Paolo Barnard e la dietrologia antieuropeista
Internet è un mezzo meraviglioso – libero, democratico – ma la storia insegna che tutte le grandi invenzioni, quando vengono usate male, possono nascondere gravi insidie. Internet non fa eccezione.
Ho ascoltato con molto interesse le argomentazioni di Paolo Barnard sul Trattato di Lisbona – i video li trovate qui – ma trovo infondate le ragioni di un simile allarmismo, degno delle più oziose teorie del complotto. Siccome la gente è solita aderire in modo acritico a certe teorie (soprattutto in Italia, patria della dietrologia) trovo doveroso affrontare l’argomento sul mio blog.

Mi pare eccessivo parlare di un colpo di Stato in Europa. Il Trattato di Lisbona è stato sottoscritto da tutte le massime cariche degli Stati membri: si può essere al contempo organizzatori e vittime di un golpe? Inoltre le regole sovranazionali preesistevano al Trattato di Lisbona, che è un trattato di riforma. Barnard si è accorto solo ora della funzione sovranazionale dell’UE? «Le costituzioni nazionali sono sottomesse» dice lui, ed in effetti il processo di integrazione comunitaria comporta sicuramente una rinuncia in termini di sovranità, ma è proprio la nostra Costituzione, all’articolo 11, ad autorizzare deroghe all’operatività dell’articolo 1 con lo scopo di promuovere e favorire le organizzazioni internazionali. Per carità, criticare è lecito e nulla impedisce a Barnard di rivendicare la sovranità perduta – così come del resto già fanno tutti gli euroscettici d’Europa – ma da qui a dire che la Costituzione è sottomessa quando è la Costituzione stessa ad ammettere deroghe ce ne passa! Non è vero poi che in Italia non si è parlato del Trattato di Lisbona: i principali quotidiani nazionali hanno dato notizia della bocciatura della Costituzione Europea e dell’approvazione del nuovo trattato; sarebbe invece il caso di dire che la stragrande maggioranza dei cittadini ha deliberatamente ignorato queste notizie, ma è noto che l’italiano medio non nutra un particolare interesse per la politica comunitaria.
Venendo invece alla «storia pregressa» d’Europa proposta da Barnard, devo ammettere di trovarla lacunosa, approssimativa. Senza volerne ripercorrere tutte le tappe, mi trovo costretto a ricordare almeno tre cose. Primo, non è vero che il Trattato di Roma ebbe un ruolo esclusivamente economico (a Roma venne anche istituito l’Euratom, per promuovere uno sviluppo pacifico dell’energia nucleare e la collaborazione tra Stati per la ricerca). Secondo, non è corretto sostenere che in Europa nacque un’alleanza politica solo nel ’67 dal momento che già nel 1948 era nata un’organizzazione per la cooperazione politica (Unione Europea Occidentale) e nei primi anni Cinquanta si stava cercando di realizzare un’alleanza politica e militare (il CED). Terzo, il sogno degli Stati Uniti d’Europa non è nato con il Trattato di Maastricht: già nell’Ottocento la costituzione degli Stati Uniti d’Europa era il grande sogno dei più fini letterati europei (in Italia ne scriveva già Mazzini). Si può dire semmai che con Maastricht il progetto ha assunto contorni più definiti (i famosi tre pilastri: mercato comune, politica estera, collaborazione sovranazionale nella lotta alla criminalità). Abbiamo sempre saputo quali fossero gli obiettivi dell’UE, Barnard però sembra essersene accorto solo ora.
Le critiche che muove il giornalista poi sono assolutamente pretestuose. Barnard definisce «un errore» la trasparenza con cui si è portato avanti il processo di creazione della Costituzione Europea, ma se così non fosse stato avrebbe senza dubbio parlato di poteri occulti e complotti vari. Banalmente retorico invece il commento sul referendum irlandese: Barnard prima elogia il fatto che sia stato indetto (come previsto dalla loro Costituzione), poi, non apprezzandone l’esito, accusa i cittadini irlandesi di essere stati costretti a dire sì «dopo una serie immensa di pressioni e di ricatti, e di pagamenti, di mazzette, pagate allo Stato e alle banche irlandesi».
Sulle questioni sociali glisso – ognuno è libero di avere le sue convinzioni personali – ma il divieto di sciopero nel caso di interruzione di servizio è già previsto dalla legislazione italiana, indipendentemente da qualsiasi trattato europeo. Infine l’introduzione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nel corpo del trattato allontana ogni preoccupazione possibile sul piano umano.
I veri problemi dell’Unione Europea sono altri e riguardano alcune incongruenze di fondo che potrebbero metterne a dura prova l’esistenza in futuro. Peccato che Barnard abbia parlato di tutto, tranne che dei reali aspetti problematici connessi al processo di integrazione europea…






01 novembre 2009 - 12:19
Caro collega
ho letto questo tuo ultimo articolo, espresso – come e’ nel tuo stile – con rigore e chiarezza. E’ un piacere leggerti. Buona domenica Manfredi.
Enza
01 novembre 2009 - 16:01
Carissima Enza,
è un piacere vedere che passi a leggermi anche qui. Grazie mille per i complimenti: come sai, ho avuto una buona maestra :)
Buona domenica anche a te!
04 novembre 2009 - 00:44
Il nostro costituzionalista…! :D
04 novembre 2009 - 01:16
Per difendere o anche per muovere eventuali critiche è necessario innanzi tutto conoscere, il più a fondo possibile… Sono certo che converrai con me :)