è destinata a un pesantissimo ridimensionamento (economico, sociale, politico e via dicendo) dovuto innanzi tutto all’incaponimento dei suoi cittadini che hanno preferito arroccarsi nell’ideale di quell’Italietta ignorante e provincialotta che si chiude a riccio e bada solo ai suoi piccoli affari intimorita dalle sfide della nuova epoca. Paradossalmente l’Italia ha ancora un grande potenziale ma è un potenziale destinato a rimanere inespresso proprio a causa di questa volontà, quasi ideologica, di mettersi in disparte e ignorare tutto quello che succede intorno. Pensaci: in vent’anni siamo passati dalla Lega, che temeva di finire nelle riserve, al Movimento 5 Stelle, che la riserva la rivendica quasi come un diritto per mettersi al sicuro da tutto quello che succede intorno. L’italiano medio continua ad appigliarsi al sogno di ciò che è stato per poter continuare a ignorare la realtà delle cose, che suggerisce ben altro. Il voler uscire dall’euro è forse quanto di più emblematico in tal senso: per l’italiano medio il ritorno alla lira vuol dire tornare allo stile di vita dei decenni passati ma non si rende conto che tra tornare alla lira oggi e tornare al potere d’acquisto di quando c’era la lira c’è una differenza abissale. Magari, come dici tu, vale ancora la pena stare in Italia, però allora io ti chiedo: per quanto ancora? Io ho l’impressione che il risveglio per l’italiano medio sarà molto, molto doloroso e chi oggi si diverte ad aizzare le masse drogandole (ancora una volta) di false promesse sta giocando con una bomba a orologeria. Forse sono io a essere troppo pessimista, ma preferisco non essere in giro quando la realtà busserà alle porte degli italiani e chiederà il conto…

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