In Sicilia, dove sono nato e cresciuto, il tempo sembra essersi fermato. A volte – non lo nascondo – mi pare quasi un pregio, questa lentezza nel recepire le istanze della nostra epoca. In realtà però si tratta di un limite evidente, perché il progresso continua la sua corsa e non aspetta la Sicilia. Fortunatamente ci sono anche realtà che, nel tempo, confermano il loro valore, l’Orchestra Sinfonica Siciliana è senza dubbio tra queste.
Durante il soggiorno nella mia terra natale mi sono concesso il lusso di assistere ad entrambe le esecuzioni di uno stesso concerto. Certo, “A fairytale poem”, la composizione scritta nel 1971 da Sofia Gubaidulina, meritava un secondo ascolto, così come i canti dell’addio (“Abschiedslieder”) di Korngold, autore che già apprezzavo per l’opera “Die tote Stadt” e per l’unica sinfonia composta, ma, a essere onesto, è stata la Settima di Bruckner a spingermi verso questo doppio appuntamento. A dirigerla c’era Ralf Weikert, che ha cominciato gli studi proprio a Linz, città cara al compositore austriaco.
La Settima, pur non rientrando tra le mie composizioni preferite, è – assieme alla Romantica – la più famosa sinfonia di Bruckner. Luchino Visconti, per esempio, se ne servì per la colonna sonora di “Senso”. Ciononostante in Italia la maggior parte della gente ignora l’esistenza del povero Bruckner e chi lo conosce spesso si ostina a prendersi gioco della sua musica. «E’ tronfio», dicono. Bestialità – potrebbe dirsi solenne tutt’al più – ma ormai neanche mi curo di certi stupidi commenti, anzi, confermano la teoria secondo cui la musica di Bruckner non è per poveri di spirito (in senso laico). Aveva ragione Elfriede Jelinek. «Disprezzare Bruckner è una follia di gioventù a cui molti si sono lasciati andare».











