mar 7

In Sicilia, dove sono nato e cresciuto, il tempo sembra essersi fermato. A volte – non lo nascondo – mi pare quasi un pregio, questa lentezza nel recepire le istanze della nostra epoca. In realtà però si tratta di un limite evidente, perché il progresso continua la sua corsa e non aspetta la Sicilia. Fortunatamente ci sono anche realtà che, nel tempo, confermano il loro valore, l’Orchestra Sinfonica Siciliana è senza dubbio tra queste.

Durante il soggiorno nella mia terra natale mi sono concesso il lusso di assistere ad entrambe le esecuzioni di uno stesso concerto. Certo, “A fairytale poem”, la composizione scritta nel 1971 da Sofia Gubaidulina, meritava un secondo ascolto, così come i canti dell’addio (“Abschiedslieder”) di Korngold, autore che già apprezzavo per l’opera “Die tote Stadt” e per l’unica sinfonia composta, ma,  a essere onesto, è stata la Settima di Bruckner a spingermi verso questo doppio appuntamento. A dirigerla c’era Ralf Weikert, che ha cominciato gli studi proprio a Linz, città cara al compositore austriaco.

La Settima, pur non rientrando tra le mie composizioni preferite, è – assieme alla Romantica – la più famosa sinfonia di Bruckner. Luchino Visconti, per esempio, se ne servì per la colonna sonora di “Senso”. Ciononostante in Italia la maggior parte della gente ignora l’esistenza del povero Bruckner e chi lo conosce spesso si ostina a prendersi gioco della sua musica. «E’ tronfio», dicono. Bestialità – potrebbe dirsi solenne tutt’al più – ma ormai neanche mi curo di certi stupidi commenti, anzi, confermano la teoria secondo cui la musica di Bruckner non è per poveri di spirito (in senso laico). Aveva ragione Elfriede Jelinek. «Disprezzare Bruckner è una follia di gioventù a cui molti si sono lasciati andare».

mar 3

La Sere non riesce a liberarsi delle parole dell’Attilio per la sua Ninetta. Allora le faccio il verso - come sono dispettoso - e propongo sul mio blog un diverso modo d’amare. Un gioco speculare: visto che la Sere prende in prestito le parole di un uomo, io userò quelle di una donna. Una donna che conosceva bene il significato della parola “abnegazione” (altri tempi, infatti quelli che seguono sono versi scritti nel lontano 1937).


«Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.

Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo -
ma se ti penso all’addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.

Quando balena il cielo di settembre
e pare un’arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore;
Che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.

Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.»

(Antonia Pozzi, Voce di donna)

feb 27

Oggi dedico un breve video ai visitatori del blog. Un ringraziamento?
Macché, il video in questione è pessimo, avete il diritto di sentirvi offesi!

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Dilettanti allo sbaraglio. Del resto se può permettersi questo lusso il testimonial delle olive…  Almeno  io posso contare su alcune attenuanti:

  1. non ho la faccia tosta di presentarmi a Sanremo
  2. oltre a canticchiare, strimpello (avendo ripreso da poco sono ulteriormente giustificato)
  3. il pezzo, in inglese, non lo ricordo bene a memoria
  4. in ogni caso, avendo filmato tutto in piena notte, ero di fatto costretto a biascicare le parole
  5. che oltretutto sono di Elvis, mica canto una canzonetta qualsiasi io!

Ecco, il Re del Rock and Roll è l’unico sovrano che avrei tollerato.

feb 24

Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, pseudo-liberale, oggi Ministro della Giustizia in Germania, qualche tempo fa aveva paragonato Google a Microsoft. Stavolta invece, assieme a Ilse Aigner (cristianosocialista), ha preso di mira uno dei suoi servizi, Street View. La solita lagna sulla riservatezza… Ha ragione Boggero nel ricordare che il governo tedesco si preoccupa tanto della tutela della privacy quando negli ultimi anni ha approvato numerose leggi che la violano sistematicamente…

Secondo me non ha senso temere Street View. Le targhe delle auto vengono offuscate, i volti dei passanti pure. Ogni tanto qualche dettaglio sfugge all’occhio vigile dei gestori, ma basta inviare la segnalazione e Big G risolve subito il problema, offuscando o eliminando il fotogramma incriminato. I fedifraghi non hanno di che preoccuparsi.

La verità è che veniamo costantemente filmati da una sfilza di telecamere (ai bancomat, agli incroci, la videosorveglianza dei palazzi) ma attaccare Google è da ipocriti, perché almeno il colosso di Mountain View permette a tutti di vedere le immagini in questione e, all’occorrenza, di provvedere alla loro rimozione. Onesto e trasparente. Possiamo dire lo stesso dei mille altri obiettivi che ci riprendono? E se il dipendente che passa in rassegna le registrazioni del bancomat selezionasse di nascosto i fotogrammi con le scollature migliori? Poveraccio, ci sarebbe anche da capirlo, che lavoro triste!

Scherzi a parte, la privacy è da tutelare in altri contesti. Scatenare crociate per un corpo che viene casualmente fotografato mentre passeggia non ha nulla a che vedere con la tutela della privacy. E’ la tutela della paranoia, dell’idea più esasperata di pudore, del senso di inadeguatezza. E ora, scusate, corro all’ufficio postale. Tanto, con la nebbia che c’è oggi a Milano, chi volete che mi riprenda? :)

feb 21

«Il piccolo principe è tra i primi tre», di fronte a una simile notizia mi sono visto costretto a seguire le battute finali di Sanremo. La trovata avrà certamente garantito balzi di audience, peccato che gli ultimi minuti abbiano offerto uno spettacolo che definire orrendo sarebbe riduttivo. Antonella Credici, ribattezzata da alcuni Lady Lasagna, si è persino messa a cantare “Le tagliatelle di Nonna Pina” saltellando allegramente, per mettere in luce l’infinita grazia. Il palco del teatro Ariston come gli studi de “La prova del cuoco”. L’immagine di Paese irrimediabilmente trash è sotto gli occhi di tutti. E i finalisti? A contendersi la vittoria sono stati tre reality show, non tre canzoni: X Factor (Marco Mengoni), Amici (Valerio Scanu) e Ballando con le stelle (Emanuele Filiberto).

«Non perdo mai» cantava Mengoni. E infatti a vincere è stato Scanu. «A sorpresa» secondo la Clerici, quando invece tutti lo davano per vincitore; nel sondaggio del Corriere ancora prima del ripescaggio. Nonostante la vittoria mi chiedo quale sia il merito di Scanu, la canzone è dilettantismo allo stato puro. Le strofe seguono pedissequamente il pianoforte, come neanche le canzoncine dei bambini, e il ritornello? Non so chi abbia scritto il testo ma dovrebbe  vergognarsi: «a far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i LAGHI». L’Italia ha un nuovo Dante.

E poi lui, il nostro amato principe. Il più fischiato, eppure eccolo lì, non solo ripescato ma addirittura in finale, a rubare il posto a una Irene Grandi quasi in stile Shirley Manson o a una Malika Ayane che, nel suo pezzo, ha persino osato fare a meno della classica ripartizione strofa/ritornello. Troppo per una manifestazione nazional-popolare, troppo per un Paese dove ancora sopravvivono i nostalgici della monarchia.

A loro dedico questo post.

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