Auf Wiedersehen, Italien | Manfredi Pomar

Auf Wiedersehen, Italien

08 novembre 2011Commenti / Comments

Per qualche tempo il sito passerà in secondo piano: ormai è questione di ore e lascerò l’Italia, ci tenevo a farvelo sapere, sto per iniziare un nuovo capitolo della mia vita a Berlino con la mia bella. Per motivare questa scelta potrei tirare in ballo l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, la quantità di stage sottopagati (o a titolo gratuito) in cui è facile incappare in Italia oppure il ridimensionamento a cui è di fatto destinata l’economia nazionale, ma non sono il tipo: chi scrive ha deciso di lasciare un posto che non lo appagava quando nel frattempo la maggior parte dei suoi coetanei un posto neanche lo trovava; chi scrive avrebbe potuto confidare nella partita iva di cui era titolare e ha invece preferito chiuderla. Le mie scelte forse risulteranno incomprensibili ai più, ma non è questo il punto.
La fiducia non è qualcosa di incondizionato, va meritata. Un Paese non può confidare esclusivamente nell’amor patrio dei suoi cittadini. Questo, da solo, non basta. Il problema della credibilità italiana non riguarda soltanto i mercati, i primi a non reputare affidabile l’Italia sono proprio i suoi cittadini e se me ne vado è proprio perché altri Paesi si lasciano preferire. Signori miei, è la competizione!

Anche all’estero, in particolar modo nel resto dell’Unione Europea, la situazione non è delle migliori – la perdita di liquidità riguarda l’Europa tutta e a questo fenomeno va aggiunto quello dello spreco di risorse attualmente disponibili; qualcuno continua a invocare l’aiuto dei BRICS ma alle economie emergenti toccherà invece continuare a trainare la crescita globale – ma non tutti i Paesi hanno dato la stessa prova di (in)affidabilità dell’Italia nella gestione della crisi e non tutti soffrono delle stesse debolezze strutturali. Sono un anti-italiano, dunque? Forse per il governo che ci ha trascinati fino a questo punto temporeggiando per quasi un decennio, ma se così fosse non sarei rimasto qui così a lungo. Per tutti questi anni ho preferito restare, convinto che ci fosse ancora un barlume di speranza, ma la situazione va solo a peggiorare e non sono così masochista da voler affondare con tutta la nave. Berlusconi – un uomo che non è neanche in grado di capire quando è ora di farsi da parte – sminuisce la crisi, dice che l’accanimento sui titoli di Stato è solo una moda passeggera, ma sappiamo tutti che non è così. L’Italia dei ristoranti pieni se ne farà ben poco se resterà solo la BCE a comprare i Buoni del Tesoro (per quanto ancora, poi?) ed è questa la strada su cui siamo avviati, inutile girarci attorno. Meglio cambiare aria prima che la Storia segua il suo corso naturale facendo piazza pulita di uno Stato, quello italiano, fondato su un modello anacronistico e corrotto fino alla radice.

Qualche giorno fa un tale che lavora per Unicredit – sorvoliamo sul possibile conflitto d’interessi, in fondo parlava a titolo personale – ha acquistato una pagina del Corriere della Sera per lanciare un accorato appello: «mandiamo a ruba i nostri titoli di Stato, compriamoli al tasso di rendimento più basso possibile, anche a tasso zero», in fondo «nessuno di noi può dirsi innocente»! In un Paese cattolico come l’Italia, quindi incline al masochismo per cultura, c’è il rischio che qualcuno prenda sul serio la proposta. Chi si dice favorevole all’iniziativa comprando i titoli di Stato al rendimento attuale di fatto si comporta al pari di quelli che, in nome di una presunta superiorità morale, è solito chiamare speculatori. La coerenza in Italia non si sa proprio cosa sia. Comprare i titoli di Stato a un rendimento più basso per patriottismo all’amatriciana invece è da folli: può solo dirsi irresponsabile chi consiglia un simile investimento quando l’Italia, da qui a poco, rischia di essere insolvente. I btp oggi vengono percepiti come titoli tossici: anziché metterli in tasca agli italiani non sarebbe meglio approfondire le ragioni di questa reputazione? La speranza è che alla fine prevalga il buonsenso: mi piace credere che gli italiani, dopo la storia dei tango bond, non vogliano ripetere esperienze spiacevoli… Inoltre mi auguro che quel tale abbia un buon avvocato: in caso di insolvenza, qualcuno potrebbe decidere di chiamare in causa il suggeritore di un investimento tanto scriteriato. L’Italia è anche questo: un giorno ti dipingono come un patriota, l’indomani vieni messo alla gogna…

Tornando all’appello, sarà vero che «nessuno di noi può dirsi innocente»? Secondo me non tutti hanno contribuito al disastro attuale, sicuramente non tutti alla stessa maniera. Per quanto mi riguarda non ho mai lavorato in nero, non ho mai mendicato un posto nel pubblico impiego (tantomeno per qualche ente inutile, a seguito di politiche clientelari), non ho mai preso alcun sussidio né goduto di incentivi, sono stato per anni un abbonato ATM e ho sempre viaggiato regolarmente con Trenitalia (nonostante il servizio pessimo), non ho mai fatto esami inutili al pronto soccorso per sfruttarne la gratuità, ho seguito lezioni all’Università anche quando altri occupavano le aule e l’unica casta di cui faccio parte (mio malgrado e solo “virtualmente”, visto che non ho mai ricoperto alcun ruolo al suo interno) è l’Ordine dei Giornalisti, che per me potrebbe benissimo essere abolito domani stesso. Come me tanti altri ma nessuno pretende una medaglia al valore dal momento che non c’è nulla di straordinario in tutto questo. Altrove si parlerebbe di comune senso civico ma l’Italia non è un Paese normale, per dirla con Ortega y Gasset è la casa del «signorino soddisfatto» che vive a spese dello Stato e che dallo Stato tutto pretende, il guaio è che si presenta il conto anche a chi critica apertamente questo modello e così il rimprovero di quel tale lo dobbiamo subire tutti indistintamente: «ci sono stati uomini e donne che hanno dato la vita per questo Paese e per la libertà, noi possiamo almeno dare un po’ di soldi». Oltre al danno, la beffa. Sempre viva sia la memoria di chi si è sacrificato per l’Italia, ma una richiesta di questo tipo suona ridicola in un Paese con una pressione fiscale tra le più alte al mondo. Il vero problema è dove vanno a finire i soldi dei cittadini, ecco perché è necessaria una severa spending review. Poi, siamo onesti, perché comprare i titoli di Stato di un Paese che ha cercato di piazzarli nella maniera più subdola possibile, andando cioè ad aumentare la tassazione su tutti i prodotti finanziari eccetto bot e btp? Non riesco a sviluppare un rapporto empatico con un Paese di tal fatta. Dall’Italia di oggi, io, cittadino italiano, mi sento preso in giro e per questa ragione non ho la benché minima intenzione di cospargermi il capo di cenere. Quella del sacrificio personale è una prospettiva che non contemplo, a maggior ragione se il sacrificio mi viene chiesto per qualcosa di cui non ho colpa, ecco perché me ne vado.

Per tanti anni ho sognato di diventarlo, ora potrò dirlo: ich bin ein Berliner.

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Also available in Inglese

12 commenti

  1. achille

    non posso che augurarti tanta fortuna…sei una persona capace e so che riucirai: mi mancherà il tuo blog ma saprò sempre come trovarti per polemizzare :)
    Speriamo di incontrarci a Berlino
    Ciauu

  2. Manfredi Pomar

    Grazie Aky, comunque il sito continuerò ad aggiornarlo, meno frequentemente e in maniera più incostante, ma qualcosa pubblicherò! Poi, quando avrò finito di sistemarmi… :)
    Se non ci beccheremo a Berlino, ci beccheremo a Parigi o da qualche altra parte in giro per il mondo!
    Viva l’Italia, viva Silvio Berlusconi! (cit.) :-D

    P.S. se troverò una buona offerta per Internet dal cellulare converrà seguirmi su Twitter!

  3. Mark

    quasi un manifesto! questo è sicuramente uno dei migliori post di sempre, azzeccatissimi i rimandi agli articoli precedenti!
    per il trasferimento, che dire? l’italia perde un giornalista valido, uno tra i migliori analisti in circolazione, sempre chiarissimo nell’affrontare tematiche poco comprensibili ai più. comunque fai benissimo ad andartene: la germania saprà regalarti maggiori soddisfazioni! in bocca al lupo!

  4. Manfredi Pomar

    Oddio, suona come un coccodrillo!
    Non so l’Italia, ma io non sono ancora morto… E non sto neanche partendo per la guerra! Comunque grazie per i complimenti, cercherò di rendermi utile con le mie analisi anche in futuro :-)
    Crepi il lupo!

  5. achille

    ahh ok quindi stiamo celebrando un morto??? :) Ciao tedescooo

  6. Penny

    il nostro eroe della Tat! Bravissimo!
    …ma ora chi mi spiegherà seriamente a fare trading?! :-P

  7. Manfredi Pomar

    @Aky: fila a festeggiare la morte (politica) di Silvio, io non merito tutte queste attenzioni e ne faccio volentieri a meno visto che non sono mai stato più vivo di così :-P

    @Penny: ahaha! Servivo solo a questo? Meglio così allora, tanto non conviene più fare trading in Italia da quando hanno alzato le tasse sulle rendite finanziarie et similia, hanno solo reso più rischioso operare in un mondo dove già prima era difficile realizzare buoni profitti, un disincentivo in piena regola, d’altra parte cosa potevamo aspettarci da un socialista come Tremorti?

  8. Penny

    tutti apriranno conti all’estero! xD

  9. achille

    domani sarò in italia..ti saluto rm nonabandonomai!!!

  10. Manfredi Pomar

    @Penny: purtroppo non basta, puoi anche scegliere un broker straniero ma finché la tua cittadinanza fiscale resta italiana…

    @Aky: “Roma, Roma, che bellissima città!” (na vota!): http://www.youtube.com/watch?v=uOHwWItB0WI

  11. G. A.

    COMPLIMENTI, lei è giovane ma ha le idee chiare a star via da Palermo …(W Berlino)
    CONCORDO che…
    nel nostro Paese pressione fiscale pesantissima il vero problema è: dove vanno a finire i soldi dei cittadini… necessaria una severa spending review….
    MA vi invito a NON TRASCURARE che qui tra NOI
    le persone LIBERE sono catturate i reti perverse e finiscono per NON sapersi ORGANIZZARE:
    per una seria, coerente, onesta trasformazione CIVICA!
    IL PROBLEMA qui in Italietta è avere CORaggio e riuscire a sottrarsi alla pressione di manipolatori dell’informazione, chi prima chi poi, qui “giace” e soggiace sotto la forza (non a caso si dissero “forza italia” e di forza a manipolare, maneggiare, distruggere ne hanno mostrata fin troppa!!!) Senza questo mancano gruppi di sorveglianza che diffondano un CAMBIAMENTO CIVILE verso ETICO-COERENTE senso del bene comune, procedere non solo su PROGRAMMI di spending review (ci sono troppe VOLPI nella ns. Finanza PUBBLICA che trasportano in altre ZONE nostre RISORSE) ma AVVIARE CONTROLLI EFFETTIVI! In pochi giorni ho contato oltre 100MILIONI di EURO sottratti all’erario, da Sicilia, provincia di Palermo, POLITICI (gruppo EX margherita 13milioni!) a Campania, e su per lo stivaletto…
    La TRAGEDIA è LI’ e INDIGNARSI è OBBLIGO.
    AUF WIEDERSEHN

  12. Manfredi Pomar

    Grazie per la visita, per il commento e per i complimenti.
    In realtà Palermo l’ho lasciata già da molti anni ma comunque la sostanza non cambia: l’Italia è e resta un Paese disastrato. E purtroppo è vero: è anche la patria degli sprechi. Sfortunatamente neanche maggiori controlli risolvono nulla perché in un Paese come l’Italia chi è chiamato a controllare ci mette poco a diventare a sua volta un colluso… In fondo la storia d’Italia è quella di una delle più lunghe compravendita di voti, di opinioni, di silenzi della storia contemporanea… E sicuramente anche i “manipolatori dell’informazione” hanno le loro responsabilità in tal senso, ma tanto in Italia si sa come va a finire… Chi sbaglia, non paga!

Commenti / Comments



*** Nota bene / Please notice ***

Nome e indirizzo e-mail sono richiesti / Name and e-mail adress are requested
L'indirizzo e-mail non sarà pubblicato / E-mail address won't appear
Commenti moderati / Moderated comments



iTheme moddato da M. P.