Forconi, ciò di cui la Sicilia non ha bisogno | Manfredi Pomar

Forconi, ciò di cui la Sicilia non ha bisogno

22 gennaio 2012Commenti / Comments

Qualunquisti, mafiosi e fascisti. Sono bastate tre parole alla stampa nazionale per descrivere il popolo dei Forconi, il movimento che per giorni ha bloccato la Sicilia per «restituire al popolo siciliano la sua dignità» (peccato che il popolo siciliano sia stato il primo a subire enormi disagi a causa dei blocchi). Chi ha preso parte alle proteste rifiuta senza mezzi termini le etichette dei giornalisti «che scrivono minchiate», ma siamo proprio sicuri che quelle della stampa fossero tutte esagerazioni fuori luogo, giudizi senza senso?

Movimento dei Forconi, indignados di Sicilia

Un movimento che si schiera contro tutto e tutti senza fare le dovute distinzioni (chi oggi prova a rimettere in piedi l’economia di un Paese disastrato non ha le stesse responsabilità di chi di fatto ha trascinato quel Paese sul baratro) è qualunquista per definizione. Certo, la classe politica regionale e nazionale degli ultimi 10-20 anni è stata nel complesso la più imbarazzante, irresponsabile, incompetente e disonesta di tutta la storia repubblicana, ma se la necessità di rinnovamento dovesse finire col premiare capipopolo improvvisati, pronti a cavalcare lo scontento popolare per sostituirsi a quei ladroni di cui tanto criticano le ruberie, come potrebbero mai migliorare le cose? Odio ripetermi ma non è col qualunquismo che si risolvono i problemi.

Sulle (presunte) infiltrazioni mafiose non c’è molto da dire: come ha precisato Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, si farà chiarezza. Resta il fatto che se anche il Movimento dei Forconi dovesse effettivamente dimostrarsi estraneo a infiltrazioni mafiose, i casi di intimidazione che si sono susseguiti nei giorni scorsi possono comunque essere considerati figli di una mentalità mafiosa che certamente non fa buona pubblicità al movimento.

L’adesione di esponenti di Forza Nuova invece è confermata da tanto di video su YouTube ma anche in assenza di una strumentalizzazione da parte di gruppi politici di estrema destra non ci sarebbe voluto molto a capire che le proteste scoppiate in Sicilia sono espressione di un mondo che, non riuscendo a comprendere i cambiamenti intervenuti nel corso del tempo, continua a guardarsi indietro; resistenze anacronistiche che puntano solo a promuovere l’elargizione di nuovi sussidi, protezionismi vari, velleità autarchiche.
«Siccome siamo il popolo siciliano e l’economia siciliana» diceva uno dei leader del movimento ai microfoni di Servizio Pubblico «provvederemo affinché il popolo siciliano non muoia di fame». Peccato che nel frattempo i supermercati si siano svuotati di tutti i generi alimentari; le parole a sproposito, invece, quelle fioccano come non mai:

Se la notizia si propagasse per tutta l’Italia, se lo spirito di ribellione dei nostri amici siculi dovesse attecchire in tutto lo Stivale, il popolo italiano, unito nella protesta, potrebbe riprendersi la propria sovranità. Gli italiani tornerebbero padroni a casa propria. Assisteremo alla cacciata dei creditori stranieri, riprenderemo in mano il nostro debito pubblico impazzito, nazionalizzeremo la nostra moneta. [Fonte: Informare per Resistere, oltre 500.000 fan su Facebook]

Brutta bestia, l’analfabetismo economico.

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