Cameron, Draghi e Monti: un mese di novità | Manfredi Pomar

Cameron, Draghi e Monti: un mese di novità

23 dicembre 2011Commenti / Comments

Approfitto della breve vacanza natalizia per dare una rispolverata al blog. Un mese di assenza e ne è passata di acqua sotto i ponti…

Cameron, Londra, UE

Trattandosi di una non-notizia, per comodità, comincerò dalla spaccatura Londra-UE: non era difficile prevedere che l’idea di un’Europa più compatta e accentrata non sarebbe stata accolta positivamente nella perfida cauta Albione, dove la sovranità nazionale viene ceduta col contagocce. Mentre si continua a vagheggiare di una possibile (improbabile) unione fiscale, la realtà – impietosa – torna a bussare alle porte d’Europa: non bastassero le difficoltà di natura economica (squilibri commerciali, deficit fiscali) a complicare le cose ci pensano anche quelle di carattere politico.

Draghi, il QE targato BCE

Se non altro si allontana dal continente lo spettro del credit crunch, ma solo per merito della BCE, che alla fine ha accettato il ruolo di prestatore di ultima istanza. Non si tratta di un quantitative easing in piena regola, ma poco ci manca.
Le banche europee hanno infatti  (temporaneamente) risolto il problema di liquidità grazie al recente intervento di Draghi. Accolto con ottimismo dagli esperti, dubito che si rivelerà efficace nel lungo periodo. Una nuova ricapitalizzazione diventerà necessaria nel giro di pochi mesi, quindi presto saremo punto e a capo. L’Europa non potrà affidarsi a Draghi ogni sei mesi. Qualcuno si assicuri che lo comprendano anche i vertici dell’UE.

La manovra di Monti: tante tasse... ma la crescita?

Venendo invece all’Italia, devo ammettere che la mia fiducia nel governo tecnico si à già affievolita, non nascondo la delusione. Da Monti mi aspettavo qualcosa di più e più coraggio. Si è fatto poco, troppo poco, sul fronte delle liberalizzazioni; irrilevanti invece i tagli alla spesa. Basti pensare che la (prima) manovra del nuovo governo è composta per 9 miliardi da tagli e per quasi 26 miliardi da tasse. Si tratta di cure palliative che servono a prendere tempo, se però non verranno fatte in fretta riforme vere (e strutturali) i nodi torneranno subito al pettine e gli sforzi fatti finora verranno vanificati in un batter d’occhio. Senza dimenticare, poi, che per l’Italia la nuova recessione è già iniziata. Non è con nuovi prelievi che ne uscirà.

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