Sicilia, autonomia e (uno scaricabarile di) responsabilità | Manfredi Pomar

Sicilia, autonomia e (uno scaricabarile di) responsabilità

05 ottobre 2011Commenti / Comments

Concludo il trittico siciliano di questi ultimi giorni assegnando il premio virtuale “Autonomia è responsabilità” all’assessore al Bilancio della Regione Sicilia, Gaetano Armao, che a fine settembre imputava esclusivamente al governo nazionale «le responsabilità politiche ed amministrative» del declassamento del rating di molte istituzioni pubbliche italiane, Sicilia inclusa. Eppure verrebbe da chiedersi: senza quei cinque miliardi di debito S&P avrebbe mai tagliato il rating della Regione? C’è ragione di dubitarne. «La caduta di credibilità, finanziaria e non, del nostro Paese» – che è un problema reale, sia chiaro – non può essere considerata la sola ragione del declassamento, né quei cinque miliardi sono un’immediata conseguenza di questa credibilità perduta. E trovo imbarazzante (per non dire altro) che nessuna testata locale lo abbia rimarcato.

Sul tema dell’indebitamento l’assessore, sempre alla fine di settembre, ci aveva già deliziato con un’altra perla. Dopo aver sottolineato la necessità di coniugare risanamento e crescita per non innescare una spirale recessiva, Armao si era lanciato in un panegirico del debito:

Non dimostra equilibrio finanziario un bilancio che non ha indebitamento. Attenzione, l’indebitamento, se è fatto per fare investimenti – e non può esser fatt’ altro che per fare investimenti – è il segno di un’amministrazione che guarda al futuro, guai a un’amministrazione che non si indebita! Il tema è che l’indebitamento ha una soglia di tollerabilità oltre la quale non deve andare.

Gaetano Armao Sicilia CDS debito

Il pensiero keynesiano applicato al modello siciliano genera mostri, per l’esattezza cinque miliardi di mostri, che a mio modesto avviso vanno ben oltre la soglia di tollerabilità di cui parla Armao. E se l’indebitamento «non può essere fatt’ altro che per investimenti» come spiegare il debito generato – come ha precisato lo stesso Armao – per tappare i buchi della sanità siciliana? Anche quello è da inserire alla voce “investimenti”? Forse come la miracolosa (o clientelare, per i maligni) moltiplicazione di impieghi pubblici che ha regalato alla Regione una pletora di lacchè, uscieri, centralinisti, collaboratori, professionisti del timbro? E che dire dei tassi che stritolano la Sicilia a causa di operazioni finanziarie poco oculate? Investimenti anche quelli? Certo, per le banche, mica per l’ente, eppure a farne le spese è il cittadino, che non sa neanche cosa siano i derivati e non è mai stato interrogato sulla questione dalla Regione.

Chi sbaglia paga, si diceva un tempo, ma i tempi sembrano essere cambiati: ora si pretende che a pagare gli errori di un ente pubblico siano cittadini, turisti e investitori (per saperne di più leggete i post precedenti), non chi ha preso decisioni sbagliate. E’ indecente introdurre nuovi balzelli per rimediare a errori le cui responsabilità ricadono unicamente sull’amministratore pubblico. E’ l’ente locale a dover rimediare ai propri errori, dunque sarebbe lecito attendersi rinunce da parte di quest’ultimo. E ancora: è indecente sfruttare l’assenza di credibilità del Paese – che sicuramente non aiuta, ma che non può neanche diventare capro espiatorio per ogni cosa – per nascondere le responsabilità di chi quegli errori li ha fatti, soprattutto se l’assessore al Bilancio è il primo a ricordarci (e a dimenticare) che «l’altra faccia dell’autonomia è la responsabilità».
Ebbene, caro assessore, può dirsi responsabile solo l’amministrazione che fa ammenda e accetta di pagare di tasca propria gli errori commessi, di certo non quella che ne fa scontare ad altri le conseguenze.
La fortuna di questa giunta è che il contribuente siciliano o non sa, o non capisce o fa finta di non sapere/capire perché, sotto sotto, come si dice da queste parti, “ci bagna il panuzzo”…



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