Quando lo scrittore sogna Mecenate | Manfredi Pomar

Quando lo scrittore sogna Mecenate

07 maggio 2011Commenti / Comments

Il governo argentino intende versare una pensione agli scrittori che rappresentano una “ricchezza sociale” per il Paese, così riporta il Guardian ma per la mia analisi preferirei partire da quanto ha scritto Marta Traverso su Finzioni, interessante rivista letteraria che ho avuto il piacere di scoprire grazie a un paio di amici / ex colleghi di Università coinvolti nel progetto.

Si chiede l’autrice (così come numerosi scrittori, esordienti e non): quanti autori, poeti e drammaturghi italiani riescono a vivere di scrittura? La risposta, indubitabile, coincide con quell’amara realtà con cui si sono confrontati tutti quelli che, almeno una volta nella vita,  hanno avuto l’umiltà di scrivere qualcosa e la presunzione (legittima, sacrosanta) di farla pubblicare: pochissimi. Secondo Marta Traverso «ben poco si fa qui da noi per agevolare chi ha talento nella scrittura»; per come la vedo io il problema si spiega in maniera diversa. Semplificando grossolanamente si potrebbe dire che in Italia molti scrivono, alcuni* vengono pubblicati e nessuno legge. I dati li conosciamo, ma allora non si tratta di agevolare chi ha talento nella scrittura (non me ne voglia l’autrice ma è un’espressione che significa tutto e niente, essendo il talento nella scrittura un concetto piuttosto arbitrario), si tratta semmai di avvicinare nuovi lettori al consumo editoriale, cercando di cambiare le abitudini di una cultura – quella italiana – da sempre dominata dal culto dell’immagine (dalle icone sacre all’abuso di consumo televisivo).

Veniamo all’articolo del Guardian, questa la proposta: «The idea, inspired by similar initiatives in France and Spain, would offer the pension to those who are aged over 65 and have published at least five books or invested more than 20 years in “literary creation”».
Si legge più avanti: «The city of Buenos Aires […] approved a similar proposal in 2006 which granted a monthly pension of almost £400. Of around 100 applicants to date 72 have been approved, a low number which should calm those worried about the fiscal implications». Facciamo due conti. Dal 2006 la città di Buenos Aires, per garantire il vitalizio ad alcuni scrittori, ha speso, ogni mese, 28.000£. In un anno la sola città di Buenos Aires ha quindi speso 345.600£. Se le cifre non sono cambiate nel corso del tempo, alla fine del 2011 il peso sostenuto dall’amministrazione della capitale argentina (dunque dai suoi cittadini) avrà raggiunto i due milioni di euro (1.728.000£). Non male per un Paese su cui grava ancora il ricordo del recente default… Ovviamente un problema analogo si porrebbe anche nel Belpaese, dove sprechi, corruzione e pressione fiscale insostenibile (con conseguente aumento dell’evasione e contrazione del gettito) hanno fatto della nostra economia una delle più indebitate al mondo. E’ illusorio credere che l’Italia possa seguire l’esempio argentino, oggi, con l’eurozona impegnata a combattere la crisi del debito sovrano e i conti pubblici italiani sul banco degli imputati.

C’è poi un problema che ho involontariamente anticipato scrivendo di arbitrarietà. Sappiamo infatti che a Buenos Aires sono state presentate svariate candidature ma che solo alcune di queste sono state accolte dall’amministrazione cittadina. In base a quale criterio? E’ difficile farsi un’idea chiara su un concetto definito nel tempo (20 anni) ma vago nella sostanza (l’essersi dedicati alla literary creation), così come non si può valutare in maniera univoca a quanto ammonti la “ricchezza sociale” prodotta da questo o da quell’altro autore. Come e quando uno scrittore produce ricchezza sociale? Quando per partigianeria o campanilismo promuove il proprio Paese attraverso i suoi scritti? Quando vende milioni di copie all’estero? Quando riesce ad aggiudicarsi un sufficiente numero di premi e riconoscimenti internazionali, contribuendo a diffondere il nome del proprio Paese nel mondo? Oppure quando lecca i piedi ai propri governanti, giurando di scrivere soltanto testi volti a intrattenere i cittadini, offrendo così un vacuo divertissement? Quando l’autore ha la tessera del primo partito di governo o quando si interessa di problemi sociali, impegnandosi in prima persona per rendere migliore la sua terra? Con romanzi di fedele ambientazione storica oppure interessanti e approfonditi saggi sulla tradizione linguistica nazionale? In Italia è ricchezza sociale quella prodotta da Piero Angela o Margherita Hack? Quella prodotta da Domenico Starnone, Aldo Busi o Ernesto Ferrero? La discrezionalità tende a infinito; il passo dalla pensione all’elargizione di prebende è invece infinitesimale. Nulla di nuovo, in realtà: abbiamo dimenticato i fondi destinati a quei film che, in maniera del tutto arbitraria, vengono reputati di interesse nazionale e culturale? A Marta Traverso, che scrive di pregevoli penne finite, loro malgrado, in malora, ricordo invece che in Italia c’è già una legge che prevede l’assegnazione di «un assegno straordinario vitalizio a favore dei cittadini italiani, di chiara fama […] a fini sociali, filantropici e umanitari e che versino in stato di particolare necessità». Si tratta della cosiddetta Legge Bacchelli, che comunque non rappresenta una fortunata eccezione quanto a discrezionalità, anzi – ambiguissima – è tornata sulla bocca di tutti qualche mese fa.

Per concludere: il mestiere dello scrittore è paragonabile a quello di un operaio, un impiegato, un funzionario statale? Per nulla, lo scrittore di professione è un imprenditore, un imprenditore di se stesso che trae guadagno dalle sue idee. In quanto tale il suo lavoro è tutelato dal diritto d’autore e si accolla il rischio imprenditoriale di quello che produce, tant’è che, come scriveva Borges, «il lavoro creativo è sospeso tra la memoria e l’oblio». Chi vuole vivere della propria scrittura deve cercare lettori, non mecenati. Chi invece preferisce passare alla storia come l’autore che ha sacrificato ricchezza e popolarità per scrivere cose pregevolissime, raffinate oltre ogni umana idea, ma ignorate dai più perché fuori dalle logiche del mercato, è libero di fare come meglio crede, ma a spese sue. Non si aspetti di essere mantenuto dallo Stato. Per questo genere di cose, semmai, ci sono le onorificenze.

* pochi rispetto allo spropositato numero di volenterosi che scrivono nella speranza che il loro lavoro venga pubblicato, ma quei pochi restano un’enormità se rapportati all’effettivo numero di lettori in Italia



18 commenti

  1. Nadia

    unread writers..publish in Russia, we will read :P

  2. Manfredi Pomar

    Who are you talking about?

  3. Nadia

    No i mean, you say not too much ppl. read here in Italy, i am reffering to this

  4. Manfredi Pomar

    I was still sleeping :P
    If you remember a conversation we had about that, I think it should be better to write in english and look for a publisher in U.S., where there’s a larger market (more readers, more publishers, more possibilities). The only problem: the majority of italian writers is unable to write a great novel or essay in a foreign language. Not to be considered arrogant, I could include myself as well.

  5. Nadia

    hehe, sleepy guy :*
    btw, really, why don’t you try yourself to write in english, i told you, for example as freelance with some US newspapers? i think you have all chances!!!

  6. Manfredi Pomar

    I don’t feel that confident writing in english…
    But who knows… :P

  7. Nadia

    just tryyyyyyy! ;) i trust in you ;)

  8. Manfredi Pomar

    It’s a waste of intellectual energy :D
    Till there’s no real need of that it’s useless and “to me, there’s only one form of human depravity-the man without a purpose” :P

  9. Nadia

    well, you could develop some real work from it in time… ;) But ok, surely you know better your needs :P

  10. Manfredi Pomar

    At the moment the most important need is… To run away from this country! :D

  11. Nadia

    hehehe, thumbs up, work in progress ;) if only some ppl. weren’t taking time and at least replying to me smth…. grrrr :D

  12. Manfredi Pomar

    Your fault, you weren’t that convincing… :P

  13. Nadia

    not true, i am extreeeeeemely convincing :P it is probably just that smb. is enjoying great weather outside or smth. like that and being lazyyyyy instead of working “for the good of ppl.” :P

  14. Manfredi Pomar

    Somebody like me, then!
    Greetings from sunny Palermo :P

  15. Nadia

    hehehe ;)

  16. Mark

    ottimo intervento!!!
    hai ragione da vendere!
    però ti faccio una domanda… scrivi che non si tratta di agevolare chi ha talento nella scrittura ma di “avvicinare nuovi lettori al consumo editoriale”… quindi secondo te è questo il compito che tocca allo Stato?

  17. Manfredi Pomar

    Assolutamente no! Intendevo dire che se in Italia gli scrittori non arrivano a fine mese non è perché lo Stato non li aiuta ma perché i lettori sono pochi e i guadagni ridotti (anche perché distribuiti in maniera bizzarra tra autore, editore, tipografia, distributore e punto vendita… ma non voglio andare offtopic). Ma il cambiamento culturale di cui ho scritto non deve avvenire dall’alto, per volontà dello Stato.
    Lo Stato non può imporre ai cittadini nuove abitudini, neanche se si tratta di un fine nobile come l’incoraggiamento alla lettura. E perché mai un governo dovrebbe suggerire di guardare meno tv e leggere di più, di spegnere la radio e aprire un libro? Posto che non avrebbe alcun interesse a farlo per ragioni ovvie… Sarebbe gravissimo se l’incentivo alla lettura diventasse prerogativa dello Stato. Per prima cosa sarebbe ingiusto nei confronti di chi opera settori diversi dall’editoria. Inoltre lo Stato prova già a favorire la pratica della lettura (pensiamo alle scuole, dove ogni anno milioni di studenti vengono obbligati a leggere I promessi sposi) e sappiamo con quali risultati… Per non parlare delle ingenti spese che lo Stato si sobbarca per la gestione delle biblioteche, patrimonio di indubbio valore che però viene quotidianamente snobbato dai cittadini, e per tenere in vita case editrici perennemente in perdita (con sovvenzioni che di certo non stimolano il rigore nei conti)! Se oggi il mercato editoriale italiano presenta un doppio monopolio nella filiera (gruppi editoriali + reti di distribuzione… Che tra l’altro fanno quasi sempre capo agli stessi 2-3 attori!) lo dobbiamo all’intervento dello Stato, che negli anni ha solo alimentato distorsioni col suo intervento.
    La lettura, come pratica, non può essere imposta dall’alto, l’incoraggiamento deve essere un movimento spontaneo, magari suggerito da quanti operano nel settore (autori, editori, critica, ecc.): sono loro che devono restituire credibilità al testo scritto (cartaceo o elettronico, poco cambia), non lo Stato. Guardando le cose da questo punto di vista è innegabile che produce miglior risultati una rivista come Finzioni, che sicuramente contribuisce ad avvicinare alla lettura nuovi lettori, anziché uno spot statale a sostegno della lettura o non so quale altra attività governativa a sostegno della lettura.

  18. Mark

    Quello che volevo sentire! ;-)

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