Manfredi Pomar

libero pensiero in libero mercato

Io sto con Giorgio!

di Manfredi Pomar | 2 aprile 2014 | nessun commento

Questo post, ve lo dico subito, è una marchetta. In genere non mi presto a certe cose (a meno che non si tratti di Bruckner), è notorio, ma questa rarissima eccezione è supportata da due valide ragioni. Innanzi tutto la storia che intendo raccontarvi è una storia di successo: fa bene allo spirito, soprattutto in un Paese come l’Italia, che continua a flirtare pericolosamente con lo spettro del commissariamento. In secondo luogo conosco da tempo immemore il protagonista della vicenda e so quanto questa, per lui, rappresenti il coronamento di un sogno. Mi sembrava giusto tesserne le lodi.

Il protagonista della storia si chiama Giorgio Ponte ed è l’autore di un romanzo umoristico – Io sto con Marta! – che, dopo aver scalato le classifiche dei principali store online, verrà ora pubblicato in formato cartaceo da Mondadori. Capite bene che per un autore esordiente che ha avuto il coraggio di scommettere sul self-publishing non si tratta certo di un risultato scontato o di poco conto.

io sto con marta, Giorgio ponte, ebook, download, mondadori, self-publishing

Breve parentesi. In un Paese come l’Italia, dove tutti scrivono e nessuno legge, esiste il rischio che qualcuno possa farsi strane illusioni venendo a sapere di storie come quella di Giorgio. E allora badate: mi guardo bene dal vendervi il self-publishing come la panacea di tutti i mali dell’editoria o dal sostenere che la storia di Giorgio suggerisce che c’è speranza per chiunque nutra velleità creative. Al contrario. La sua storia dimostra soltanto che Giorgio è un ragazzo in gamba e che esiste ancora un barlume di considerazione per il merito individuale in Italia, ma se “Io sto con Marta!”, nel suo genere, fosse stato un libraccio mal scritto, non se lo sarebbe filato nessuno, con o senza self-publishing.

Ma veniamo al romanzo. Per onestà intellettuale devo ammettere che, se non conoscessi personalmente l’autore, non avrei mai letto l’ebook in questione. Ve lo immaginate un amante del black humour più crudo con un romanzo della Kinsella tra le mani? Ecco. Ciononostante non mi pento della scelta. “Io sto con Marta!” è un romanzo ben scritto, scorrevole; forse iperbolico e stucchevole in alcuni passaggi, ma è innegabile che si tratti di una lettura gradevole, divertente. Inoltre, conoscendo l’autore, posso affermare in tutta sicurezza che la storia della protagonista presenti fortissime connotazioni autobiografiche: questo spiega come mai “Io sto con Marta!”, anche nel suo essere così esplicitamente inverosimile, conservi sempre una certa dose di (iper)realismo. In fin dei conti la storia di Marta è la storia di Giorgio e viceversa: c’è l’arrivo a Milano dal profondo sud, c’è l’esperienza del precariato, ci sono la fede e la rivalsa. Tutte cose che fanno o hanno fatto parte del vissuto personale dell’autore, che nel suo romanzo però mette tutto in bocca a una donna (scelta coraggiosa e riuscitissima: pochi uomini hanno la sensibilità per dar voce a un personaggio femminile facendolo rimanere credibile). Certo, qualcuno obietterà che il talento dello scrittore si vede soprattutto nella capacità di raccontare storie originali, inedite, non riconducibili al proprio bagaglio personale, ma date a Giorgio il tempo di godersi questo primo, meritato successo.
Il resto verrà da sé.

Il pasticciaccio brutto di via XX Settembre, la ritenuta del 20% sui bonifici esteri

di Manfredi Pomar | 20 febbraio 2014 | nessun commento

Infine il Tesoro, dopo neanche venti giorni dalla sua introduzione, ha sospeso l’assurda ritenuta del 20% sui bonifici esteri su cui mi ero espresso senza mezzi termini qui. Com’era lecito aspettarsi, nessuno ha avuto la decenza di metterci la faccia né si è scusato pubblicamente per questo pasticciaccio brutto. Anzi, la comunicazione della sospensione è arrivata con una fredda nota di via XX settembre nella quale si è anche avuto modo di precisare che solo «L’evoluzione del contesto internazionale in materia di contrasto all’evasione fiscale cross-border, […] fa ritenere ormai superata la disposizione che ha introdotto la predetta ritenuta alla fonte». Un po’ come dire: mica perché sbagliata o indecente! Ammettere gli errori mai, eh? Ah, già, dimenticavo

Piccola parentesi. A rimediare una figura barbina, non solo il Tesoro e l’Agenzia delle Entrate. Il Movimento 5 Stelle è riuscito a fare di peggio. Contro la trattenuta era infatti stato pubblicato un post sul sito del Signore e Padrone del Partito, Beppe Grillo. Nel post in questione si parlava di pizzo e politici tafazziani – tutto perfetto, se solo il Movimento 5 Stelle non avesse votato compatto a favore dell’introduzione del controverso balzello! Insomma, gli schizofrenici cittadini del M5S si indignano per norme che loro stessi hanno voluto e votato. Compreso l’errore, i grillini, anziché presentarsi presso la più vicina struttura psichiatrica, hanno attinto alla solita, noiosissima retorica sull’evasione per giustificare l’operato dei loro deputati.

tafazzi, Beppe Grillo, movimento 5 stelle, m5s, PD, bonifico, Agenzia delle Entrate,

L’argomentazione è debole, almeno per due ragioni. Innanzi tutto occorre ricordare che lo scorso anno è stato approvato il provvedimento che permette al fisco di incrociare i dati sui conti correnti con le dichiarazioni dei redditi, pertanto lo Stato già gode di tutto lo spazio d’azione possibile per individuare movimenti di denaro sospetti. Il balzello sui bonifici provenienti dall’estero non avrebbe cambiato nulla ai fini della lotta all’evasione, mentre si sarebbe certamente prefigurato come un ottimo esempio di appropriazione indebita di ricchezza privata. Inoltre solo un idiota verserebbe capitali evasi o proventi di attività illecite su un conto corrente italiano (per la stessa ragione anche il provvedimento introdotto dal decreto Salva Italia sulla trasparenza dei conti correnti poteva già considerarsi inutile oltre che lesivo dei diritti e della privacy del cittadino).
Resta quindi il sospetto che il nuovo balzello fosse stato introdotto con ben altro intento: batter cassa. Se infatti è vero che sarebbe comunque stato possibile contestare la trattenuta, è altrettanto vero che a quel punto lo Stato si sarebbe riservato il diritto di decidere se, come e quando restituire quanto sottratto in maniera preventiva. Ed è noto che lo Stato sia incredibilmente celere nel sequestrare; assai poco puntuale nel restituire.
Ma poi nell’Unione Europea non vigeva la libera circolazione di capitali?

In un Paese civile non si taglieggiano i cittadini – tutti, indistintamente – per poi obbligarli a dimostrare la liceità delle proprie operazioni, ma in Italia, che di civile ormai ha ben poco e non può più essere considerata né una piena democrazia né tantomeno uno Stato di diritto in linea con la tradizione occidentale, si è verificato un radicale rovesciamento di prospettiva: il latrocinio di Stato è legalizzato; il cittadino è colpevole fino a prova contraria.

Addavenì Buffone: Matteo Renzi verso la Presidenza del Consiglio

di Manfredi Pomar | 16 febbraio 2014 | 3 commenti

A quanto pare a breve ci ritroveremo Matteo Renzi Premier. La sorprendente, rapidissima ascesa del sindaco di Firenze non mi entusiasma granché (sul personaggio mi sono già espresso a chiare lettere qui e qui), ciò che mi interessa sottolineare in questa circostanza è altro.

Punto primo: la scelta di conferire a Renzi l’incarico per formare il nuovo governo senza passare dalle urne minerà in maniera definitiva il rapporto tra elettorato e istituzioni e diventerà terreno fertile per le forze politiche più radicali e populiste. Se Monti doveva rappresentare l’eccezione e su Letta si poteva lasciar correre visto lo stato di necessità, più difficile diventa giustificare questo terzo passaggio di consegne deciso dall’alto e non avallato dal voto. In Italia l’eccezione è ora la regola e, per quanto ciò possa essere in certa misura comprensibile (si sarebbe comunque tornati al voto con la vecchia legge elettorale, visto che non si è riusciti a cambiarla nell’ultimo anno), prenderà piede l’idea che in Italia il mandato popolare sia un optional; le elezioni una formalità di cui è possibile fare a meno. Gravissima, poi, l’ingenuità del Partito Democratico, che, piazzando Renzi alla Presidenza del Consiglio senza passare dal voto, di fatto preferisce “bruciare” il suo astro nascente proprio quando, finalmente, avrebbe potuto contare su un candidato in grado di ottenere largo consenso. Ma forse era proprio questo l’obiettivo della vecchia guardia del PD.

Punto secondo: nella sostanza non cambia nulla, a meno che non siate così ingenui da credere che sostituendo Bray con Baricco e Zanonato con Guerra l’Italia possa trasformarsi tutto d’un colpo nella tigre del sud Europa… Il Pil italiano, col suo misero +0,1% nel quarto trimestre 2013 (stima che potrebbe anche essere corretta al ribasso nei prossimi mesi), ci riporta subito alla realtà. Pensate che la disastrata economia portoghese ha fatto registrare un +0,5% nello stesso periodo – che sia stato il mio arrivo a Lisbona? Scherzi a parte, indipendentemente dalla squadra che metterà insieme, Renzi ha poche chance di riuscire laddove hanno fallito Monti e Letta, che a differenza del sindaco di Firenze parlavano meno ma con un briciolo di cognizione in più. Renzi invece è il tipico istrione toscano che vuole a tutti i costi apparire simpatico, il punto è che se a straparlare è Benigni va bene – è un comico – ma se lo fa uno che ambisce a diventare Premier? Renzi promette riforme (dio solo sa quali), assicura che durerà fino al 2018 (segnatevela) ed è convinto che l’UE gli lascerà sforare il tetto del 3% (è una regola vecchia, e io so’ tanto gggiovane!). Corre voce che gli ex compagni di liceo lo chiamassero Bomba perché le sparava grosse. Il vizietto sembra essergli rimasto.

Punto terzo: Renzi è comunque destinato al fallimento, per le ragioni più volte esposte su queste pagine. Se anche avesse un progetto degno di questo nome, se anche avesse delineato una chiara strategia economica e disponesse degli uomini giusti per realizzarla, non riuscirebbe comunque nell’intento e questo perché, ai problemi di natura economica, se ne aggiunge un altro, ben più difficile da risolvere: quello culturale. Già, perché il vero, secolare problema d’Italia sono e restano gli italiani – certo, non tutti, ma una larga parte, c’è poco da fare. Produzione, competitività, fisco: di certe cose è più facile discutere, ma come si può credere di cambiare un Paese la cui cultura nazionale è interamente fondata sul provincialismo (ovvero sull’interesse locale / personale) e sul corporativismo? Qualsiasi governo in Italia è destinato a scontrarsi contro quella trama di interessi che, da nord a sud, isole comprese, aggroviglia l’intero Paese e lo tiene immobile. In Italia ognuno ha il suo piccolo orticello da difendere: quando qualcuno osa mettere in discussione i privilegi maturati, viene meno il supporto di questa o quella consorteria, chi è al governo viene obbligato alle dimissioni e non resta che rimescolare le carte. Fino alla successiva crisi di governo. Si tratta insomma di due dei tre pilastri di cui scriveva l’ottimo Ernesto Galli della Loggia un paio d’anni fa. Il terzo pilastro – la demagogia – è strumentale, serve a garantire il ricambio politico. Ieri Berlusconi, oggi Renzi, domani Grillo o ancora Berlusconi. Vince chi promette l’impossibile, così il popolo è felice e ha un nuovo mito in cui credere. Quando l’affabulatore di turno, tornato alla realtà, si vedrà poi costretto a toccare gli interessi di qualcuno, il popolo mostrerà di nuovo il pollice verso, in un gioco che di divertente non ha nulla ma che per oscure ragioni viene ripetuto alla nausea. Adesso non resta che godersi la parabola di Renzi, ma ricordate: più repentina è l’ascesa, più violenta la caduta.

Matteo Renzi, Presidente del Consiglio, Premier, Italia

Riposa in pace, Maestro

di Manfredi Pomar | 20 gennaio 2014 | nessun commento

O glaube, mein Herz, o glaube:
Es geht dir nichts verloren!
Dein ist, ja dein, was du gesehnt!
Dein, was du geliebt, was du gestritten!
O glaube, Du wardst nicht umsonst geboren!
Hast nicht umsonst gelebt, gelitten!
Was entstanden ist, das muß vergehen!
Was vergangen, auferstehen!
Hör’ auf zu beben! Bereite dich zu leben!


You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video
 

PS: con l’occasione ripropongo anche questo vecchio mio post. Purtroppo del progetto a cui facevo riferimento alla fine non se ne fece nulla… L’Italia non si smentisce mai.

Fenomenologia di Matteo Renzi, ossia l’illusione dell’Uomo della Provvidenza

di Manfredi Pomar | 17 gennaio 2014 | 2 commenti

Oggi in Italia sono tutti renziani. Persino Vendola. In un Paese che ha creduto per vent’anni a Berlusconi non è poi così assurdo che si possa vedere in un uomo come Matteo Renzi il nuovo (ennesimo) Uomo della Provvidenza. E’ una storia di cui conosciamo fin troppo bene il finale - amaro, deludente – ma in cui tutti vogliono credere, eccezion fatta per il sottoscritto e qualche altro sfigato a cui non interessa fare il radical chic. Ma attenzione, la mia posizione va oltre l’antipatia personale che, a pelle, mi ispira il personaggio finto-gggiovane, finto-simpatico, finto-e-basta che Renzi si è costruito nel tempo.

Il mio scetticismo deriva innanzi tutto dall’esperienza di Renzi come amministratore della cosa pubblica. In una recente intervista rilasciata al Corsera il buffo personaggio tuonava sicuro: «se uno mi chiede cosa ho fatto da sindaco so cosa rispondere». Il problema è che anche i suoi concittadini saprebbero bene cosa replicare… Già, perché la città di Firenze, da quando è sindaco il nuovo segretario del PD, è peggiorata sotto ogni punto di vista. Lo confermano le varie classifiche sulla qualità della vita: non premia Firenze lo studio di ItaliaOggi-Universita’ La Sapienza mentre l’ultima classifica del Sole 24 Ore colloca la Provincia al 28esimo posto per tenore di vita. Risultati ridicoli per l’ottava città italiana per popolazione - fiore all’occhiello del turismo italiano - e una delle aree più ricche del centro-nord. Non è dato sapere quanto sia imputabile a Matteo Renzi - alla Provincia prima, al Comune poi – ma, certo, quella condanna in primo grado per danno erariale qualcosa suggerisce. E qualora i “successi” personali non bastassero, ulteriori conferme arrivano dalle sue frequentazioni, come quella con Davide Faraone, compagno di “rottamazione” già ai tempi della Leopolda e oggi alla segreteria nazionale del partito. Faraone, a cui in tempi non sospetti già rimproveravo il doppio incarico, oggi si vede indagato per le spese pazze di quello scempio che è la Regione Sicilia. Il nuovo che avanza, i rottamatori… A questo punto una domanda è lecita: era forse l’erario che volevano rottamare?

Peraltro, anche a livello concettuale, la definizione che si sono dati questi prodigiosi innovatori (si coglie l’ironia?) è senza capo né coda. Per rottamare servono idee, proposte nuove. Non si può rottamare un partito sostituendo l’esistente con il nulla cosmico, puntando soltanto sul dato anagrafico. Anche per questa ragione Renzi è un fallimento annunciato: si definisce rottamatore ma di fatto non si fa portatore di nuove idee. Il ricorso al termine “rottamazione” è un becero espediente di marketing politico, ma, andando alle cose concrete, la parola non viene declinata in alcun modo, è stata svuotata del suo significato. Renzi, infatti, non ha un vero piano politico, un progetto coerente, ma solo una manciata di singole proposte, disordinate, sconnesse, inserite in agenda su richiesta oggi di questo, domani di quell’altro spin doctor. E il dramma è che non è neanche un mistero! In principio era il programma delle primarie 2012; poi c’è stata la fase-Gutgeld; ora si dice che la linea renziana sia dettata personalmente da Davide Serra, finanziere italiano ben introdotto nella City.

Centrale nel programma (riveduto e corretto) di Renzi è il discorso sulle rendite finanziarie: «Sono tassate al 20%, il lavoro praticamente al 50» ricorda il segretario del PD «riequilibriamo? Bene: quando, come e chi. Cose concrete». L’idea è suggerita proprio da Serra, secondo cui per rimettere in sesto l’Italia sarebbe sufficiente – perdonategli l’ingenuità - recuperare 3-4 punti di Pil dall’evasione fiscale e 1-2 punti dai profitti sulle attività finanziarie, la cui tassazione dovrebbe passare dal 20 al 30 per cento. Ragazzi, questa sì che è avanguardia! Se non fosse che la sinistra italiana vive di retorica sull’evasione da svariati decenni (la Gabanelli è riuscita persino a proporre l’abolizione del contante, vale la pena ricordarlo) e che il discorso sulle rendite finanziarie, oltre a essere una pregevolissima idiozia (le ragioni le ho già esposte a più riprese su queste pagine), viene suggerita un giorno sì e l’altro pure da Francesco Boccia da più di un anno a questa parte, ci sarebbe davvero da lodare il tempismo e soprattutto l’originalità delle proposte di Renzi e compagni!

Passerà del tempo prima che la maggioranza degli italiani comprenda che al Paese serve un progetto sensato, non un Salvatore della Patria. Nell’attesa godiamoci il prossimo flop e l’intero suo repertorio di fogli Excel e Terence Hill. Prima o poi qualcuno servirà il conto. Solo che a quel punto sarà la troika a dire: «Riequilibriamo? Bene: quando e come lo diciamo noi, ma non abbiate timore: saranno solo cose concrete…»

Davide Faraone, Davide Serra, Firenze, Francesco Boccia, Matteo Renzi, PD, Regione Sicilia, rendite finanziarie, risparmio, Sicilia, Silvio Berlusconi, Toscana, troika

post più vecchi »


  • Amarcord