La logica conseguenza di una gioia effimera | Manfredi Pomar

La logica conseguenza di una gioia effimera

13 giugno 2011Commenti / Comments

Come promesso, un commento sull’esito del referendum. Sul legittimo impedimento per la verità c’è poco da scrivere: i cittadini se ne infischiano bellamente degli interessi personali di Berlusconi, chiedono, semmai, un po’ di considerazione per i propri. Inutile comunque attendersi le dimissioni del Premier, nulla potrà mai convincerlo a lasciare la guida del Paese. Elezioni a parte ovviamente.

Veniamo invece al nucleare. Alla fine la paura e l’illusione che le rinnovabili, da sole, possano sostituire le non rinnovabili hanno prevalso. La realtà è ben diversa. Non è un caso che la Germania, oggi decisa a chiudere le centrali nucleari, si sia subito adoperata non per l’installazione di nuovi pannelli solari ma per la riapertura di ben diciassette centrali a carbone che, lo ricordo ancora una volta, non fanno meno danni del nucleare (lo stesso dicasi del gas). Essendo di ritorno da un viaggio in Ungheria e Slovacchia posso portare anche un altro esempio: in entrambi i Paesi si investe molto nell’eolico, il panorama da Budapest a Bratislava è una continua distesa di pale su immensi prati verdi, debitamente spianati per fare spazio agli impianti (in questa foto potete vedere quante decine di pale sono state innalzate anche soltanto appena fuori Bratislava, per la foto si ringrazia @nadezdafedorova). Basteranno ad alimentare ininterrottamente il carico dei due piccoli Paesi? No, e ancora una volta a parlare sono i dati. Ungheria, dieci milioni di abitanti, quattro centrali nucleari. Slovacchia, cinque milioni di abitati, quattro centrali nucleari. Due Paesi che, assieme, hanno una superficie che è la metà di quella italiana e una popolazione quasi quattro volte più piccola hanno costruito ben otto centrali. L’Italia invece, grazie a questo referendum, ha definitivamente rinunciato a questa possibilità. E in assenza di alternative valide. Nutrire dubbi sul nucleare è legittimo, privarsene a priori è da stupidi.

Poi c’è la questione dell’acqua, su cui è stata fatta una pessima campagna informativa. Si è parlato di privatizzazione di un bene che sarebbe ugualmente rimasto pubblico (così come gli acquedotti). Si è dato per scontato il passaggio della gestione ai privati, pur essendo questo solo uno degli scenari contemplati dal Decreto Ronchi-Fitto (pubblico, privato, misto; gare pubbliche anziché affidamenti diretti), in linea peraltro con quanto previsto dall’Unione Europea: che i populisti ignorino l’esistenza del diritto comunitario? Si è parlato di profitti e aumenti delle tariffe, quando si sarebbe dovuto parlare di costo degli investimenti (oggi più che mai necessari, anche sotto gestione pubblica). Si è parlato di acqua come dono di Dio, come elemento necessario alla vita umana ma non si è sottolineato abbastanza che lo Stato spreca buona parte di quel bene. Qualora l’amministratore pubblico non riuscisse poi a reperire i capitali per rimettere in sesto l’acquedotto comunale – ipotesi per nulla remota – gli sprechi saranno destinati ad aumentare e agli ambientalisti rimarrà ben poco da festeggiare. Si è sproloquiato sulla bontà di uno Stato equo e generoso che può permettersi di offrire in eterno servizi in perdita e non si è ricordato in che stato versano i conti di molti Comuni italiani, senza dimenticare che quel debito, se non con aumenti in bolletta, verrà comunque fatto saldare dai cittadini in maniere più effimere ma non meno onerose. Il dibattito si è poi soffermato sui servizi idrici e non si è detto che in realtà l’abrogazione del decreto in questione avrà ripercussioni anche su altri servizi, come gas e rifiuti. Potrei continuare a lungo, ma ormai non ha più molto senso: il danno è fatto.

Quello più grave comunque resta un altro. I mercati ci osservano e, soprattutto, giudicano le nostre scelte: con questo referendum l’Italia non ha certamente dato di sé un’immagine molto rassicurante, anzi. Da domani verrà descritta come un Paese populista e retrogrado che vive di sogni e illusioni, nemico della scienza, del progresso, della ricerca, un Paese che al parere di esperti e ingegneri preferisce quello di cantanti e attori di teatro. Un Paese economicamente analfabeta, con una naturale avversione per il privato, prevenuto verso quel male assoluto che è il profitto (tra l’altro tirato in ballo a sproposito) e pronto persino a difendere sprechi e inefficienze della gestione pubblica pur di ribadire la propria fede in quel feticcio che è lo Stato clientelare, incapace e indebitato in cui viviamo. Il fronte del sì oggi festeggia ma piangerà domani quando si renderà conto che con questo voto l’Italia si è giocata quel briciolo di credibilità su cui (forse) poteva ancora contare. La punizione arriverà dai mercati. I più la chiameranno speculazione, altri ritorsione, non mancherà poi chi parlerà di complotto internazionale ma per il sottoscritto l’amara sorte a cui siamo destinati può essere definita solo in un modo: è la logica, naturale conseguenza dei nostri errori.



6 commenti

  1. Nadia

    Now i see where you wanted to use the foto:)) What were in the end the results of referendum? (i mean percentage)

  2. Manfredi Pomar

    N. 1 (water and private)
    Quorum: 57,04%
    Yes: 95,84%
    No: 4,16%

    N. 2 (water and tariffs)
    Quorum: 57,05%
    Yes: 96,32%
    No: 3,68%

    N. 3 (nuclear energy)
    Quorum: 57,01%
    Yes: 94,75%
    No: 5,25%

    N. 4 (legittimo impedimento, Berlusconi)
    Quorum: 57,00%
    Yes: 95,15%
    No: 4,85%

    As you can see it was a plebiscite, not an informed referendum.

  3. Nadia

    yep-yep, as you told previously! at least there were 3-5% thinking ppl. of those…

  4. Manfredi Pomar

    I honestly think we were more, don’t forget only 57% of Italians voted, there’s that 43% missing… That’s why I was supporting NO instead of abstention, at least now we were commenting a realistic portrait, not a partial one…
    Btw, still a bad result. And we’ll pay for it, I’m pretty sure about that. Let’s prepare the luggage ;-)

  5. Nadia

    As soon as there’s a possibility – always ready! you know :D

  6. Manfredi Pomar

    It’s time for a new life, perpetual traveler forever! :D

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